
Ernia del disco e mal di schiena: come riconoscerla e quando operare?
PUBBLICATO IL 10 MARZO 2026
L’ernia del disco è una delle condizioni più associate al mal di schiena, generando spesso preoccupazioni non sempre giustificate. In realtà, la maggior parte degli episodi di mal di schiena non è causata da un’ernia e, allo stesso tempo, non tutte le ernie del disco provocano sintomi o richiedono un intervento chirurgico.
Quindi, quando sospettare un’ernia del disco e quando operare? Ne parliamo con il Dott. Andrea Luca, chirurgo ortopedico dell’Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale diretta dal Prof. Roberto Bassani dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano.
Ernia del disco e mal di schiena: qual è il legame
Il mal di schiena (o lombalgia) è uno dei disturbi più frequenti nella popolazione, soprattutto in età avanzata, e rappresenta una delle principali cause di visita medica.
Spesso viene automaticamente associato alla presenza di un’ernia del disco, tuttavia le 2 condizioni non sono sempre correlate. Infatti, molti episodi di mal di schiena non sono causati da un’ernia e non sempre l’ernia del disco provoca dolore.
I sintomi dell’ernia del disco
"L’ernia del disco si caratterizza per sintomi più specifici rispetto alla lombalgia comune – spiega il dott. Luca - in particolare per l’irradiazione del dolore lungo un arto.
Il segnale più caratteristico è infatti la presenza di un dolore che corre lungo il braccio o la gamba. Questo suggerisce un coinvolgimento di una radice nervosa ed è molto più suggestivo di ernia rispetto al dolore localizzato alla schiena.
Inoltre, in base a come il dolore si distribuisce, possiamo già avere un’idea clinica della radice nervosa coinvolta, ancora prima degli esami diagnostici e strumentali".
L’ernia del disco provoca sempre dolore?
No, infatti un aspetto poco conosciuto è che l’ernia del disco può essere presente senza causare mal di schiena o altri sintomi. "Non sempre l’ernia è sintomatica – sottolinea il medico -. Il dolore dipende dall’entità dell’irritazione di natura meccanica o chimica a carico della radice nervosa”.
Può accadere che durante una fase acuta il dolore sia intenso, ma che con il tempo regredisca mentre l’ernia resta visibile alla risonanza magnetica senza dare disturbi. Questo significa che la presenza dell’ernia, da sola, non è sufficiente per decidere un trattamento: conta sempre il quadro clinico.
Chi è più colpito dall’ernia del disco
Contrariamente a quanto si pensa, l’ernia del disco non è esclusivamente una patologia dell’anziano. "Paradossalmente l’ernia può essere più frequente nei soggetti giovani (sotto i 40/50 anni), perché il disco mantiene una capacità espulsiva maggiore".
Può quindi comparire anche in età giovanile, mentre negli anziani prevalgono più spesso fenomeni degenerativi della colonna vertebrale.
Cosa fare in caso di mal di schiena con sospetta ernia del disco
Il primo passo non è la risonanza magnetica, ma una valutazione clinica specialistica con il medico di base che eventualmente rinvia a una visita ortopedica. "La risonanza magnetica non è sempre indicata all’esordio dei sintomi: è necessaria una corretta valutazione clinica cui fa sempre seguito un tentativo conservativo di gestione della sintomatologia" sottolinea lo specialista.
Nella maggior parte dei casi il trattamento iniziale è conservativo e prevede:
- riposo funzionale (evitare sforzi, ma non immobilità);
- terapia farmacologica antinfiammatoria e antidolorifica.
Se il dolore migliora, il paziente può riprendere gradualmente le normali attività senza ulteriori trattamenti.
Se il dolore persiste nonostante la terapia medica, il passo successivo può essere rappresentato da infiltrazioni mirate (a base di cortisonici o ossigeno-ozono). Queste permettono di:
- ridurre l’infiammazione della radice nervosa;
- controllare il dolore, favorendo il naturale riassorbimento dell’ernia.
