Onde d’urto: come agiscono e quando servono

PUBBLICATO IL 08 NOVEMBRE 2019

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, le onde d’urto sono una terapia capace di risolvere numerosi problemi come la disfunzione erettile, oltre ad essere efficaci nell’alleviare il dolore di ossa e tendini, stimolare la loro “riparazione” e di ridurre i tempi di ripresa per il paziente.

Ma come funzionano esattamente? Per chi sono indicate? E quanto a lungo andrebbero fatte per trarne dei benefici? Ce ne parla il dottor Buffoli, responsabile dell’unità di riabilitazione del Policlinico San Pietro e fisiatra di Smart Clinic “Le Due Torri” di Stezzano.

Onde d’urto: funzionamento ed effetti

Introdotte in medicina per la cura dei calcoli renali, le onde d’urto si sono rivelate essere una valida alternativa terapeutica anche in caso di patologie dell’apparato muscolo scheletrico.

Grazie alla loro azione stimolatrice della riparazione tissutale e alle proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche, sono infatti la terapia non invasiva più indicata per il trattamento delle comuni lesioni e delle patologie di tendini e ossa.

La terapia a onde d’urto si basa sull’utilizzo di onde acustiche ad alta intensità che vengono irradiate in profondità a livello di un tessuto o di un organo.

La propagazione di queste onde genera i seguenti effetti:

  • stimola l'attivazione dei naturali processi biologici di riparazione;
  • genera in profondità la riduzione delle flogosi (cioè infiammazioni) locali e della sintomatologia dolorosa;
  • stimola la neoformazione di vasi sanguigni;
  • a livello dell’osso, le onde d’urto agiscono riattivando l’osteogenesi ripartiva, cioè il processo di formazione dell’osso.

L’efficacia del trattamento e gli ambiti di utilizzo

La terapia a onde d’urto è risultata efficace in caso di:

  • tendinite e tendinopatie inserzionali in genere ed in particolare epicondiliti/epitrocleiti (gomito del tennista), tendinite anche calcifica della spalla, del tendine di Achille, della fascia plantare, pubalgie (tessuti molli);
  • periostiti reattive, periostiti da fratture da stress, coxartrosi, gonartrosi, rizoartrosi, sindrome di Sudeck, pseudartrosi (tessuti duri).

Il trattamento prevede una seduta settimanale della durata di pochi minuti, per un numero massimo di 6-9 sedute consecutive. In genere già dopo la prima seduta si avvertono i primi benefici.

Le controindicazioni

Esistono alcune controindicazioni che vengono suddivise in:

  • assolute: la gravidanza, i tumori nella zona da trattare, le alterazioni della coagulazione del sangue in trattamento con farmaci anticoagulanti, le infezioni settiche in corso. 
  • relative: cioè quelle da valutare caso per caso, riguardano le infiammazioni acute in atto e l’osteoporosi generalizzata.

Per i pazienti portatori di pace-maker, d’impianti cocleari o affetti da ischemia severa degli arti inferiori, cardiopatie, epilessie è consigliabile sopporsi a consulto medico preventivo.

La terapia

Le onde d’urto sono dolorose? Risponde l’esperto: “No, è generalmente ben tollerata, purché venga eseguita secondo i protocolli terapeutici codificati e con apparecchiature idonee. Può capitare che i pazienti avvertano dei fastidi, in relazione all’intensità dell’energia somministrata, che lo specialista potrà comunque dosare in relazione a parametri stabiliti su ogni singolo utente”.

Le onde d’urto sono effettuabili in regime di convenzione SSN e possono esser prescritte sia dal medico di medicina generale sia dallo specialista.

“La prescrizione è un momento importante: più è appropriata più risulta efficace il trattamento. Non esiste la terapia che vada bene per tutto, in tal caso non va bene per nulla. Il trattamento con onde d’urto può dunque considerarsi una terapia che in un breve lasso di tempo è in grado di essere efficace, a patto che venga prescritta in modo adeguato”, conclude il dottor Buffoli.

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