
Centro per i disturbi del Pavimento Pelvico Policlinico San Donato: di cosa si occupa e a chi si rivolge
PUBBLICATO IL 15 LUGLIO 2026
I disturbi del pavimento pelvico sono condizioni cliniche ben definite, che oggi possono essere affrontate con percorsi diagnostici e terapeutici strutturati. Nasce con questo obiettivo il Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico del Policlinico San Donato che si occupa della diagnosi e del trattamento delle principali patologie dell’area pelvica, dall’incontinenza ai prolassi fino ai disturbi funzionali della minzione e della defecazione.
Questi disturbi si manifestano, più spesso di quanto si pensi e iniziano con piccoli segnali: qualche perdita di urina, la difficoltà a trattenere lo stimolo, una sensazione di peso a livello vaginale o rettale. All’inizio si tende a non darci troppo peso, attribuendo tutto allo stress, all’età oppure agli effetti di una gravidanza o di un intervento passato. Con il tempo, però, questi episodi possono tornare e diventare sempre più frequenti, fino a influire concretamente sulla vita di tutti i giorni.
“Molte persone arrivano alla visita dopo anni di disturbi - racconta la dottoressa Carlotta La Raja, chirurga generale e proctologa presso l’Unità di Chirurgia Coloproctologica e del Pavimento Pelvico dell’IRCCS Policlinico San Donato, diretta dal dottor Angelo Stuto - non perché il problema abbia un impatto marginale sulla vita quotidiana, ma perché spesso si prova a conviverci senza sapere a chi rivolgersi”.
Che cos’è il pavimento pelvico e cosa sono le sue disfunzioni
Il pavimento pelvico è un insieme di muscoli e tessuti che sostiene vescica, vagina, utero, retto e canale anale. Lavora continuamente, anche se non ce ne accorgiamo, ed è fondamentale per garantire continenza e corretto svuotamento di vescica e intestino. Quando questo equilibrio si altera, i segnali possono essere molto diversi tra loro.
“Non esiste un’unica modalità con cui si manifestano questi disturbi e spesso si tende a ragionare a compartimenti stagni (apparato urinario, genitale e digerente) mentre questi tre apparati nella pelvi sono in stretto contatto” spiega la specialista.
Il sintomo più noto è l’incontinenza urinaria, che può presentarsi come piccole perdite o come un’urgenza improvvisa difficile da controllare.
Ma non è l’unico segnale. Il prolasso degli organi pelvici può dare una sensazione di peso o pressione, soprattutto a fine giornata. Altri pazienti riferiscono:
- difficoltà evacuative;
- stipsi persistente;
- episodi di incontinenza fecale.
C’è poi il dolore pelvico cronico, spesso il più complesso da interpretare con un impatto significativo sulla qualità della vita.
In molti casi questi disturbi si presentano insieme, rendendo la diagnosi più articolata.
Chi è più a rischio
Non si tratta di problemi esclusivamente femminili, anche se nelle donne sono più frequenti, soprattutto dopo gravidanza, parto o in menopausa.
Possono aumentare il rischio:
- età;
- stipsi cronica;
- obesità;
- patologie neurologiche;
- interventi chirurgici nella zona pelvica.
Non è raro, però, incontrare pazienti giovani che non avevano mai collegato quei sintomi a una condizione medica precisa.
“Il punto non è solo il tipo di disturbo, ma il tempo che passa prima di inquadrarlo - osserva la chirurga -. Spesso si pensa di doverci convivere. Ma nella maggior parte dei casi si può fare molto”.
Quando i sintomi dei disturbi pelvici limitano la quotidianità
All’inizio sono piccoli adattamenti, come evitare attività fisica e cibi particolari o programmare le pause per andare in bagno.
Poi, in alcuni casi, le limitazioni diventano più importanti. Si evitano uscite prolungate, viaggi o situazioni sociali per la paura di episodi imbarazzanti o disagi successivi.
