Quali sono i sintomi tipici e i sintomi atipici del reflusso gastroesofageo

Quali sono i sintomi tipici e i sintomi atipici del reflusso gastroesofageo

PUBBLICATO IL 02 MARZO 2026

Quali sono i sintomi tipici e i sintomi atipici del reflusso gastroesofageo

PUBBLICATO IL 02 MARZO 2026

Leggi il CV del Prof. Davide Bona, Chirurgo generale all'Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio di Milano

Il reflusso gastroesofageo è una condizione che colpisce in maniera cronica circa il 15-20% della popolazione italiana. Si verifica quando il contenuto dello stomaco risale verso l’esofago a causa di una funzione alterata del giunto tra l’esofago e lo stomaco. È una patologia che può provocare una serie di disturbi di diversa intensità e frequenza che nella maggior parte dei casi possono essere controllati con adeguate modifiche dello stile di vita e, se necessario, con una terapia farmacologica.

Non tutti i pazienti, però, presentano lo stesso quadro clinico e in alcune persone i sintomi tipici possono diventare atipici, persistenti o non rispondere ai trattamenti, rendendo necessario un approfondimento diagnostico. 

Ne parliamo con il professor Davide Bona, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale all'IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio che collabora, inoltre, con Palazzo della Salute - Wellness Clinic e Casa di Cura La Madonnina.

 

I sintomi tipici e atipici del reflusso gastroesofageo

Spiega il professor Bona: “I sintomi del reflusso gastroesofageo possono essere definiti come: 

  • sintomi tipici: riguardano l’esofago;
  • sintomi atipici: sono extra esofagei e spesso rendono più complesso il riconoscimento della malattia stessa”.

I sintomi tipici del reflusso gastroesofageo

I sintomi tipici del reflusso gastroesofageo sono direttamente collegati all’irritazione della mucosa esofagea per la risalita di materiale acido dallo stomaco. I più comuni sono:

  • bruciore o dolore nella parte alta dell’addome (epigastralgia);
  • rigurgito acido, con sensazione di risalita del contenuto gastrico verso la bocca;
  • dolore toracico, che in alcuni casi può simulare disturbi di origine cardiaca.

“Questi disturbi compaiono più frequentemente dopo i pasti o quando ci si sdraia e sono solitamente il primo motivo che porta il paziente a rivolgersi a un medico” indica il professore.

Il trattamento iniziale dei sintomi tipici prevede solitamente la prescrizione di inibitori della pompa protonica (PPI), farmaci capaci di ridurre l’acidità gastrica e favorire la guarigione della mucosa esofagea.

I sintomi atipici o extra esofagei del reflusso

Oltre ai disturbi più noti, il reflusso gastroesofageo talvolta si manifesta con sintomi meno specifici, detti atipici o extra esofagei. Si tratta di manifestazioni che coinvolgono distretti diversi dall’esofago e possono essere erroneamente attribuite ad altre patologie. Tra i sintomi atipici del reflusso gastroesifageo più frequenti rientrano:

  • faringite e raucedine persistente;
  • disfonia;
  • asma non allergico;
  • dolore o bruciore alla gola (faringodinia);
  • sensazione di nodo o corpo estraneo in gola;
  • rinite cronica;
  • erosioni dello smalto dentale.

“Quando il reflusso si manifesta con questi sintomi, il quadro clinico può coinvolgere ambiti che vanno oltre la gastroenterologia, rendendo necessario il coinvolgimento di altre figure specialistiche, come l’otorinolaringoiatra o lo pneumologo" sottolinea il chirurgo.

 

Quando i sintomi persistono: cosa fare

In presenza di particolari condizioni, come un’ernia iatale o una produzione acida particolarmente elevata, i disturbi del reflusso possono persistere, nonostante la terapia: “In questi casi è importante non cambiare l’assunzione dei farmaci - spiega il professor Bona -. L’aumento delle dosi o il prolungamento della terapia senza indicazione medica può essere inefficace o inappropriato. 

La persistenza dei sintomi dovrebbe, invece, portare a una rivalutazione specialistica e, se necessario, all’esecuzione di esami diagnostici mirati”.

 

3 sintomi del reflusso da non sottovalutare sopra i 50 anni

Esistono 3 segnali che richiedono particolare attenzione, soprattutto se compaiono in persone di età superiore ai 50 anni che non hanno mai sofferto in precedenza di reflusso. 

Si tratta dei cosiddetti sintomi di allarme del reflusso gastroesofageo, che includono:

  • difficoltà nella deglutizione (o disfagia);
  • perdita di peso non intenzionale;
  • anemia.

“Questi 3 segnali dovrebbero essere indagati tempestivamente con una gastroscopia. Non si tratta di creare allarmismi, ma garantire una valutazione adeguata, utile anche ad escludere patologie più serie come l’esofagite cronica, la stenosi esofagea, l’esofago di Barrett (una lesione precancerosa che aumenta il rischio di adenocarcinoma del giunto esofagogastrico) o neoplasie esofagogastriche” indica il chirurgo.

 

L’importanza del percorso personalizzato per la gestione del reflusso

La gestione del reflusso gastroesofageo non si basa su un’unica soluzione valida per tutti, ma su un percorso personalizzato che tiene conto dei sintomi, della loro gravità e delle caratteristiche del paziente.

“Il punto chiave è un approccio multidisciplinare. Accanto al gastroenterologo devono intervenire il fisiopatologo, l’otorinolaringoiatra, il nutrizionista e, nei casi selezionati, il chirurgo. La chirurgia rappresenta, infatti, l’ultimo step del percorso terapeutico ed è indicata solo in una minoranza di pazienti.

Nella grande maggioranza dei casi, però, una corretta diagnosi, associata a interventi sullo stile di vita e a una terapia adeguata, consente di controllare efficacemente i sintomi e migliorare la qualità di vita” conclude il professor Bona.