
Dolore all’anca nei giovani: quali sono le cause principali?
PUBBLICATO IL 27 FEBBRAIO 2026
Il dolore all’anca viene spesso associato all’avanzare dell’età. Attenzione, però, perché può colpire anche i giovani sotto i 40 anni, a volte in modo inaspettato. In questi casi, quando si presenta (in movimento o a riposo), la prima ipotesi tende a ricadere su un problema muscolare o tendineo.
La causa, però, potrebbe essere più complessa e richiedere un’indagine specialistica approfondita.
Ne parliamo con il dottor Matteo Del Re, Chirurgo Ortopedico e Traumatologo dell’équipe Universitaria di Ortopedia Rigenerativa e Ricostruttiva (E.U.O.R.R.) dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio e dell’Istituto Clinico San Siro di Milano.
I segnali da non ignorare nel dolore all’anca sotto i 40 anni
Il dolore all’anca nei giovani non va ignorato, soprattutto se è costante o peggiora nel tempo. I segnali a cui prestare maggiormente attenzione sono:
- dolore che non migliora con il riposo o peggiora con l’attività fisica;
- rigidità articolare, soprattutto al mattino o dopo essere stati seduti a lungo;
- difficoltà in gesti quotidiani come fare le scale, salire in moto, allacciarsi le scarpe o accavallare le gambe;
- presenza di zoppia o scrosci articolari;
- dolore notturno o che insorge senza una causa evidente.
In questi casi è importante consultare uno specialista in ortopedia e procedere con degli accertamenti diagnostici.
Le cause più comuni del dolore all’anca nei giovani
Alcune condizioni che causano il dolore all’anca in giovane età, tra i 20 e i 40 anni, se non diagnosticate tempestivamente, possono portare anche danni articolari importanti ed irreversibili. Tra queste le principali cause sono:
- la displasia dell’anca;
- il conflitto femoro-acetabolare (FAI);
- la necrosi avascolare della testa del femore;
- gli esiti di traumi o microtraumi.
Displasia dell’anca
La displasia dell’anca è una malformazione dell’acetabolo, la cavità del bacino che ospita la testa del femore. In questa condizione l’acetabolo risulta poco profondo o orientato in modo errato, non garantendo una copertura adeguata della testa femorale.
“Le forme di displasia grave oggi sono meno frequenti rispetto al passato grazie allo screening neonatale, ma quelle più lievi in assenza di un corretto inquadramento diagnostico possono passare inosservate e manifestarsi più tardi” precisa l’ortopedico.
Se non trattata, la displasia può causare:
- usura precoce della cartilagine articolare;
- sublussazione dell’anca con tendenza alla risalita della testa femorale;
- dolore in carico o durante le rotazioni dell’anca;
- limitazione funzionale con progressiva rigidità.
La diagnosi precoce è fondamentale per prevenire l’artrosi e pianificare eventualmente un trattamento conservativo.
Conflitto femoro-acetabolare (FAI)
Una delle cause più comuni, soprattutto negli sportivi, è il conflitto femoro-acetabolare, che nasce da un problema della forma o dell’allineamento tra la testa e il collo del femore con l’acetabolo (l’area in cui è collocata la testa femorale).
“Il conflitto si verifica quando queste 2 strutture (acetabolo e testa/collo femorale) non combaciano correttamente – spiega il dottor Del Re – e può dipendere sia da un difetto di conformazione anatomica, sia da sollecitazioni ripetute, tipiche di sport con movimenti ad ampio raggio dell’anca (come danza, calcio, basket, tennis, sci)”.
Esistono 3 tipi di conflitto:
- CAM, più comune negli uomini under 40, causato da un’anomalia della testa femorale;
- pincer, più frequente nelle donne tra 20 e 40 anni, dovuto a un acetabolo troppo chiuso;
- misto, coesistono entrambe le condizioni CAM e pincer.
I sintomi principali sono:
- dolore inguinale durante la flessione e rotazione dell’anca;
- dolore durante o dopo l’attività fisica;
- progressiva riduzione della mobilità.
