
Ghiandole salivari gonfie: perché succede e cosa fare
PUBBLICATO IL 03 MARZO 2026
Il gonfiore delle ghiandole salivari è un segno clinico relativamente frequente che può comparire in modo improvviso oppure svilupparsi lentamente nel tempo. Può essere accompagnato da dolore, febbre, senso di tensione locale o fastidio durante i pasti, ma talvolta rappresenta l’unica manifestazione evidente di una condizione sottostante.
Nella maggior parte dei casi si tratta di patologie benigne e transitorie, legate a infezioni o a fenomeni ostruttivi. Tuttavia, poiché il gonfiore può anche costituire il primo segnale di malattie più complesse (incluse, seppur raramente, lesioni tumorali) è fondamentale non sottovalutarlo e procedere a una valutazione corretta.
Distinguere tra una forma infiammatoria, una causa ostruttiva o una lesione neoplastica è essenziale per impostare un trattamento adeguato ed evitare ritardi diagnostici. La sede del gonfiore, la presenza o meno di dolore, la durata dei sintomi e la loro evoluzione nel tempo rappresentano elementi chiave nell’orientamento clinico.
Insieme al professor Leone Giordano, Primario dell’Unità di Otorinolaringoiatria dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, Professore Associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore della Scuola di Specializzazione in Otorinolaringoiatria, approfondiamo cosa sono le ghiandolari salivari gonfie e quando è necessario sottoporsi a una visita con l’otorinolaringoiatra.
Cosa sono le ghiandole salivari e a cosa servono
“Le ghiandole salivari sono strutture esocrine deputate alla produzione della saliva, un fluido biologico fondamentale per numerose funzioni. La saliva avvia il processo digestivo attraverso enzimi specifici, lubrifica il cavo orale facilitando masticazione e deglutizione, protegge le mucose e contribuisce al controllo della flora batterica orale - spiega il prof. Giordano -.
Un’alterazione della produzione salivare o un’ostruzione dei dotti escretori può determinare:
- ristagno di saliva;
- infiammazione;
- conseguente aumento di volume della ghiandola interessata”.
Quali ghiandole salivari possono gonfiarsi
Le ghiandole salivari maggiori coinvolte più frequentemente sono:
- le parotidi;
- le sottomandibolari;
- le sottolinguali.
Tra queste, parotidi e sottomandibolari sono le più frequentemente interessate dai quadri clinici di gonfiore.
Oltre a queste, esistono anche delle ghiandole salivari minori che possono essere interessate dal gonfiore.
Parotidi
Le parotidi sono le ghiandole salivari di maggiori dimensioni. Si trovano davanti e sotto le orecchie e producono una saliva fluida ricca di enzimi digestivi. La saliva raggiunge il cavo orale attraverso il dotto di Stenone, che attraversa la guancia e sbocca in corrispondenza del secondo molare superiore.
Quando la parotide si gonfia, il rigonfiamento è visibile nella regione laterale del volto. Questa ghiandola è frequentemente coinvolta nelle infezioni, ma rappresenta anche la sede più comune dei tumori salivari, che nella maggior parte dei casi sono benigni.
Ghiandole sottolinguali
Le ghiandole sottolinguali sono più piccole e situate sotto la lingua. Contribuiscono in misura minore alla produzione complessiva di saliva.
Possono essere sede di cisti mucose, come le ranule. Il loro gonfiore è meno frequente, ma quando si verifica si manifesta soprattutto con un senso di fastidio o tensione nel pavimento della bocca.
Ghiandole sottomandibolari
Le ghiandole sottomandibolari si trovano sotto la mandibola e producono una quota significativa della saliva quotidiana, di tipo misto (sierosa e mucosa).
Sono le ghiandole più frequentemente interessate dalla formazione di calcoli salivari (scialolitiasi), a causa delle caratteristiche della saliva prodotta e del decorso ascendente del dotto di Wharton, che sbocca nel pavimento della bocca accanto al frenulo linguale.
Ghiandole salivari minori
Oltre alle ghiandole maggiori, esistono numerose ghiandole salivari minori, distribuite nella mucosa delle labbra, delle guance, del palato e del pavimento orale. Esse contribuiscono in modo continuo alla lubrificazione del cavo orale.
Quando il dotto di una ghiandola salivare minore si ostruisce o si rompe, può formarsi un mucocele, ovvero una piccola raccolta di saliva che si presenta come una tumefazione morbida, spesso blu-trasparente, più comunemente a livello del labbro inferiore.
Perché si gonfiano le ghiandole salivari: le cause più comuni
“Le cause del gonfiore delle ghiandole salivari possono essere molteplici – continua -. Le più comuni sono le infezioni, sia virali sia batteriche, denominate scialoadeniti.
