
Tumore del colon-retto: come riconoscerlo e come si cura
PUBBLICATO IL 06 MARZO 2026
Il tumore del colon-retto è tra le neoplasie più diffuse. Con circa 49.000 nuove diagnosi stimate per il 2024, si attesta come il secondo tumore più frequentemente diagnosticato dopo quello della mammella.
Spesso nasce da lesioni benigne, individuabili e rimovibili grazie agli screening prima che diventino maligne, ma quando la malattia è già presente, la chirurgia gastroenterologica interviene con tecniche mirate, robotiche o mininvasive per preservare le funzioni intestinali.
Il prof. Riccardo Rosati, specialista in chirurgia generale e toracopolmonare della Casa di Cura La Madonnina e primario dell’Unità di Chirurgia Gastroenterologica e dell’Unità Week Surgery dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e il dott. Felice Cosentino, specialista in gastroenterologia ed endoscopia digestiva della Casa di Cura La Madonnina, ci spiegano come riconoscere i segnali della malattia, quando effettuare i controlli e quali sono le principali opzioni di trattamento. Entrambi operativi presso il nuovo servizio Digestive Fast Care della Casa di Cura La Madonnina di Milano.
Cos’è il tumore del colon-retto
“Il tumore del colon-retto si sviluppa quando alcune cellule del colon o del retto crescono in modo anomalo” spiega il professor Rosati.
Nella maggior parte dei casi, la malattia origina da polipi intestinali: piccole escrescenze sulla mucosa dell’intestino che nel tempo possono trasformarsi in lesioni maligne.
La progressione del tumore è solitamente molto lenta per cui, se diagnosticato precocemente, vi sono elevate possibilità di trattamento efficace per via endoscopica senza dover ricorrere ad asportazioni più ampie per via chirurgica.
I sintomi del tumore del colon-retto
Nelle fasi iniziali il tumore può non presentare segnali evidenti, mentre progredendo possono comparire sintomi spesso aspecifici quali:
- alterazioni dell’alvo (diarrea o stipsi persistenti);
- presenza di sangue nelle feci: i polipi tendono a sanguinare, anche se le tracce ematiche non sempre sono evidenti nelle evacuazioni;
- anemia e stanchezza persistenti;
- dolore o crampi addominali frequenti;
- importante perdita di peso non intenzionale;
- senso di evacuazione incompleta.
“La comparsa di uno o più di questi sintomi non indica necessariamente la presenza di un tumore, - chiarisce il dott.Cosentino - ma richiede una valutazione medica approfondita per individuarne le cause”.
A che età può insorgere il tumore del colon-retto
Il tumore del colon-retto è più frequente dopo i 50 anni, tuttavia negli ultimi anni si è osservato un aumento di incidenza in persone più giovani. Il tema dell’insorgenza precoce resta oggetto di attenzione scientifica e prevenzione.
Numerosi studi internazionali stanno indagando il possibile ruolo del microbiota intestinale e di alcuni ceppi batterici, tra cui specifiche varianti di Escherichia coli, che potrebbero contribuire a processi infiammatori e mutazioni cellulari. Queste ricerche sono ancora in evoluzione, ma evidenziano l’importanza di uno stile di vita sano e di controlli mirati anche in età più giovane, soprattutto in presenza di familiarità o sintomi sospetti. Inoltre, questi possono essere più frequenti nei casi in cui vi sia un rischio familiare, oggi uno degli argomenti di maggiore interesse dal punto di vista scientifico.
Individuare una popolazione a rischio aumentato consente di prevenire l’insorgenza del tumore.
Diagnosi del tumore al colon-retto: quali esami effettuare
La diagnosi del tumore del colon-retto si basa su:
- SOF: analisi in laboratorio di un campione di feci per individuare la presenza o meno di sangue occulto (non rilevabile ad occhio nudo);
- colonscopia: a seguito di positività al SOF o direttamente in casi di familiarità, rischio elevato, sintomi sospetti.
“La colonscopia rappresenta la tecnica gold standard – spiega il dottor Cosentino – in quanto permette sia la diagnosi, sia il trattamento contemporaneo delle lesioni precancerose, che possono essere asportate durante l’esame”.
Se il paziente non può o preferisce non sottoporsi a colonscopia, può essere valutata una rettosigmoidoscopia, che richiede la stessa preparazione della colonscopia, ma va ad esplorare solo la parte finale del colon, cioè sigma e retto. Quest’opzione va comunque sempre concordata con lo specialista, che illustrerà i vantaggi e i limiti della procedura rispetto alla colonscopia completa tradizionale.
Esami di secondo livello, una volta ottenuta la diagnosi, servono a stadiare la malattia. Tra questi:
- TAC addome e torace;
- Risonanza magnetica (RM) della pelvi;
- PET.