Se non trattato, il conflitto femoro-acetabolare può evolvere anche in una forma di artrosi precoce.
Necrosi avascolare della testa del femore
Condizione più rara ma grave, la necrosi avascolare è dovuta alla riduzione dell’apporto di sangue alla testa femorale, che porta alla morte del tessuto osseo.
“Può insorgere spontaneamente, senza una causa apparente, oppure in seguito a traumi, dopo l’uso prolungato di corticosteroidi o per un consumo eccessivo di alcol” spiega il medico.
Il dolore è intenso, spesso presente anche a riposo, associato a rigidità e può progredire rapidamente.
Nei casi più gravi la testa femorale si deforma e collassa, rendendo necessaria una protesi anche in giovane età. Se la necrosi si stabilizza, invece, si possono evitare interventi e si può optare per delle terapie conservative.
Esiti di traumi o microtraumi
Traumi passati, non completamente guariti, o microtraumi ripetuti, tipici di sport ad alta intensità, possono compromettere a lungo termine l’articolazione dell’anca. Questo può alterare la biomeccanica e causare un dolore cronico.
Come si fa la diagnosi per il dolore all’anca
La visita ortopedica è fondamentale per capire il motivo del dolore all’anca sotto i 40 anni. Il medico raccoglie la storia clinica, valuta i sintomi e controlla la mobilità dell’anca. Per confermare la diagnosi si avvale poi di esami diagnostici più approfonditi come:
- radiografia del bacino, utile per individuare deformità ossee, displasie o segni precoci di artrosi;
- risonanza magnetica al bacino, fondamentale per valutare i tessuti molli, la cartilagine e individuare necrosi o segni di conflitto articolare;
- TAC del bacino, indicata in casi specifici, soprattutto per l’eventuale pianificazione chirurgica
“Le indagini radiografiche vanno sempre eseguite su tutto il bacino, non solo sull’anca dolorante – precisa l’esperto – per valutare simmetria ed eventuali differenze tra le 2 anche”.
Le cure per il dolore all’anca nei giovani
La terapia per il dolore all’anca nei giovani dipende da molteplici fattori come la causa, la gravità dei sintomi e lo stadio della patologia, ed è possibile suddividerli in trattamenti conservativi e chirurgici.
Trattamenti conservativi
I principali trattamenti conservativi che possono ridurre il dolore all’anca in età giovanile sono:
- fisioterapia, che migliora mobilità, riduce l’infiammazione e rinforza i muscoli, particolarmente utile in caso di conflitto femoro-acetabolare e traumi minori;
- farmaci antinfiammatori per controllare il dolore;
- magnetoterapia, utile in alcuni casi di necrosi iniziale;
- riposo e modifiche dello stile di vita per evitare il sovraccarico dell’articolazione.
Trattamenti chirurgici
Se la terapia conservativa non è sufficiente, si può dover ricorrere, su indicazione medica, anche ad un approccio chirurgico. Tra i principali:
- artroscopia, un intervento mininvasivo con ristretta indicazione per correggere il conflitto femoro-acetabolare;
- osteotomie periacetabolari, intervento anche questo con indicazioni molto ristrette nei casi di displasia dell’anca;
- protesi d’anca nelle forme avanzate di necrosi o artrosi.
“Il trattamento più appropriato viene sempre personalizzato in base al tipo di paziente e alla patologia che presenta” spiega lo specialista.
Ascoltare i segnali del corpo: la prevenzione per il dolore all’anca nei giovani
Anche nei giovani il dolore all’anca non va mai trascurato. Se persiste o limita i movimenti, è importante rivolgersi a uno specialista per gli accertamenti necessari.
“Una diagnosi precoce permette di intervenire tempestivamente e spesso di evitare complicazioni come artrosi precoce o la necessità di un intervento di protesi in età giovanile” sottolinea il dottor Del Re.
Ascoltare il proprio corpo è il primo passo per proteggere la salute delle articolazioni e mantenere una buona qualità di vita.



