Ipertensione, una problematica da non tenere “sottogamba”

Parliamo con il  professor Alberto Alfonso Morganti – specialista in Cardiologia, Nefrologia, Medicina Interna presso la Casa di Cura La Madonnina che ci racconta dell’ipertensione: problema estremante attuale che colpisce circa il 30% della popolazione mondiale e il 50% degli anziani.

“Nello specifico, spiega il professore, una persona si definisce ipertesa se ha valori sanguigni superiori a 140/90mmHg per un periodo di tempo prolungato.

Circa l’85/90% delle persone ipertese hanno una predisposizione genetica a questa patologia e per questo risulta fondamentale che, chi ha entrambi i genitori affetti da ipertensione, a partire dai 50 anni, si sottoponga annualmente a controlli.

I rischi legati a questa problematica sono numerosi e spesso non è facile determinarne l’esistenza a causa dei sintomi molto vaghi”.

Esistono condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare l’ipertensione?

“Esistono condizioni che possono aumentare il rischio di diventare ipertesi. Fra questi il diabete, l’obesità, il fumo, l’utilizzo eccessivo del sale (tenendo conto anche di quello presente all’interno degli alimenti, in particolare di quelli con conservanti) e l’uso dei contraccettivi per un periodo prolungato di tempo”.

I farmaci prescritti permettono di curare questa patologia?

“L’ipertensione non può essere propriamente curata, come avviene per una semplice malattia influenzale. Tramite la terapia prescritta dallo specialista si è in grado di controllare lo stato pressorio che però inevitabilmente, tornerà ai livelli pre trattamento, non appena la terapia venga sospesa.

Con i farmaci oggi a disposizione, il controllo pressorio si potrebbe garantire all’incirca nel 90% dei pazienti. Purtroppo questo non accade perché molti di loro riducono, o talvolta sospendono, del tutto la terapia quando la pressione si normalizza”.

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