Colonscopia robotica
Esistono diverse tecniche di colonscopia selezionate in base al quadro clinico del paziente. Tra le più recenti vi è la colonscopia robotica, che utilizza un colonscopio monouso flessibile in silicone, manovrato con joystick per avanzare delicatamente nell’intestino come un “bruco”:
- senza necessità abituale di sedazione, consentendo biopsie e polipectomie fino a 2 cm;
- senza rischi di infezione e perforazione rispetto alla tecnica tradizionale in cui, ad ogni modo, può essere convertita, in caso di necessità, in ogni momento.
Preparazione alla colonscopia: tradizionale o con colon wash
Per prepararsi alla colonscopia deve essere effettuata una pulizia intestinale che prevede l’assunzione di diversi litri di bevanda lassativa, spesso poco gradita ai pazienti.
In alternativa si può procedere con il Colon wash, introdotto dal dott. Cosentino nel 2010. La procedura consiste in un lavaggio retrogrado del colon con irrigazioni intestinali a pressione e temperatura controllate, associate a delicati massaggi addominali per pulire in profondità. È abbinata a una dieta povera di fibre nei 3 giorni antecedenti e blandi lassativi. Terminato il Colon Wash viene eseguita immediatamente la colonscopia.
Quando effettuare i controlli per il tumore del colon-retto
In assenza di fattori di rischio specifici, tra i 50 e i 69 anni è raccomandato effettuare il test del sangue occulto nelle feci ogni 2 anni.
In presenza di familiarità per tumore del colon-retto o di sintomi sospetti è, invece, indicata:
- una valutazione specialistica;
- l’esecuzione di una colonscopia.
Per chi ha familiarità di I grado (genitori, fratelli/sorelle, figli) per tumore del colon-retto:
- i controlli dovrebbero iniziare a 40 anni o almeno 10 anni prima dell’età alla quale è stato diagnosticato il tumore nel familiare;
- va eseguito un counselling genetico.
Come si cura il tumore del colon-retto
Il trattamento del tumore del colon-retto viene effettuato con un approccio multidisciplinare e personalizzato in base a:
- stadio della malattia;
- sede del tumore;
- condizioni generali del paziente.
Nella maggior parte dei casi, la chirurgia rappresenta il trattamento principale e può includere interventi, come:
- resezioni del colon (Emicolectomia / Sigmoidectomia): si usa quando la neoplasia è nella parte "alta" o "centrale" dell'intestino crasso. Viene rimossa la sezione di colon malato (destro, sinistro o la parte finale chiamata sigma) con ricollegamento delle parti sane dell’intestino. Il transito delle feci rimane naturale e non si agisce sull'ano;
- resezione anteriore del retto: si utilizza quando il tumore è nel retto (l'ultima parte dell'intestino), ma a una certa distanza dall'ano. Viene rimossa la parte malata, ma si riesce a salvare lo sfintere (il muscolo che controlla le feci), per cui l'intestino viene ricollegato direttamente sopra l'ano;
- resezione addomino-perineale (intervento di Miles): vi si ricorre quando il tumore è molto “basso”, vicinissimo allo sfintere anale. In questo caso è necessario rimuovere retto e ano. Poiché il passaggio naturale delle feci non può essere preservato, viene realizzata una colostomia, cioè un’apertura chirurgica che collega il colon alla cute addominale per permettere l’uscita delle feci in un apposito sacchetto.
In alcuni casi possono, inoltre, essere necessari interventi più estesi che coinvolgono organi vicini laddove vi sia un loro interessamento.
“Le tecniche chirurgiche oggi sono prevalentemente mini-invasive, cioè che con l’ausilio di una strumentazione dedicata introdotta attraverso piccole cannule posizionate in addome, hanno quasi completamente sostituito l’approccio tradizionale laparotomico: tra queste la chirurgia laparoscopica e in casi molto selezionati quella robotica”, conclude il professor Rosati.
Alla chirurgia, infine, possono affiancarsi, quando indicato, chemioterapia, radioterapia (soprattutto nei tumori del retto) e, nei casi più avanzati o metastatici, terapie mirate o immunoterapia, con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva.
Sopravvivenza e prognosi del tumore del colon-retto
Negli ultimi anni, la prognosi per il tumore del colon-retto è migliorata sensibilmente grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più efficaci e mirate. In Italia, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi ha raggiunto il 65% circa, un dato superiore alla media europea e in miglioramento.
Resta fondamentale l’adesione ai controlli preventivi, poiché individuare la malattia negli stadi iniziali garantisce probabilità di guarigione molto alte.