Quando è indicata la risonanza magnetica per l’ernia del disco
La risonanza magnetica è indicata:
- solo nei casi resistenti ai tentativi iniziali di terapia medica;
- sin dalle prime battute quando sono presenti sintomi neurologici deficitari.
Anticipare l’esame spesso non cambia il programma terapeutico.
Quando operare l’ernia del disco
La domanda più frequente dei pazienti è proprio questa: quando si opera l’ernia del disco? L’intervento chirurgico è necessario solo in situazioni specifiche:
- dolore severo che non risponde ai trattamenti conservativi (farmaci, infiltrazioni);
- deficit neurologici (perdita di forza o sensibilità);
- disturbi sfinterici o anestesia della zona perineale, condizioni queste da trattare con la massima accortezza dal momento che possono richiedere un trattamento urgente.
"In presenza di dolore persistente, deficit neurologici o disturbi sfinterici l’intervento diventa indicato e, in alcuni casi, urgente – spiega il dott. Luca -. Si tratta quindi di una minoranza dei casi: la grande maggioranza delle ernie si cura senza chirurgia”.
Intervento per ernia del disco: come si opera oggi
L’intervento per l’ernia del disco più utilizzato è la microdiscectomia, una tecnica mini-invasiva che consente di rimuovere il frammento erniario con estrema precisione, limitando il danno chirurgico dei tessuti. L’obiettivo di questo intervento è:
- eliminare la compressione sul nervo;
- preservare le strutture della colonna riducendo il trauma chirurgico.
Sempre più popolari sono le tecniche di discectomia endoscopica, che consentono un recupero ancora più rapido nel breve periodo, con risultati simili nel medio termine.
Ernia del disco: tempi di recupero dopo l’intervento
Il recupero dopo chirurgia per ernia del disco è generalmente rapido. È previsto:
- un periodo di circa un paio di settimane di limitazione delle attività più impegnative;
- una ripresa progressiva della vita quotidiana;
- eventuale riabilitazione in una fase successiva, se necessaria.
"Il riposo funzionale non significa stare a letto, ma limitare le attività più pesanti e riprendere gradualmente ciò che il paziente riesce a fare. Il paziente viene accompagnato in un percorso graduale, evitando l’immobilizzazione prolungata” prosegue lo specialista.
L’ernia del disco può tornare?
Esiste una possibilità di recidiva, soprattutto nei soggetti giovani, legata alla naturale struttura del disco intervertebrale.
"I soggetti giovani hanno una maggiore capacità espulsiva del disco e quindi anche un rischio più alto di recidiva. Per questo è importante seguire le indicazioni cliniche e riprendere le attività in modo progressivo” spiega il dottor Luca.
Si può prevenire l’ernia del disco?
Non esiste una prevenzione assoluta.
Alcuni fattori aumentano il rischio:
- fumo;
- sedentarietà;
- lavori fisicamente pesanti.
Tuttavia, l’ernia può comparire anche senza uno sforzo evidente: talvolta basta un movimento banale oppure il paziente non è in grado di identificare una causa precisa che giustifichi l’esordio dei sintomi.
Uno stile di vita attivo e corretto può ridurre il rischio, ma non eliminarlo completamente.
Il messaggio chiave: non tutto il mal di schiena richiede chirurgia
L’ernia del disco è una condizione comune, ma spesso sopravvalutata. La presenza di mal di schiena non significa automaticamente avere un’ernia, e anche quando l’ernia è presente, nella maggior parte dei casi non è necessario operare.
"Il percorso terapeutico è quasi sempre inizialmente conservativo: solo le forme resistenti o con segni neurologici richiedono un approfondimento e, eventualmente, la chirurgia".
Il percorso corretto prevede:
- valutazione clinica;
- trattamento conservativo;
- approfondimenti diagnostici dove necessari;
- chirurgia riservata ai casi selezionati.
“Un approccio graduale e personalizzato permette oggi di trattare efficacemente la patologia, evitando esami inutili e garantendo interventi mirati solo quando realmente indicati”, conclude il dottore.
