
Perché è importante la riabilitazione del pavimento pelvico prima e dopo l’intervento per prolasso rettale
PUBBLICATO IL 04 GIUGNO 2026
Il prolasso rettale si verifica quando il retto perde il suo sostegno naturale, arrivando nei casi più complessi a fuoriuscire dall'ano. È una condizione che pesa sulla vita di tutti i giorni: dalle difficoltà ad andare in bagno alla sensazione di ingombro, fino ai timori legati all'incontinenza. Spesso la chirurgia è il passo necessario, ma c’è un alleato che fa davvero la differenza: la riabilitazione del pavimento pelvico, fondamentale sia prima sia dopo l’operazione.
Ne parliamo con la Dott.ssa Sara Molteni, fisioterapista e referente dell’ambulatorio dedicato presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza.
Prolasso rettale, un problema che riguarda soprattutto le donne
Il prolasso rettale può colpire sia uomini, sia donne, ma sono queste ultime ad essere generalmente più predisposte.
“Le donne sono più soggette soprattutto per una questione anatomica e per gli effetti del parto sul pavimento pelvico – spiega la fisioterapista –. Le spinte del parto, eventuali traumi ostetrici e una maggiore tendenza alla debolezza muscolare della zona pelvica possono favorire la comparsa del problema.
Anche la stitichezza cronica e gli sforzi evacuativi ripetuti giocano un ruolo importante”.
Con l’avanzare dell’età, inoltre, il tono muscolare tende fisiologicamente a ridursi, aumentando il rischio di cedimento delle strutture di sostegno.
Perché la riabilitazione del pavimento pelvico è importante?
“Molte persone pensano che la fisioterapia serva solo dopo l’intervento, ma in realtà il lavoro prima della chirurgia è altrettanto importante - spiega la Dott.ssa Molteni -.
L’obiettivo della riabilitazione è insegnare al pavimento pelvico a lavorare meglio: contrarsi quando serve, ma anche rilassarsi nel momento corretto, ad esempio, durante l’evacuazione.
Nel prolasso rettale, infatti, capita spesso che il paziente spinga troppo o nel modo sbagliato, peggiorando i sintomi. La maggior parte delle persone utilizza una spinta eccessiva e poco corretta.
Noi lavoriamo molto su questo aspetto, insegnando una modalità evacuativa più efficace e meno traumatica per i tessuti”.
Il percorso riabilitativo può aiutare a:
- migliorare il tono e il sostegno del pavimento pelvico;
- ridurre la sensazione di peso e ingombro;
- migliorare la qualità dell’evacuazione;
- ridurre gli sforzi eccessivi durante la defecazione;
- migliorare il controllo della muscolatura e la continenza.
Riabilitazione prima dell’intervento: preparare il corpo alla chirurgia
La fisioterapia pre-operatoria ha un obiettivo: arrivare all’intervento con una muscolatura più preparata. “Se il pavimento pelvico è già più tonico e coordinato prima della chirurgia, il lavoro del chirurgo viene sostenuto meglio e il recupero può essere più favorevole”, spiega Molteni.
In pratica, si lavora per:
- tonificare la muscolatura di sostegno;
- migliorare la coordinazione addome–pavimento pelvico;
- imparare a spingere correttamente durante l’evacuazione.
Il percorso varia in base al paziente, ma generalmente si prevedono 5–10 sedute.
“In alcuni casi, soprattutto nei prolassi meno severi, la riabilitazione può persino migliorare i sintomi al punto da consentire, insieme alla valutazione del chirurgo, di rimandare o rivalutare l’intervento”.
Dopo l’intervento: perché la fisioterapia è fondamentale
La riabilitazione riprende generalmente dopo circa 3 settimane dall’intervento, sempre secondo le indicazioni dello specialista.
“Nel post operatorio uno degli aspetti che spaventa di più è l’urgenza evacuativa – racconta la fisioterapista –. Alcuni pazienti avvertono uno stimolo improvviso e difficile da controllare, a volte accompagnato da piccoli episodi di incontinenza. È una situazione frequente all’inizio e nella maggior parte dei casi temporanea”.
Questo succede perché l’area operata deve riadattarsi e recuperare la normale sensibilità. Con la riabilitazione si lavora per:
- recuperare il controllo muscolare;
- rendere più gestibile lo stimolo evacuativo;
- ridurre episodi di urgenza o incontinenza;
- insegnare di nuovo una corretta spinta evacuativa.
Anche nel post operatorio il percorso prevede in media 5–10 sedute, personalizzate sulle esigenze del paziente.
Non solo esercizi: abitudini quotidiane, postura e biofeedback
La fisioterapia del pavimento pelvico non significa soltanto esercizi. “Una parte importante del lavoro riguarda le abitudini quotidiane – spiega Molteni –. Per esempio, insegniamo:
- come spingere correttamente durante l’evacuazione;
- come gestire le pressioni addominali;
- quali posture aiutano a ridurre lo sforzo”.
Un consiglio semplice, ma spesso molto utile? Utilizzare uno sgabellino sotto i piedi quando si è seduti sul WC: permette di assumere una posizione più favorevole all’evacuazione, riducendo la necessità di spingere.
Quando necessario, il percorso può includere anche il biofeedback, una tecnica che permette di visualizzare su un monitor il lavoro della muscolatura del pavimento pelvico e imparare a controllarla meglio.
Anche il lavoro conta
Ogni percorso riabilitativo viene personalizzato in base allo stile di vita del paziente, compreso il lavoro svolto.
“Sapere che lavoro fa il paziente è indispensabile – sottolinea la fisioterapista –. Chi solleva pesi, lavora in cucina, in magazzino o svolge attività fisicamente impegnative deve imparare a gestire i carichi in modo corretto, soprattutto dopo un intervento”.
Nelle ultime fasi della riabilitazione si lavora proprio sulla rieducazione al gesto lavorativo, simulando i movimenti quotidiani e insegnando come proteggere il pavimento pelvico durante gli sforzi.
Come accedere all’ambulatorio presso gli Istituti Clinici Zucchi
È possibile accedere al servizio tramite una prescrizione medica:
- in regime SSN, per informazioni o prenotazioni telefonare allo 039 8383 666;
- in regime privato o con fondi assicurativi, per informazioni o prenotazioni telefonare allo 039 8383 888.