“Succede spesso che il paziente si adatti ai sintomi senza rendersene conto, ma l’obiettivo della cura è restituire normalità, non costruire nuove limitazioni” indica la specialista.
Il Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico del Policlinico San Donato
Per affrontare queste patologie del pavimento pelvico è necessario un approccio che non si limiti al singolo sintomo o alla singola specialità.
Per questo motivo l’IRCCS Policlinico San Donato ha strutturato un Centro dedicato ai Disturbi del Pavimento Pelvico, all’interno dell’Unità di Chirurgia ColoProctologica e del Pavimento Pelvico, organizzato come realtà autonoma rispetto alla sola attività chirurgica e pensato per garantire una presa in carico completa e progressiva.
L’obiettivo è seguire il paziente a 360°, privilegiando, quando possibile, un approccio non invasivo e costruendo un percorso realmente personalizzato.
L’approccio multidisciplinare del centro
Il punto di forza del Centro è il lavoro multidisciplinare, che integra competenze diverse per affrontare un quadro clinico spesso complesso.
Il team comprende specialisti in:
- chirurgia coloproctologica e del pavimento pelvico;
- uroginecologia;
- fisioterapia per la riabilitazione del pavimento pelvico;
- radiologia con diagnostica avanzata (come defeco-RM);
- neurologia ed elettromiografia;
- anestesia e terapia del dolore.
L’obiettivo è evitare percorsi frammentati e costruire una valutazione condivisa che porti a una strategia unica di trattamento.
Il ruolo di coordinamento del percorso clinico
All’interno del Centro, il percorso diagnostico iniziale è coordinato da uno dei chirurghi dell’Equipe di ColoProctologia e Chirurgia del Pavimento Pelvico che ha il compito di garantire continuità e uniformità nella presa in carico.
Si tratta di una figura di riferimento per il paziente, con la funzione di orientare la valutazione clinica e impostare un iter progressivo.
La visita per valutare la salute del pavimento pelvico
La prima visita può consistere in una valutazione del pavimento pelvico che consiste in:
- colloquio anamnestico approfondito;
- raccolta e somministrazione di questionari clinico-valutativi;
- visita clinica non invasiva;
- ecografia transperineale per la valutazione funzionale del pavimento pelvico.
La diagnosi dei disturbi del pavimento pelvico
Di solito si parte da una visita specialistica con valutazione mirata del pavimento pelvico, durante la quale vengono raccolti i sintomi e ricostruita la loro evoluzione nel tempo.
Se necessario, vengono prescritti approfondimenti come:
- ecografia pelvica e perineale;
- esami urodinamici;
- manometria ano-rettale;
- defecografia.
“Ogni persona arriva con una storia diversa. Ed è da lì che bisogna partire, non solo dal sintomo” sottolinea la specialista.
Riabilitazione del pavimento pelvico: il primo passo
La riabilitazione del pavimento pelvico rappresenta uno dei pilastri del trattamento: un percorso fatto di:
- esercizi mirati;
- tecniche di biofeedback;
- radiofrequenza, se necessaria.
“È un lavoro graduale ma concreto, che può portare miglioramenti significativi nella gestione dei sintomi.È spesso la fase in cui il paziente percepisce per la prima volta un cambiamento reale - spiega la specialista -. Questo ha un impatto importante anche sulla motivazione.”
In quali casi si ricorre alla chirurgia
La chirurgia permette di correggere difetti anatomici per migliorare la funzionalità degli organi pelvici. Si utilizza nei prolassi che possono determinare incontinenza o stipsi e nei casi di incontinenza fecale dovuta a importanti difetti sfinteriali.
“Le tecniche oggi disponibili sono sempre più mirate e, quando possibile, mininvasive. La decisione viene sempre condivisa con il paziente dopo un inquadramento completo” conclude la dottoressa La Raja.
Come si accede al Centro per i Disturbi del Pavimento pelvico
Il servizio è disponibile sia in regime di Servizio Sanitario Nazionale sia in regime privato. Per informazioni e prenotazioni è possibile consultare la pagina dedicata al Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico.



