Tutte le cause e i rimedi della fascite plantare

PUBBLICATO IL 21 OTTOBRE 2021

Un disturbo frequente che può riguardare tutti, dai runners professionisti ai non atleti, anche per via di scarpe ‘sbagliate’. La fisiatra spiega cos’è e come curarla. 

La fascite plantare è una delle cause più comuni di dolore al piede. Ne soffrono soprattutto gli sportivi, ma anche persone che si muovono poco, in sovrappeso o obese. E può essere scatenata anche dall’uso frequente di scarpe a suola piatta o con tacchi alti. 

“Si tratta di una patologia molto frequente, poiché riguarda un’area del piede, la fascia plantare, che viene sollecitata e ‘stressata’ praticamente a ogni passo. Nei casi più gravi, il dolore può arrivare a essere continuo e così intenso da rendere difficile e fastidioso il cammino, costringendo le persone a un riposo forzato. Per questo è importante non sottovalutarlo”. 

Chi parla è la dottoressa Claudia Ceravolo, fisiatra del Policlinico San Marco e di Smart Clinic “Le Due Torri” e di “Oriocenter”, dove è possibile ricevere risposte qualificate e personalizzate per questo tipo di disturbo anche grazie alla presenza di un servizio di fisioterapia.

 

Fascite plantare, tra le prime cause del dolore ai piedi 

“Il termine fascite plantare indica una sindrome dolorosa del piede che generalmente colpisce adulti attivi tra i 30 e i 60 anni. È una delle cause più comuni di dolore al piede, in 1 persona su 3 si presenta bilateralmente e nel 50% dei casi il disturbo è associato anche a uno sperone calcaneare (particolare infiammazione del tallone dovuta alla formazione di tessuto osseo) - spiega la dottoressa Ceravolo -.

Sebbene il termine ‘fascite’ faccia pensare ad una infiammazione, in realtà si tratta di un disordine misto, infiammatorio e degenerativo. Colpisce nello specifico la fascia plantare, detta anche legamento arcuato o aponeurosi plantare, ovvero il tessuto fibroso che si estende dal calcagno (elemento osseo che costituisce il tallone) fino alla base delle dita del piede”.

 

I sintomi 

“La fascite plantare provoca dolore che inizialmente è localizzato sotto al tallone per poi estendersi, se trascurato, fino alla base delle dita del piede. Si tratta di una sintomatologia dolorosa che ha delle caratteristiche ben precise: 

  • è più acuta al mattino, quando ci si alza dal letto, oppure dopo essere stati fermi a lungo (ad esempio dopo un lungo viaggio in aereo o in macchina o dopo aver guardato un film al cinema);
  •  tende a diminuire dopo aver fatto qualche passo

Trascurare i fastidi e rimandare l’inizio del trattamento può causare l’aggravamento del dolore, per intensità e durata, e la cronicizzazione della patologia, rendendo più difficile il recupero”, chiarisce la specialista.

 

Le cause

“La fascia plantare riveste un ruolo di fondamentale importanza nel mantenimento dell’arco plantare e nella trasmissione e distribuzione del peso corporeo al piede, sia in condizioni statiche sia mentre si cammina, ed è quindi un’area sottoposta fisiologicamente a ripetuti stiramenti. 

La tensione eccessiva, in particolare nella zona del calcagno, può causare un processo infiammatorio. 

Inoltre, il sovraccarico costante può provocare veri e propri microtraumi che, nel tempo, possono portare a fenomeni degenerativi del collagene con conseguenti alterazioni strutturali e gonfiore nell’area perifasciale, dando origine alla fascite plantare o entesopatia calcaneare della fascia plantare. 

Importanti fattori di rischio possono inoltre essere: 

  • la conformazione del piede, per esempio piede piatto, cavo o con eccessiva pronazione;
  •  la ridotta estensibilità delle strutture posteriori del piede e del tendine di Achille;
  •  la debolezza dei muscoli flessori plantari.

Questi fattori possono causare un aumento della tensione della fascia plantare durante la fase di appoggio del tallone al suolo e soprattutto nel momento in cui viene staccato da terra, inoltre possono condizionare la capacità della fascia di assorbire gli urti. 

A incidere sull’insorgenza del disturbo sono inoltre:

  • l'avanzare dell’età e la conseguente diminuzione dell’elasticità dei muscoli e legamenti plantari;
  • il sovrappeso o l’obesità;
  • svolgimento di mansioni lavorative in cui è necessario portare pesi e/o che costringono a stare in piedi per molte ore al giorno e con calzature spesso troppo rigide.

 

La fascite provocata da scarpe ‘sbagliate’

L’utilizzo di scarpe ‘sbagliate’ è un altro importante fattore di rischio. A generare una eccessiva sollecitazione della fascia plantare sono le scarpe con:

  • suola troppo rigida
  • suola troppo morbida oppure 
  • suola piatta
  • tacchi troppo alti.

Questo tipo di suole non forniscono supporto all’arco plantare, mentre quelle con i tacchi troppo alti favoriscono l’accorciamento del tendine d'Achille” aggiunge la dott.ssa Ceravolo.

