Come un approccio multidisciplinare può aumentare le possibilità di successo nella PMA

Come un approccio multidisciplinare può aumentare le possibilità di successo nella PMA

PUBBLICATO IL 21 GENNAIO 2026

Come un approccio multidisciplinare può aumentare le possibilità di successo nella PMA

PUBBLICATO IL 21 GENNAIO 2026

Consulta il CV della dott.ssa Maxia, biologa al Centro di Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico San Marco

Quando, nonostante vari tentativi, il desiderio di diventare genitori attraverso la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) non si realizza, è naturale sentirsi scoraggiati e chiedersi quale sia il passo successivo. In questi momenti può essere utile fermarsi e riconsiderare l’intero percorso da una prospettiva più ampia, in grado di abbracciare la complessità biologica, immunologica, psicologica e ambientale che caratterizza ogni donna e ogni coppia. Come farlo? Adottando un approccio realmente multidisciplinare, che renda la medicina della riproduzione più consapevole, mirata ed efficace. 

A spiegarlo è la dottoressa Nicoletta Maxia, biologa e Responsabile della parte biologica del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico San Marco, in provincia di Bergamo.

 

In cosa consiste l'approccio multidisciplinare nella PMA

Si parla di multidisciplinarietà quando competenze differenti vengono integrate in un unico progetto di cura. Nel percorso della PMA, questo significa la collaborazione tra:

  • ginecologo;
  • microbiologo;
  • immunologo;
  • biologo;
  • genetista;
  • psicologo;
  • nutrizionista,
  • endocrinologo;
  • medico agopuntore.

“La sinergia tra questi specialisti permette di valutare in modo approfondito tutti i fattori che possono ostacolare l’impianto dell’embrione, promuovendo allo stesso tempo il benessere psico-fisico della donna e, di conseguenza, la capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione - sottolinea la dottoressa Maxia -. 

Grazie a questa analisi su più livelli si comprendono meglio i meccanismi in gioco e si può intervenire in modo realmente personalizzato: 

  • aumentando le possibilità di successo;
  • preparando l’organismo al meglio per accogliere una nuova vita”.

 

Microbiologia e ambiente uterino

Uno dei primi ambiti indagati è la microbiologia. Le moderne tecniche diagnostiche, come la PCR (Polymerase Chain Reaction), consentono di identificare numerosi agenti patogeni:

  • a livello endometriale (tramite endometriocoltura e analisi delle plasmacellule CD138);
  • nel liquido seminale.

“Negli ultimi anni ha acquisito crescente importanza lo studio del microbioma endometriale, cioè l’insieme di batteri e microrganismi presenti nell’endometrio. 

Anche alterazioni minime della flora possono modificare il modo in cui le cellule endometriali ‘dialogano’ con l’embrione, rendendo più difficile l’impianto” spiega la biologa.

 

Immunologia e compatibilità materno-embrionale

Un altro elemento determinante è la componente immunologica. “Per valutare la compatibilità tra madre e bambino da un punto di vista immunologico oggi abbiamo a disposizione il test KIR–HLA-C. Questo esame genetico: 

  • analizza le proteine KIR delle cellule Natural Killer materne e gli antigeni HLA-C embrionali;
  • ne valuta l’interazione. 

Quando emerge un pattern immunologico poco favorevole all’impianto, l’immunologo può definire protocolli immunosoppressori mirati, costruiti su esami del sangue personalizzati, con l’obiettivo di migliorare le probabilità di successo” continua la dottoressa Maxia.

 

Biologia e genetica: la finestra d’impianto

Il biologo, insieme al genetista, ha un ruolo chiave nell’individuare la cosiddetta finestra d’impianto, ovvero il periodo in cui l’endometrio è più ricettivo. 

Ogni donna presenta una finestra di impianto propria, regolata dall’attività di specifici geni, durante la quale l’embrione ha maggiori probabilità di attecchire. In questo intervallo l’endometrio può trovarsi in 3 fasi:

  • pre-ricettiva;
  • ricettiva;
  • post-ricettiva.

“Attraverso test genetici e l’analisi morfologica dei pinopodi (microstrutture presenti sulla superficie endometriale) è possibile individuare con maggiore precisione le 48 ore ottimali per l’impianto

Il test genomico della recettività endometriale, in particolare, offre elevata sensibilità e accuratezza, consentendo di personalizzare il timing del trasferimento in base alle caratteristiche biologiche individuali” osserva l’esperta.

 

Il supporto psicologico nel percorso di PMA

La PMA è un percorso emotivamente intenso. La presenza dello psicologo all’interno del team multidisciplinare è fondamentale per sostenere la coppia, o uno dei partner, nella gestione di ansie, aspettative e momenti di sfiducia, favorendo un equilibrio emotivo che ha ricadute positive anche sul benessere fisico.

 

Nutrizione e benessere metabolico

Anche la nutrizione svolge un ruolo importante. Il nutrizionista accompagna la donna adattando il piano alimentare alle diverse esigenze metaboliche e ormonali durante le varie fasi della PMA, ovvero:

  • stimolazione ovarica;
  • pick-up dell’ovocita;
  • preparazione dell’endometrio.

Un’alimentazione bilanciata contribuisce infatti a creare un ambiente più favorevole all’impianto e allo sviluppo dell’embrione.

 

Il ruolo dell’endocrinologo

La funzione endocrina, in particolare quella tiroidea, rappresenta un altro aspetto da non sottovalutare. Numerose evidenze indicano come la tiroide possa influenzare fertilità e metabolismo, anche attraverso meccanismi autoimmuni. Una valutazione accurata della funzione tiroidea e la sua gestione ottimale diventano quindi parte essenziale del percorso di PMA.

 

Le terapie complementari

In un approccio realmente centrato sulla persona trovano spazio anche terapie complementari come ozonoterapia e agopuntura. Se integrate in un percorso medico strutturato, possono infatti: 

  • migliorare l’ossigenazione dei tessuti; 
  • favorire la microcircolazione; 
  • promuovere un equilibrio psico-somatico che prepara l’organismo ad accogliere una nuova vita.