
Disturbi del pavimento pelvico e fisioterapia: come funziona il percorso di riabilitazione
PUBBLICATO IL 31 AGOSTO 2026
I disturbi del pavimento pelvico comprendono un insieme di condizioni cliniche che possono interessare sia uomini, sia donne e includono incontinenza urinaria e fecale, prolasso degli organi pelvici, dolore pelvico cronico e disfunzioni della fase evacuativa.
Si tratta di problematiche frequenti, ma ancora spesso sottovalutate, che tendono a essere considerate una conseguenza fisiologica di eventi come gravidanza, parto, menopausa o invecchiamento. Tuttavia, quando i sintomi persistono o peggiorano nel tempo, è fondamentale un inquadramento specialistico e un percorso terapeutico mirato.
In questo contesto, la riabilitazione del pavimento pelvico rappresenta uno dei cardini del trattamento conservativo e, in molti casi, il primo approccio terapeutico.
Ne parliamo con la dottoressa Carlotta La Raja, chirurga generale e proctologa, e Sabrina Pelizzari, dottoressa in scienze riabilitative delle professioni sanitarie esperta in riabilitazione del pavimento pelvico, entrambe collaboratrici presso l’Unità di Chirurgia Coloproctologica e del Pavimento Pelvico dell’IRCCS Policlinico San Donato, dove è attivo il Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico.
Il pavimento pelvico: anatomia e funzione
Il pavimento pelvico è una struttura complessa costituita da muscoli, fasce e tessuto connettivo che sostiene vescica, utero e retto.
Le sue principali funzioni includono:
- il mantenimento della continenza urinaria e fecale;
- il sostegno degli organi pelvici;
- la partecipazione alla funzione sessuale;
- il contributo alla stabilità del bacino e del core addominale.
Il corretto funzionamento di questo sistema dipende dall’equilibrio tra forza, elasticità e coordinazione muscolare. Quando uno o più di questi elementi si alterano, possono comparire sintomi anche molto diversi tra loro.
“Si tratta di un sistema integrato, in cui anche alterazioni lievi possono avere un impatto importante sulla qualità della vita” spiega la dottoressa La Raja.
Sintomi e manifestazioni cliniche delle disfunzioni del pavimento pelvico
Le disfunzioni del pavimento pelvico possono manifestarsi con quadri clinici eterogenei e spesso sovrapposti. Tra i sintomi più frequenti si osservano:
- incontinenza urinaria da sforzo o da urgenza;
- aumento della frequenza urinaria e urgenza minzionale;
- senso di peso pelvico, soprattutto quando si sta in piedi;
- difficoltà evacuative e stipsi cronica;
- incontinenza fecale o di gas;
- dolore pelvico cronico e dispareunia (dolore ai rapporti);
- disfunzioni sessuali.
La variabilità dei sintomi può rendere complesso il riconoscimento precoce della condizione e ritardare l’accesso a un trattamento adeguato.
“Molti pazienti imparano a convivere con il disturbo, modificando inconsapevolmente le proprie abitudini quotidiane - osserva La Raja - con un progressivo impatto sulla vita sociale, lavorativa e relazionale”.
Quando è indicata la riabilitazione del pavimento pelvico
La riabilitazione del pavimento pelvico è indicata in numerose condizioni funzionali ed è considerata un trattamento conservativo di prima linea. Tra le principali indicazioni:
- incontinenza urinaria e fecale;
- prolasso degli organi pelvici lieve o moderato;
- dolore pelvico cronico di origine muscolo-funzionale;
- disfunzioni post-partum;
- esiti di interventi chirurgici pelvici o addominali;
- alterazioni della coordinazione muscolare.
Il trattamento viene sempre personalizzato in base alla valutazione clinica e funzionale iniziale.
“La riabilitazione richiede un approccio su misura - sottolinea la fisioterapista Pelizzari - perché non esistono protocolli uguali per tutti. L’obiettivo è adattare le tecniche alla reale condizione del paziente e alla sua capacità di percepire e controllare la muscolatura”.
Il percorso fisioterapico per la riabilitazione del pavimento pelvico: come funziona
La riabilitazione del pavimento pelvico si basa su un approccio multimodale che integra diverse tecniche terapeutiche. Tra queste:
- esercizi di rieducazione e rinforzo muscolare;
- tecniche di rilassamento nei casi di ipertono;
- biofeedback per migliorare la propriocezione;
- elettrostimolazione funzionale nei casi selezionati;
- rieducazione posturale e training respiratorio diaframmatico;
- educazione comportamentale e correzione delle abitudini minzionali e intestinali;
- radiofrequenza;
- onde d’urto.
Il percorso è graduale e richiede continuità, con tempi di risposta variabili da persona a persona.
“La prima fase è spesso quella più importante: aiutare il paziente a riconoscere il pavimento pelvico e a svilupparne la consapevolezza. Solo dopo questo passaggio è possibile lavorare in modo efficace su forza, coordinazione e controllo” spiega la dottoressa Pelizzari.
La valutazione specialistica prima di iniziare
Prima di iniziare la riabilitazione è fondamentale una valutazione clinica approfondita, che può includere visita proctologica, ginecologica o urologica ed eventuali esami strumentali come:
- ecografia transperineale;
- manometria ano-rettale;
- studi urodinamici;
- defeco-RM nei casi selezionati.
“Una diagnosi funzionale accurata è essenziale per definire il percorso terapeutico- spiega la dottoressa La Raja -. Ogni paziente presenta una combinazione unica di fattori clinici e funzionali”.
Il ruolo della fisioterapia nei percorsi complessi
Nei casi più severi, come prolassi avanzati o incontinenza importante, la riabilitazione può non essere sufficiente come trattamento esclusivo. Tuttavia, mantiene un ruolo centrale all’interno di un percorso integrato. Può essere indicata:
- in fase pre-operatoria per migliorare la funzione muscolare;
- in fase post-operatoria per favorire il recupero;
- come trattamento adiuvante in percorsi multidisciplinari.
“Anche quando è necessario un intervento chirurgico, la riabilitazione è fondamentale per ottimizzare il risultato funzionale” sottolinea la dottoressa La Raja.
Il Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico del Policlinico San Donato
Il Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico dell’IRCCS Policlinico San Donato adotta un modello multidisciplinare che integra competenze chirurgiche, urologiche, ginecologiche e riabilitative. L’obiettivo è garantire una presa in carico completa, progressiva e personalizzata, privilegiando quando possibile i trattamenti conservativi.
“Il nostro obiettivo non è soltanto ridurre il sintomo, ma migliorare la funzione e la qualità di vita del paziente, restituendo autonomia e benessere nella quotidianità” concludono la dottoressa La Raja e la dottoressa Pelizzari.



