Dolore anale: diagnosi e trattamenti disponibili

Dolore anale: diagnosi e trattamenti disponibili

PUBBLICATO IL 25 FEBBRAIO 2026

Dolore anale: diagnosi e trattamenti disponibili

PUBBLICATO IL 25 FEBBRAIO 2026

Leggi il CV del dott. Bordoni, proctologo dell'Istituto Clinico Villa Aprica di Como

Il dolore anale è un disturbo molto più frequente di quanto si pensi, ma spesso viene sottovalutato o gestito con imbarazzo, ritardando la visita specialistica. Nella maggior parte dei casi si tratta di condizioni benigne e curabili, soprattutto se affrontate precocemente. Tra le cause più comuni rientrano ragadi anali ed emorroidi, 2 quadri clinici diversi, ma spesso confusi dai pazienti. 

Ne parliamo con il Dott. Luca Bordoni, Responsabile dell’Unità funzionale di Proctologia e Patologie del Pavimento Pelvico e dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale all’Istituto Clinico Villa Aprica di Como

“La regione anale è una delle aree del corpo con la più alta concentrazione di terminazioni nervose – spiega il dott. Luca Bordoni – e questo fa sì che qualunque stimolo venga percepito in modo amplificato. Il dolore anale, quindi, è un sintomo molto frequente nelle patologie proctologiche e spesso anche molto intenso”. 

 

Cause del dolore anale: ragadi anali ed emorroidi

Uno degli equivoci più comuni riguarda la distinzione tra ragade anale e malattia emorroidaria. 

Ragade anale: perché fa così male 

La ragade anale è una piccola fissurazione della mucosa, ma può essere estremamente dolorosa. 

In genere il dolore compare durante l’evacuazione e può persistere per ore, diventando così invalidante da spingere alcune persone a ridurre l’alimentazione pur di evitare di andare in bagno. 

Emorroidi: quando causano davvero dolore 

Diverso è il caso delle emorroidi, che non sono di per sé una malattia. “Le emorroidi sono strutture anatomiche normali che tutti possediamo dalla nascita – precisa il dott. Bordoni –. Si parla correttamente di malattia emorroidaria quando queste strutture si alterano e diventano sintomatiche”. 

Contrariamente a quanto si crede, le emorroidi non provocano dolore nella maggioranza dei casi. Il dolore compare soprattutto in una situazione specifica: la tromboflebite emorroidaria, quando il plesso emorroidario si estroflette e viene “strozzato”, determinando una condizione acuta e molto dolorosa, generalmente di durata limitata. 

 

Dolore anale senza lesioni: i crampi dello sfintere 

Esistono inoltre forme di dolore anale non legate a patologie organiche, ma a fenomeni funzionali: per esempio, i crampi dello sfintere anale, episodi improvvisi e intensi che possono comparire soprattutto di notte. 

“Si tratta di un dolore benigno, legato a una contrazione muscolare involontaria – chiarisce lo specialista – spesso influenzata da fattori di stress o tensione. Il trattamento è semplice: il calore, ad esempio, con un bidet di acqua calda, favorisce il rilassamento dello sfintere e la risoluzione del sintomo”. 

Più raramente, il dolore può essere correlato a patologie più serie, come le neoplasie del distretto anorettale, diagnosticabili con una valutazione specialistica. 

 

Quando preoccuparsi per il dolore anale? I segnali da non sottovalutare

Il messaggio principale è non ignorare i sintomi. Alcuni segnali richiedono una valutazione medica: 

  • sanguinamento anale
  • dolore persistente o ricorrente
  • secrezioni anomale
  • cambiamento improvviso delle abitudini intestinali;
  • difficoltà evacuative non spiegate da variazioni di dieta o stile di vita.

“Non è necessario allarmarsi per un episodio isolato, – sottolinea il dott. Bordoni – ma se il disturbo persiste per 10-15 giorni è fondamentale approfondire. Spesso una visita di pochi minuti può risolvere anni di sofferenza”. 

 

Evitare l’autodiagnosi e i rimedi “fai da te” 

Uno degli errori più comuni è ricorrere a farmaci da banco senza una diagnosi precisa. Avverte lo specialista: “Curare un disturbo senza averlo visto significa rischiare di sommare 2 errori: 

  • interpretare male il sintomo; 
  • utilizzare una terapia non indicata”. 

