
L’ecografia con mezzo di contrasto (CEUS) all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio: come funziona e a cosa serve
PUBBLICATO IL 25 FEBBRAIO 2026
L’ecografia con mezzo di contrasto, nota come CEUS (Contrast-Enhanced Ultrasound), è ad oggi una delle tecniche più avanzate nella diagnostica per immagini non invasiva. Basata sull’ecografia convenzionale, la CEUS permette di caratterizzare lesioni che, con gli ultrasuoni standard, resterebbero indeterminate.
Approfondiamo il tema con il Prof. Luca Maria Sconfienza, Responsabile dell’Unità operativa di Radiologia Diagnostica e Interventistica dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio.
Dall’ecografia tradizionale all’ecografia con mezzo di contrasto: cosa cambia
“L'ecografia tradizionale è una metodica estremamente diffusa e utilizzata praticamente in tutti gli ambiti del corpo – spiega il Prof. Sconfienza – in quanto è priva di radiazioni ionizzanti, ben tollerata e accessibile.
Tuttavia, in alcuni casi, quando individua piccole lesioni o reperti di cui è necessario definire con precisione la natura, non è sufficiente per arrivare a una diagnosi definitiva”.
L’ecografia con contrasto (CEUS) utilizza microbolle di gas come mezzo di contrasto, che viene somministrato per via endovenosa tramite un ago simile a quello di un prelievo di sangue. Queste microbolle rimangono all’interno dei vasi sanguigni per circa 5 minuti e consentono di studiare in tempo reale la vascolarizzazione delle lesioni, migliorandone significativamente la caratterizzazione.
“La procedura è semplice e molto simile a una normale ecografia – prosegue il Prof. Sconfienza -. Dopo l’iniezione del mezzo di contrasto, l’esame continua con l’acquisizione delle immagini tramite apparecchi ecografici dedicati”.
Quando è indicata l'ecografia con contrasto
La CEUS non è un esame di routine, ma viene prescritta in situazioni selezionate in cui l’ecografia standard non è sufficiente. È indicata, ad esempio, nella valutazione approfondita di:
- lesioni epatiche;
- lesioni tiroidee;
- lesioni renali;
- lesioni pancreatiche;
- lesioni spleniche
Inoltre, trova applicazione in specifici ambiti della patologia vascolare e oncologica.
I principali vantaggi dell’ecografia con contrasto per il paziente
“Il mezzo di contrasto della CEUS ci consente di caratterizzare la maggior parte delle lesioni – spiega lo specialista – ed è un’alternativa poco invasiva, più rapida ed economica rispetto ad altre metodiche”.
La metodica CEUS ha diversi vantaggi per il paziente:
Elevata sicurezza
Le microbolle ecografiche:
- non hanno un potere allergizzante significativo;
- non sono nefrotossiche.
Questo rende la CEUS indicata anche per pazienti con:
- insufficienza renale;
- controindicazioni ai mezzi di contrasto utilizzati in TAC o risonanza magnetica.
Elevata tollerabilità
L’esame ha poche controindicazioni. Inoltre, non è necessario effettuare alcun esame del sangue prima dell’esame.
Alta precisione diagnostica
La CEUS è particolarmente efficace nella caratterizzazione delle lesioni focali del fegato, consentendo spesso di distinguere tra lesioni benigne e maligne con elevata affidabilità.
“Applicazioni sempre più consolidate riguardano anche le lesioni tiroidee – spiega Sconfienza - dove lo studio dei pattern di vascolarizzazione supporta l’ecografia convenzionale nel percorso diagnostico”.
Rapidità e comfort
L’esame:
- dura pochi minuti;
- è ben tollerato;
- non richiede preparazioni complesse né tempi di recupero, migliorando sensibilmente l’esperienza del paziente.
Per chi non è indicato
L’ecografia con contrasto è sconsigliato solo:
- alle donne in gravidanza;
- ai soggetti con insufficienza cardiaca o respiratoria grave;
- nel caso di allergia nota al mezzo di contrasto utilizzato.
L’ecografia con contrasto all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio
Grazie all'introduzione dell’ecografia con mezzo di contrasto, l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio conferma così il proprio impegno nell’offrire una diagnostica per immagini di alto livello, basata su tecnologie avanzate, linee guida internazionali e competenze altamente specializzate.
L’integrazione di questa metodica nei percorsi clinici e diagnostici infatti permette di:
- ottenere diagnosi più rapide e accurate;
- ridurre il ricorso a esami più invasivi o costosi, con minore stress diagnostico per il paziente e possibilità di prendere decisioni terapeutiche più mirate.



