Il vaccino per l’Herpes Zoster: un aiuto contro il virus latente del fuoco Sant’Antonio

PUBBLICATO IL 20 OTTOBRE 2022

L’Herpes zoster, nome scientifico della patologia più comunemente chiamata Fuoco di Sant’Antonio, ha avuto, dal periodo post pandemia, un aumento di casistica nella popolazione adulta: si tratta della riattivazione del virus della varicella. Il vaccino, a cui fino ad ora pochi accedevano, è diventato una risposta fondamentale a un problema che diventa sempre più comune e diffuso. 

A parlarcene il professor Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario d’Azienda dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e Professore associato di Igiene Generale e Applicata presso la sezione di Virologia del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano.

 

Il vaccino per l’Herpes zoster

“Già da anni esiste un vaccino, detto vivo attenuato, somministrato in singola dose che, però, non soddisfaceva completamente a causa dell’incapacità di risposta completa e della durata. 

Ad oggi - continua Pregliasco - esiste uno nuovo vaccino ricombinante, più specifico e completo, utile nell’evitamento dell’insorgenza del Fuoco di Sant’Antonio e a risposta della recrudescenza (aggravamento) dell’Herpes zoster. Questo vaccino:

  • si esegue in 2 somministrazioni (la seconda a distanza tra i 2 e 6 mesi);
  • copre per la vita”.

 

L’efficacia del vaccino

L’efficacia del vaccino, misurata da studi clinici randomizzati e controllati, è molto alta:

  •  91% contro l'herpes zoster;
  •  89% contro la nevralgia post erpetica su 16.596 partecipanti di età superiore ai 70 anni. 

L'effetto protettivo del vaccino si mantiene per diversi anni dopo la somministrazione (91% dopo un follow-up medio di 7,1 anni). 

 

A che età è raccomandato il vaccino per l’Herpes zoster

La vaccinazione è indicata dai 50 anni in poi, poiché il fuoco di Sant’Antonio è tipico nella fascia di età più alta, e il Servizio Sanitario Nazionale la prescrive dai 65 anni. 

“È consigliata a tutti gli individui over 50 e non ha interazioni con altre vaccinazioni; è possibile, dunque, farla in concomitanza con la vaccinazione influenzale stagionale”, conclude il Professor Pregliasco.

 

Cos’è il fuoco di Sant’Antonio 

L’Herpes zoster altro non è che la riacutizzazione del comunissimo virus della varicella (Varicella Zoster Virus) che può essere contratta da tutti gli individui in giovane età, anche in modo inapparente. 

La peculiarità del Fuoco di Sant’Antonio sta nel fatto che il virus della varicella viene eliminato in ogni parte del corpo, a conclusione dell’infezione, tranne in alcuni distretti. Il virus rimane, infatti, inattivo e latente nei gangli nervosi dorsali adiacenti al midollo spinale e nel ganglio alla base del cranio.

L’Herpes zoster in situazioni, quali abbassamento delle difese immunitarie, stress e malattia intercorrente ha una riattivazione e si traduce in una manifestazione cutanea acuta con arrossamento e vescicole.

“Nell’arco di 1 settimana queste pustole si sviluppano e si crostificano. Trascorsi i 6 giorni non si è più contagiosi e tipicamente si risolve”, ci dice il professor Pregliasco.

La malattia innescata dall’Herpes zoster, al contrario della varicella che si trasmette per via respiratoria, è contagiosa per contatto.

 

I sintomi del Fuoco di Sant’Antonio

Sintomi tipici di questa manifestazione sono:

  • fastidio nell’area colpita;
  • prurito;
  • dolore acuto.

 

Le ricadute dell’Herpes zoster 

“Il fuoco di Sant'Antonio presenta un 5% di ricadute sulla totalità dei pazienti colpiti e una buona quota di questa percentuale, circa il 10%, sperimenta mialgie e dolori che proseguono anche per 1 anno o 2.

I dolori, per i pazienti che fanno parte di questa piccola percentuale, sono traducibili in una sensazione di frustata nell’area interessata dello sfogo cutaneo; questo perché le radici dei nervi colpiti sono quelli sensitivi. 

I pazienti più sfortunati sono quelli in cui il virus si annida nella zona del trigemino (la più grande terminazione nervosa all’interno del cranio) e peggiora ancora nel ganglio oculare, in cui il dolore raggiunge livelli altissimi”, ci spiega il professore.

 

Come si cura il Fuoco di Sant’Antonio

La terapia per questo tipo di patologia prevede l’utilizzo iniziale di antivirali

Qualora il caso trattato venga interessato da forti mialgie post erpetiche, lo specialista dice che “si può arrivare ad usare anche antidepressivi preciclici e antidolorifici, il tutto per superare la fase acuta del dolore”.

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