Il consiglio è rivolgersi al medico di base o direttamente allo specialista proctologo, evitando trattamenti empirici prolungati che possono ritardare la diagnosi corretta, soprattutto quando il problema non è legato alle emorroidi. 

 

Ragadi anali ed emorroidi: lo stile di vita conta 

Molte patologie proctologiche, incluse ragadi anali ed emorroidi, sono influenzate dalle abitudini quotidiane. La prevenzione si basa su alcuni pilastri fondamentali: 

  • alimentazione equilibrata e ricca di fibre; 
  • adeguata idratazione; 
  • attività fisica regolare; 
  • evitare sforzi evacuativi prolungati; 
  • non trattenere né forzare l’evacuazione.

“La regolarità intestinale non significa andare in bagno tutti i giorni, – spiega il dott. Bordoni – ma avere un ritmo fisiologico coerente con ciò che si mangia. L’evacuazione è un atto naturale, non va forzata”. 

Anche alcune abitudini apparentemente innocue, come rimanere seduti a lungo sul WC, possono favorire l’insorgenza dei disturbi. 

Predisposizione familiare e gravidanza: fattori da conoscere

Esiste inoltre una componente predisponente: non si tratta di ereditarietà diretta, ma di familiarità legata sia alla struttura vascolare, sia alle abitudini condivise all’interno del nucleo familiare. 

Un momento particolarmente delicato è la gravidanza, durante la quale si verificano: 

  • aumento della pressione addominale; 
  • rallentamento del ritorno venoso; 
  • maggiore tendenza alla stipsi; 
  • compressione della pelvi da parte dell’utero.

Tutti fattori che possono favorire la comparsa o il peggioramento della malattia emorroidaria, indipendentemente dal tipo di parto. 

Emorroidi e ragadi anali: quando è indicato l’intervento chirurgico 

La chirurgia rappresenta l’ultima opzione terapeutica, indicata solo quando le terapie conservative e mininvasive non hanno dato risultati. “L’intervento viene valutato esclusivamente dallo specialista dopo un percorso terapeutico completo”, precisa il dott. Bordoni. 

Oggi l’approccio chirurgico è profondamente cambiato rispetto al passato. Le tecniche moderne: 

  • sono più conservative; 
  • riducono il dolore post-operatorio; 
  • mirano a correggere la causa del problema, non solo il sintomo; 
  • garantiscono tassi di recidiva molto bassi.

In particolare, presso l’Istituto Clinico Villa Aprica di Como si affronta la malattia emorroidaria considerando il suo legame con il prolasso rettale, trattando quindi l’origine del disturbo piuttosto che limitarsi alla rimozione delle emorroidi. 

Recupero e qualità della vita dopo l’intervento

Gli interventi prevedono generalmente una degenza di un paio di notti, con anestesia spinale e tempi di recupero variabili da persona a persona. 

“La ripresa è soggettiva, – conclude il dott. Bordoni – ma nella maggior parte dei casi il ritorno alle normali attività è più rapido rispetto alle tecniche tradizionali. L’obiettivo non è solo risolvere la patologia, ma migliorare concretamente la qualità di vita del paziente”. 

 

Superare l’imbarazzo: il primo passo per risolvere il problema

Il vero ostacolo resta spesso culturale: il pudore porta molte persone a rimandare la visita. “Meglio una visita che si rivela inutile che una non fatta quando sarebbe stata necessaria”, ricorda lo specialista. 

Affrontare precocemente dolore anale, ragadi anali ed emorroidi consente nella maggior parte dei casi di risolverli con trattamenti semplici, evitando evoluzioni più complesse. La proctologia moderna offre percorsi diagnostici e terapeutici efficaci, personalizzati e sempre meno invasivi. 

Prendersi cura della propria salute significa anche superare i tabù: ascoltare i segnali del corpo e rivolgersi allo specialista è il primo passo verso una soluzione rapida e duratura. 

Per prenotare una visita proctologica all’Istituto Clinico Villa Aprica di Como:  

SSN 

  • Call Center Prenotazioni SSN: 800 638638 (num. verde Regione Lombardia) 

Call Center Solventi 

  • Telefono 031579543 (Lun - Ven 9:00 - 16:00) 

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