Calze a compressione graduata: a cosa servono, come funzionano e quale scegliere

Calze a compressione graduata: a cosa servono, come funzionano e quale scegliere

PUBBLICATO IL 11 MARZO 2026

Calze a compressione graduata: a cosa servono, come funzionano e quale scegliere

PUBBLICATO IL 11 MARZO 2026

Le calze a compressione graduata (conosciute anche come calze elastocompressive) rappresentano uno degli strumenti più efficaci e semplici per prevenire e trattare numerose patologie venose. 

Tuttavia, esistono ancora molti dubbi su come funzionano, quando utilizzarle e come scegliere il modello corretto. Per fare chiarezza, ne parliamo con le dottoresse Alessia Dossena e Laura Dordoni, specialiste in chirurgia vascolare dell’Istituto Clinico Città di Pavia, che chiariscono gli aspetti più importanti dal punto di vista medico e pratico, in linea con le raccomandazioni della Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare. 

 

Come funzionano le calze a compressione graduata

Le calze elastocompressive non sono semplici calze: sono dispositivi medici certificati, progettati per esercitare una pressione precisa e controllata sulla gamba.

“Le calze elastocompressive - spiega la dott.ssa Dossena - sono dispositivi medici progettati per esercitare una pressione controllata sull’arto inferiore, definita ‘compressione graduata’: 

  • più elevata alla caviglia;  
  • progressivamente decrescente verso il polpaccio e la coscia. 

Il loro meccanismo d’azione – precisa la collega - è principalmente emodinamico, la pressione esterna: 

  • riduce il calibro delle vene superficiali; 
  • migliora l’efficienza delle valvole venose; 
  • aumenta la velocità del flusso sanguigno verso il cuore. 

In questo modo si contrasta la stasi venosa, che è alla base di molti disturbi circolatori”. 

 

A cosa servono le calze elastocompressive: i benefici principali

La dottoressa Dordoni ci spiega che i principali benefici clinici sono numerosi e ben documentati. In particolare, le calze elastocompressive: 

  • migliorano il ritorno venoso; 
  • riducono il gonfiore (edema) delle gambe, anche nei casi di linfedema; 
  • alleviano sintomi come pesantezza, dolorabilità e affaticamento; 
  • riducono il rischio di trombosi venosa; 
  • prevengono le complicanze dell’insufficienza venosa (ad esempio, ulcere venose, prurito, rottura delle varici).

“Sono, inoltre, fondamentali – continua la dott.ssa Alessia Dossena - nella prevenzione della sindrome post-trombotica, una condizione che può svilupparsi anche alcuni anni dopo un episodio di trombosi venosa profonda caratterizzata da gonfiore inveterato, dermo-ipodermite, eczema da stasi, ulcere venose, riuscendo quindi a migliorare moltissimo la qualità di vita del paziente”. 

 

Quando indossare le calze elastocompressive: le indicazioni

Le più frequenti situazioni in cui è indicato indossare le calze a compressione graduata includono: 

  • vene varicose; 
  • gonfiore cronico delle gambe, causato sia da insufficienza venosa sia da stasi linfatica; 
  • gravidanza; 
  • lavori che richiedono molte ore in piedi o seduti; 
  • lunghi viaggi, in aereo e non; 
  • post-operatorio sia in ambito flebologico sia per altri interventi chirurgici non vascolari;  
  • post procedure iniettive per il trattamento di capillari e varici (scleromousse, sclerosanti, fleboterapia, colle di cianoacrilato); 
  • post chirurgia della safena (ablazione termica o meccanochimica); 
  • prevenzione della trombosi venosa superficiale e profonda. 

“Sono particolarmente utili – specifica la dott.ssa Laura Dordoni - anche nei pazienti con familiarità per malattie venose o nei primi segni di insufficienza venosa, come capillari visibili e senso di pesantezza serale”. 

 

Controindicazioni: quando non vanno usate le calze a compressione graduata

La dottoressa Dossena precisa che esistono alcune controindicazioni importanti. Le calze elastocompressive non devono essere utilizzate, o devono essere prescritte con cautela, in presenza di: 

  • arteriopatia periferica grave; 
  • infezioni cutanee acute; 
  • scompenso cardiaco severo non controllato; 
  • neuropatie importanti con ridotta sensibilità; 
  • presenza di lesioni trofiche o ulcere, in tal caso sarà preferibile un bendaggio compressivo. 

Per questo motivo è sempre consigliata una valutazione medica prima di utilizzare compressioni terapeutiche. 

 

Possibili effetti indesiderati delle calze elastocompressive

Se scelte correttamente, le calze elastocompressive sono molto sicure. Tuttavia, un utilizzo improprio può causare alcuni effetti indesiderati come: 

  • fastidio o senso di costrizione; 
  • irritazioni cutanee; 
  • compressione eccessiva in punti specifici; 
  • difficoltà di tolleranza, soprattutto nei primi giorni. 

 

Come scegliere le calze graduate giuste

In commercio esistono calze compressive preventive, che non necessitano di specifica prescrizione medica specialistica, e calze terapeutiche che sono l’oggetto della trattazione odierna.  

Le classi di compressione

“Il primo criterio di scelta – spiega la dott.ssa Dordoni - è la classe di compressione, che si misura in mmHg (millimetri di mercurio), esattamente come la pressione arteriosa: 

  • Classe I (18–21 mmHg): prevenzione, gambe pesanti, viaggi; 
  • Classe II (23–32 mmHg): vene varicose, edema moderato; 
  • Classe III (34–46 mmHg): insufficienza venosa avanzata; 
  • Classe IV (> 49 mmHg): casi gravi, su prescrizione specialistica. 

Come individuare la taglia giusta

“È importante – sottolinea poi la dott.ssa Dossena – individuare la taglia corretta. 

Le misure devono essere prese al mattino, quando la gamba è meno gonfia. Una calza troppo larga è inefficace, mentre una troppo stretta può essere dannosa”. 

I diversi tipi di calze elastocompressive

Esistono diversi tipi di filato (cotone, lycra, nylon, etc) e differenti tipologie di calza elastocompressiva: 

  • gambaletto;  
  • calza alla coscia o autoreggente
  • collant;  
  • monocollant destro o sinistro.  

“Scegliere tra gambaletto, calza o collant, dipende da tanti fattori, ad esempio, il sesso del paziente, la sede del problema, lo scopo per cui vengono prescritte”, spiega la dottoressa Dossena.

Negli ultimi anni, le calze terapeutiche hanno fatto passi da gigante: nuovi filati e colori, diverse vestibilità hanno reso il loro aspetto indistinguibile da quelle non compressive, andando incontro alle più svariate esigenze di chi deve indossarle. 

 

Perché affidarsi a uno specialista per la scelta delle calze elastocompressive

Le calze elastocompressive sono uno strumento terapeutico efficace, non solo preventivo: se scelte correttamente e utilizzate con costanza, migliorano significativamente la qualità della vita e prevengono complicanze anche serie. 

Il consiglio più importante? Non scegliere da soli. Affidarsi a uno specialista vascolare per una prescrizione personalizzata è il modo migliore per ottenere il massimo beneficio, tenendo conto ove possibile anche delle preferenze del paziente.