Noduli alla tiroide: come riconoscerli e curarli

Noduli alla tiroide: come riconoscerli e curarli

PUBBLICATO IL 09 MARZO 2026

Noduli alla tiroide: come riconoscerli e curarli

PUBBLICATO IL 09 MARZO 2026

Consulta il CV del Prof. Marugo, medico endocrinologo all’IRCCS Policlinico San Donato

I noduli alla tiroide sono una condizione molto frequente nella popolazione generale e, nella maggior parte dei casi, non rappresentano un pericolo per la salute. Spesso vengono scoperti in modo del tutto casuale, durante esami eseguiti per altri motivi, e possono generare ansia e dubbi nei pazienti.

Capire cosa sono i noduli tiroidei, quando preoccuparsi e quale percorso diagnostico e terapeutico seguire è fondamentale per affrontarli in modo corretto e consapevole.

Per fare chiarezza su questo tema, abbiamo intervistato il professor Alessandro Marugo, responsabile del Centro della Tiroide dell’IRCCS Policlinico San Donato, che ci ha spiegato come riconoscere i noduli tiroidei, come valutarli e quando è necessario intervenire.

 

Cosa sono i noduli alla tiroide

I noduli alla tiroide sono alterazioni localizzate del tessuto tiroideo che possono presentarsi come piccoli addensamenti o vere e proprie formazioni di dimensioni variabili. Possono essere singoli o multipli e, nella maggior parte dei casi, hanno natura benigna.

“L’incidenza della patologia nodulare della tiroide è molto elevata - spiega il professor Marugo -. In alcune aree del nostro Paese può arrivare a coinvolgere fino al 50–55% della popolazione generale. Fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di noduli piccoli e innocui”.

Il problema principale non è la presenza del nodulo in sé, ma la necessità di distinguere quelli benigni da quelli che richiedono un approfondimento.

 

Chi colpiscono maggiormente i noduli tiroidei

I noduli tiroidei sono più frequenti con l’avanzare dell’età e colpiscono soprattutto le donne, in particolare tra i 40 e i 60 anni.

“Gli ormoni femminili hanno un ruolo predisponente - spiega lo specialista -. Negli uomini i noduli sono meno frequenti, ma quando presenti hanno una probabilità leggermente maggiore di essere maligni”.

L’età è un fattore chiave anche nella scelta terapeutica: “Bisogna curare la persona, non solo il nodulo”, sottolinea Marugo.

 

Noduli tiroidei: quando preoccuparsi 

Non tutti i noduli alla tiroide devono essere trattati. Secondo il professor Marugo, l’obiettivo è individuare precocemente:

  • noduli maligni (tumori della tiroide);
  • noduli che causano sintomi compressivi come la difficoltà a respirare o a deglutire;
  • noduli che alterano la produzione degli ormoni tiroidei;

“In questo grande mare magnum di noduli tiroidei è fondamentale identificare quelli che possono creare problemi - sottolinea lo specialista -. Molti noduli possono essere semplicemente monitorati nel tempo”.

 

La sovradiagnosi dei noduli alla tiroide

Negli ultimi anni si parla spesso di sovradiagnosi dei noduli tiroidei. Questo accade perché i noduli vengono frequentemente individuati durante esami eseguiti per altre ragioni, come un ecodoppler delle carotidi o una Tc/Tac del collo.

“Il nodulo viene trovato incidentalmente - spiega il professor Marugo -. Il punto non è tanto trovarlo, ma sapere cosa fare dopo: classificarlo correttamente e spiegare al paziente quale percorso seguire”.

 

Il primo passo per diagnosticare i noduli alla tiroide: l’ecografia tiroidea

Una volta individuato un nodulo, il primo esame fondamentale è l’ecografia tiroidea eseguita dallo specialista endocrinologo.

“L’ecografia è la vera ‘terza mano’ dell’endocrinologo - afferma il professor Marugo -. Deve permettere una stratificazione del rischio, distinguendo i noduli chiaramente benigni da quelli che presentano caratteristiche sospette”.

L’ecografia valuta: 

  • dimensioni; 
  • forma; 
  • margini; 
  • vascolarizzazione; 
  • presenza di calcificazioni. 

Tutti elementi chiave per decidere i successivi accertamenti.

 

L’agoaspirato tiroideo: quando è necessario 

Se un nodulo presenta caratteristiche ecografiche sospette, il passo successivo è l’agoaspirato tiroideo, un esame minimamente invasivo che consente di analizzare le cellule del nodulo.

“L’agoaspirato è l’esame principale per stabilire la natura del nodulo - spiega il responsabile del Centro Tiroide -. Ci permette di: 

  • distinguere tra noduli benigni, maligni o indeterminati;
  • impostare la strategia terapeutica più appropriata”.

Gli esami del sangue, inclusi i marcatori tumorali come la calcitonina, completano la valutazione, ma non sono sufficienti da soli a escludere una neoplasia.

 

Noduli benigni, sospetti e maligni

In base ai risultati degli esami, i noduli tiroidei possono essere:

  • benigni, da monitorare nel tempo;
  • sospetti, che richiedono controlli ravvicinati o terapie mirate;
  • maligni, per i quali è indicato l’intervento chirurgico.

“Se un nodulo benigno rimane stabile negli anni, non ha senso ripetere continuamente l’agoaspirato - chiarisce il professor Marugo -. Diverso è il caso di un nodulo che cresce o cambia aspetto: in quel caso va rivalutato”.

 

Quando ricorrere all’intervento chirurgico per i noduli alla tiroide 

La chirurgia della tiroide è indicata in casi ben definiti:

  • tumori tiroidei accertati o fortemente sospetti;
  • noduli di grandi dimensioni con sintomi compressivi;
  • noduli “caldi” che causano ipertiroidismo.

“Arrivare a una diagnosi precoce è fondamentale. Intervenire tempestivamente consente una chirurgia più efficace e una migliore qualità di vita per il paziente”, afferma il professor Marugo.

 

Ablazione dei noduli tiroidei: quando può servire

Negli ultimi anni si parla anche di tecniche di ablazione dei noduli tiroidei.

“La termoablazione può avere un senso in pazienti non operabili e con noduli sicuramente benigni - spiega il professore -. 

Tuttavia, presenta un rischio di ricrescita e non sostituisce la chirurgia nei casi indicati.

 

Prevenzione e controlli della tiroide

La prevenzione dei noduli tiroidei passa soprattutto da un corretto apporto di iodio.

“Utilizzare sale iodato è l’unica vera forma di prevenzione disponibile - ricorda il professor Marugo -. Per il resto, è importante non sottovalutare i sintomi e sottoporsi a controlli mirati nelle fasi più delicate della vita, come l’età fertile e la menopausa”.

Un semplice esame del sangue e un’ecografia possono essere sufficienti per individuare precocemente eventuali problemi.

 

L’esperienza del Centro della Tiroide del Policlinico San Donato

Il Centro della Tiroide dell’IRCCS Policlinico San Donato, diretto dal professor Alessandro Marugo, offre un percorso completo e personalizzato per la diagnosi e il trattamento delle patologie tiroidee.

“Il nostro obiettivo è seguire il paziente nel tempo, valutando l’evoluzione dei noduli e intervenendo solo quando realmente necessario - conclude il professor Marugo -. Un approccio specialistico e consapevole permette oggi di affrontare i noduli alla tiroide con serenità e sicurezza.