 

La fascite plantare negli sportivi

La fascite plantare è un disturbo molto frequente negli sportivi che praticano attività con corse o salti (atletica, basket, tennis, calcio) e nei ballerini.

Nei runners in particolare, che sono quelli più colpiti, si crede che la fascite sia causata da una lesione da sovraccarico della fascia plantare e da microtraumi dovuti a:

  • allenamenti errati e su superfici inadeguate;
  • alterato allineamento di caviglia/piede;
  • disfunzioni e rigidità muscolari;
  •  utilizzo di calzature non adeguate. 

 

La diagnosi

“La diagnosi della fascite plantare è clinica e può essere effettuata dallo specialista fisiatra o ortopedico basandosi sull’esame obiettivo condotto in ambulatorio e sull’anamnesi della persona.

Se lo riterrà opportuno, lo specialista potrà richiedere di eseguire alcuni accertamenti diagnostici radiologici (come radiografie, ecografia muscolo-tendinea o risonanza magnetica nucleare) per escludere che la causa del dolore non derivi da altre patologie”, spiega ancora la fisiatra. 

 

La cura

“La fascite plantare difficilmente ha una risoluzione spontanea dei sintomi. Nel 90-95% dei casi però guarisce grazie al solo trattamento conservativo (non chirurgico), che mira a:

  •  ridurre il dolore;
  •  recuperare la mobilità articolare;
  •  rinforzare la muscolatura. 

In pochissimi casi selezionati si deve ricorrere alla chirurgia

I rimedi 

Quando la patologia è in fase acuta, è consigliabile restare a riposo ed evitare di praticare attività che possono accentuare i fastidi (ad esempio correre, saltare, indossare scarpe molto basse o con tacchi alti etc.). 

Per attenuare il dolore, si può applicare del ghiaccio localmente e, se il dolore è molto intenso, si possono assumere degli antiinfiammatori non steroidei, i cosiddetti FANS, su indicazione medica. 

La fisioterapia

Un ruolo chiave nel percorso di recupero e guarigione della fascite plantare è affidato alla fisioterapia. Il Programma Riabilitativo Individuale mira a:

  •  ridurre il dolore;
  •  recuperare l’estensibilità muscolo-tendineo-legamentosa;
  •  migliorare la propriocezione della caviglia e del piede;
  •  recuperare la mobilità articolare della caviglia;
  • rinforzare la muscolatura;
  •  migliorare lo schema del passo e la deambulazione. 

I tempi di recupero sono piuttosto lunghi, fino a 6 mesi e, talvolta, anche 1 anno, e richiedono la pazienza e la piena collaborazione della persona. Nello specifico, fondamentali sono:

  • gli esercizi di stretching o allungamento dei muscoli del polpaccio e della fascia plantare;
  • gli esercizi propriocettivi, da eseguire più volte, tutti i giorni.

Insieme agli esercizi, è possibile associare terapie fisiche come:

  •  tecarterapia;
  •  laserterapia;
  •  ultrasuonoterapia;
  •  ionoforesi;
  •  onde d’urto focalizzate. 

Le onde d’urto focalizzate

Le onde d’urto focalizzate sono uno dei più efficaci trattamenti della fascite plantare. Il meccanismo d’azione è molto complesso e ancora in fase di studio, ma sembrerebbero svolgere un importante effetto antidolorifico, sgonfiante e antinfiammatorio.

Inoltre, questa terapia è in grado di stimolare l’attivazione dei processi biologici di riparazione dei tessuti. Poiché però gli effetti delle onde d’urto sui tessuti sono strettamente correlati ai dosaggi utilizzati (potenza e numero dei colpi), è importante affidarsi a centri specializzati”, spiega la dottoressa Ceravolo.

 

I consigli per la prevenzione 

“Per limitare il rischio di insorgenza di questa sindrome dolorosa è importante cercare di tenere sotto controllo il peso corporeo, per ridurre al minimo lo stress sul legamento arcuato del piede. Per farlo, è consigliabile seguire una dieta equilibrata e praticare attività fisica regolarmente (anche mezz’ora di camminata al giorno è sufficiente). 

Per gli sportivi è fondamentale:

  •  la corretta scelta della scarpa;
  • l’esecuzione di esercizi di stretching, propriocettivi e di rinforzo muscolare;
  •  l’eventuale adozione di plantari ortopedici per la correzione dei difetti biomeccanici della caviglia e del piede;
  •  la corretta esecuzione degli esercizi specifici al tipo di sport;
  •  la precisa programmazione dell’aumento dei carichi di lavoro. 

 

La scelta delle scarpe

Indossare le scarpe adatte è importante anche per i non-atleti. Le calzature dovrebbero essere dotate di suole con un buon effetto ammortizzante e un buon sostegno della volta plantare. 

In generale, sarebbe meglio limitare l’utilizzo di scarpe con suola troppo rigida o troppo piatta oppure con tacchi molto alti”, conclude la specialista. 

Cura e Prevenzione