A queste si aggiungono:
- calcoli salivari che ostruiscono il deflusso della saliva;
- disidratazione;
- ridotta produzione salivare (spesso legata all’assunzione di alcuni farmaci);
- malattie autoimmuni;
- lesioni neoplastiche, più rare.
Dal punto di vista clinico, alcuni segni orientano la diagnosi. Un gonfiore doloroso che aumenta durante i pasti suggerisce una causa ostruttiva: la saliva viene prodotta, ma non riesce a defluire correttamente. Un gonfiore associato a febbre, arrossamento e dolore continuo orienta invece verso un processo infettivo”.
Non esiste un dato unico di prevalenza valido per tutte le forme di gonfiore delle ghiandole salivari, poiché si tratta di un segno clinico e non di una singola patologia. Le scialoadeniti rappresentano comunque una quota rilevante dei casi osservati nella pratica clinica, con maggiore incidenza negli anziani e nei soggetti con ridotta salivazione.
Scarsa igiene orale, fumo e consumo di alcol svolgono un ruolo favorente: la riduzione del flusso salivare e l’alterazione dell’equilibrio della flora orale creano condizioni favorevoli allo sviluppo di infezioni.
Quali sono i sintomi associati alle ghiandole salivari gonfie
I sintomi variano in base alla causa.
“Nelle forme infiammatorie, come le scialoadeniti:
- il gonfiore è spesso doloroso;
- compare rapidamente;
- è talvolta accompagnato da febbre e arrossamento cutaneo;
- può interessare una sola ghiandola oppure essere bilaterale, soprattutto nelle infezioni virali.
Un esempio tipico è la parotite epidemica, infezione virale che colpisce prevalentemente le parotidi e si manifesta con gonfiore bilaterale, febbre e malessere generale – afferma lo specialista -.
Le lesioni tumorali, nella maggior parte dei casi benigne, si presentano invece con:
- un gonfiore monolaterale;
- a lenta crescita;
- generalmente non doloroso;
- privo di febbre.
Le forme maligne, più rare, possono manifestarsi con:
- una tumefazione dura, fissa;
- talvolta associata a dolore persistente o alterazioni della sensibilità e della motilità del volto”.
In sintesi, dolore, febbre e gonfiore bilaterale orientano verso una causa infiammatoria; un gonfiore isolato, non dolente e persistente richiede sempre un approfondimento specialistico.
Cosa fare in caso di ghiandole salivari gonfie: rimedi
Nei casi lievi, con gonfiore modesto e assenza di febbre, è possibile iniziare con misure conservative:
- aumentare l’idratazione;
- stimolare la salivazione con caramelle senza zucchero o agrumi;
- applicare impacchi caldi;
- mantenere un’accurata igiene orale.
Possono essere utilizzati per breve periodo anche farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre dolore e infiammazione.
Queste misure possono essere adottate per 2–3 giorni monitorando attentamente l’evoluzione dei sintomi. Se il gonfiore si riduce e il dolore migliora, si può proseguire con la gestione conservativa.
Se invece il gonfiore persiste, peggiora o compare febbre, è necessario rivolgersi al medico. È sconsigliato assumere antibiotici o cortisonici senza indicazione specialistica, poiché una terapia inappropriata può mascherare i sintomi e ritardare la diagnosi.
Quando rivolgersi all’otorinolaringoiatra per una visita
È indicata una valutazione specialistica otorinolaringoiatrica quando:
- il gonfiore non si risolve spontaneamente;
- i sintomi persistono oltre pochi giorni;
- il dolore è intenso o associato a febbre;
- il gonfiore è monolaterale, duro e non dolente;
- la tumefazione aumenta progressivamente nel tempo.
“L’otorinolaringoiatra effettua una valutazione clinica mirata e, se necessario, richiede indagini strumentali come ecografia, TC o RMN, fondamentali per orientare la diagnosi e definire il percorso terapeutico – aggiunge -.
Un aspetto di particolare importanza riguarda la stretta relazione anatomica tra la parotide e il nervo facciale, responsabile dei movimenti del volto. In questa sede, decorre anche il nervo marginale mandibolare, che controlla i movimenti del labbro inferiore.
Per questo motivo, in presenza di un nodulo o di una patologia della ghiandola salivare, soprattutto della parotide, è essenziale una valutazione specialistica accurata - conclude Giordano -. Qualsiasi trattamento, in particolare quello chirurgico, deve preservare l’integrità delle strutture nervose per garantire la funzione e l’espressività del volto”.



