Come riconoscere il rettocele e come curarlo

Come riconoscere il rettocele e come curarlo

PUBBLICATO IL 19 OTTOBRE 2026

Come riconoscere il rettocele e come curarlo

PUBBLICATO IL 19 OTTOBRE 2026

Il rettocele è un disturbo del pavimento pelvico molto più frequente di quanto si pensi, ma ancora poco conosciuto. Molte donne convivono per anni con difficoltà a evacuare, necessità di spingere a lungo per defecare, sensazione di svuotamento incompleto o la necessità di aiutarsi manualmente per via vaginale o perineale durante la defecazione, senza sapere che questi sintomi possono avere una causa ben precisa, ma soprattutto che possono essere trattati e risolti. Eppure, quando il rettocele diventa sintomatico può incidere in modo significativo sulla qualità di vita.  

Ma che cos’è esattamente il rettocele? Quando è necessario trattarlo? E perché non è solo un discorso legato alle sue dimensioni? Ne parliamo con il dottor Mauro Montuori, chirurgo dell'Unità di Chirurgia Generale del Policlinico San Pietro.

 

Cos’è il rettocele

Il rettocele è una protrusione della parete anteriore del retto verso la vagina, causata dal cedimento del setto retto-vaginale. È quindi una problematica anatomica legata a un indebolimento del pavimento pelvico. 

“È importante sottolineare che il rettocele è spesso un reperto anatomico e non sempre una malattia. Molte donne lo presentano senza alcun sintomo” sottolinea il dottor Montuori.

 

Chi colpisce più frequentemente

Il rettocele è una condizione relativamente comune, ma spesso sottostimata perché può rimanere asintomatica per anni. Interessa quasi esclusivamente il sesso femminile, in particolare:

  • donne di qualsiasi età con una maggiore incidenza dopo i 40 anni; 
  • donne che hanno avuto parti vaginali. 

Tuttavia alcune abitudini defecatorie “scorrette”, come il ritardare l'evacuazione, possono favorirne la comparsa in età più giovanile.

È importante tuttavia sottolineare che il rettocele è comune come reperto anatomico anche in donne che non hanno sintomi, e in tal caso non necessita di trattamento. 

 

I sintomi del rettocele: come riconoscerlo 

Il rettocele diventa rilevante quando compromette la qualità di vita, soprattutto interferendo con la funzione evacuativa. La manifestazione clinica più caratteristica è la sindrome da ostruita defecazione (SOD o ODS dall’inglese Obstructed Defecation Syndrome), che può presentarsi con:

  • difficoltà a evacuare;
  • sensazione di svuotamento incompleto;
  • necessità di digitazione vaginale o perineale;
  • sforzo evacuativo importante;
  • senso di peso pelvico.

Alle volte il rettocele si presenta con disturbi associati quali:

  • disturbi durante i rapporti vaginali;
  • infezioni ricorrenti delle vie urinarie.

 

Come si arriva alla diagnosi di rettocele

Il percorso diagnostico parte sempre dalla visita specialistica proctologica. È il momento decisivo, perché consente di correlare i sintomi con il quadro clinico reale e comprende:

  • anamnesi accurata con domande sulle abitudini evacuative;
  • esame obiettivo proctologico con eventuale anoscopia;
  • prima valutazione del pavimento pelvico. 

Solo successivamente, se indicato, si eseguono esami strumentali:

  • defeco Risonanza Magnetica con studio dinamico del pavimento pelvico (una risonanza magnetica dinamica che permette di valutare la funzione del pavimento pelvico durante la defecazione);
  • manometria ano-rettale;
  • eventualmente colonscopia a seconda dei casi.

“Gli esami servono a completare il quadro per permettere un trattamento personalizzato. Non è solo la dimensione del rettocele a guidare la valutazione, ma il suo impatto funzionale e lo stato del pavimento pelvico” spiega lo specialista.

 

Come si cura il rettocele: dal trattamento conservativo all’intervento chirurgico

La terapia del rettocele inizia sempre con un approccio conservativo, finalizzato a migliorare la funzione evacuativa e a ridurre i sintomi. Questo percorso può comprendere:

  • regolarizzazione dell'alvo, attraverso il trattamento della stitichezza e il mantenimento di feci morbide e facilmente evacuabili;
  • riduzione dello sforzo evacuativo, evitando di spingere eccessivamente durante la defecazione e adottando una corretta postura sul WC;
  • modifiche dietetiche, con un adeguato apporto di fibre e liquidi, personalizzato in base alle caratteristiche della paziente, non sempre aumentare l’apporto di fibre in modo indiscriminato contribuisce a migliorare l’evacuazione;
  • correzione delle abitudini comportamentali, ad esempio, rispettando lo stimolo evacuativo, evitando di trattenere le feci e limitando il tempo trascorso sul water.

Accanto a questo, quando indicato, ha un ruolo fondamentale la riabilitazione del pavimento pelvico attraverso percorsi personalizzati per migliorare coordinazione, tono muscolare e modalità di evacuazione.

“Il proctologo rivaluta la paziente dopo gli esami e le terapie consigliate al fine di ottimizzare i risultati del trattamento conservativo e stabilire il miglior percorso successivo, eventualmente anche chirurgico con interventi robotici, laparoscopici o per via transanale, personalizzati sulle necessità della paziente nei casi in cui il percorso di cura abbia confermato una condizione anatomica e funzionale compatibile con i sintomi”.

 

Qual è l’obiettivo del trattamento

L’obiettivo del trattamento del rettocele non è correggere un difetto anatomico, ma migliorare la qualità di vita della paziente. 

“Un rettocele, anche evidente dal punto di vista anatomico, può non dare alcun sintomo e non richiede trattamento. Al contrario, forme meno evidenti, ma funzionalmente significative possono richiedere un percorso terapeutico” conclude il dottor Montuori.