Intervento di cataratta con chirurgia refrattiva  all’Istituto Clinico Villa Aprica

Intervento di cataratta con chirurgia refrattiva all’Istituto Clinico Villa Aprica

PUBBLICATO IL 25 MARZO 2026

Intervento di cataratta con chirurgia refrattiva all’Istituto Clinico Villa Aprica

PUBBLICATO IL 25 MARZO 2026

Verifica le disponibilità per una prima visita oculistica all'Istituto Clinico Villa Aprica di Como.

La cataratta è una patologia oculare molto diffusa legata principalmente (ma non solo) all’invecchiamento, che provoca un progressivo offuscamento della vista e può incidere significativamente sulla qualità della vita.  

Il Prof. Giuseppe Perone, Responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica dell’Istituto Clinico Villa Aprica di Como, approfondisce sintomi, diagnosi e l’intervento con chirurgia refrattiva realizzato presso l’istituto clinico comasco. 

 

Cos’è la cataratta 

La cataratta è un’opacità del cristallino, una delle 2 “lenti” naturali dell’occhio insieme alla cornea. Tuttavia, mentre quest’ultima è la lente più potente, ma è statica (cioè non può cambiare il proprio potere) il cristallino è dinamico e, grazie al processo di accomodazione, permette all’occhio di focalizzare le immagini sulla retina, in particolare quelle provenienti dalla distanza intermedia e vicina (come quando si lavora al computer o si legge un libro). 

"Il cristallino, come tutte le strutture del corpo umano, con l’invecchiamento si modifica e perde progressivamente la propria trasparenza: quando questa opacizzazione compromette la visione, si parla di cataratta - spiega il Prof. Giuseppe Perone -. 

Tuttavia, non esiste solo la forma senile. La cataratta può essere anche:  

  • congenita (presente nei bambini dalla nascita); 
  • associata al diabete; 
  • legata all’assunzione di cortisone; 
  • conseguente a traumi o colpi di calore. 

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la diagnosi di cataratta riguarda pazienti over 60-65 anni”. 

Sintomi della cataratta: come riconoscerla 

I sintomi della cataratta non si limitano a una visione offuscata o appannata. I pazienti possono manifestare anche: 

  • fotofobia (fastidio alla luce); 
  • visione di aloni intorno alle luci; 
  • cambiamento della percezione dei colori; 
  • necessità di modificare ripetutamente gli occhiali; 
  • difficoltà visive, soprattutto durante la guida notturna; 
  • riduzione della nitidezza delle immagini. 

“La sensazione è quella di avere un velo che si interpone tra l’occhio e ciò che osserviamo, per cui la visione diventa progressivamente meno nitida e non più correggibile con le lenti degli occhiali - sottolinea il Prof. Perone -.  

È importante chiarire che tutto ciò avviene progressivamente, spesso lentamente, al punto che molte volte il paziente se ne accorge solo quando è già in fase avanzata. Inoltre, è importante sottolineare che la cataratta non provoca alcun dolore”. 

 

L’intervento di cataratta: quando si fa

Una volta diagnosticata, la cataratta non può essere trattata con farmaci: colliri o gocce non sono infatti efficaci. In passato si attendeva che la cataratta diventasse “matura”, ma oggi questo approccio è superato: “Si interviene quando i disturbi iniziano a essere incompatibili con la quotidianità del paziente. Non ha senso aspettare: la cataratta non regredisce - aggiunge lo specialista -. 

Non è mai esistita una terapia farmacologica per la cataratta ed è inutile continuare a modificare gli occhiali: quando il cristallino è opaco e limita la qualità di vita del paziente, l’unica soluzione è chirurgica” 

 

Cataratta e correzione dei difetti visivi: l’intervento di cataratta oggi 

La chirurgia della cataratta è uno degli interventi più eseguiti in Italia, con circa 650.000 procedure all’anno. Si prevede, dato l’innalzamento dell’età media, che questo numero sia destinato ad aumentare sino a raggiungere quota 1 milione nel 2030. 

Da molti anni, l’intervento non consiste più nella semplice rimozione del cristallino opaco, ma nella sua sostituzione con una lente intraoculare, comunemente indicata con il termine cristallino artificiale

Questa epocale evoluzione ha avuto origine alla fine degli anni ’40, grazie agli studi di Harold Ridley, che portò allo sviluppo dei primi cristallini artificiali. Oggi le tecnologie disponibili consentono di scegliere tra diverse tipologie di lenti intraoculari, tra cui: 

  • lenti monofocali, che consentono una visione a fuoco solo per lontano; 
  • lenti multifocali, che consentono una visione a fuoco per lontano, intermedio e vicino; 
  • lenti toriche, che correggono l’astigmatismo; 
  • lenti EDOF (Extended Depth of Focus), che offrono una focalizzazione ‘continua’ da lontano fino all’intermedio; 
  • lenti specifiche per maculopatie, utilizzabili solo in casi molto selezionati.  

“Nel corso degli ultimi decenni, la chirurgia della cataratta si è completamente trasformata: oggi non ci limitiamo a rimuovere il cristallino opaco, ma possiamo restituire una qualità visiva elevata, sia da lontano sia da vicino”, spiega il Prof. Perone. 

Quali difetti visivi si possono correggere

Uno degli aspetti più innovativi della cataratta è la possibilità di correggere, durante l’intervento stesso, anche i difetti refrattivi, come: 

  • miopia: difficoltà a vedere nitidamente da lontano; 
  • ipermetropia: difficoltà a vedere da vicino, già presente alla nascita, e poi nel corso della vita anche da lontano; 
  • presbiopia: riduzione fisiologica della capacità di mettere a fuoco da vicino con l’età; 
  • astigmatismo: visione sdoppiata o sfocata dovuta a una particolare curvatura della cornea. 

In particolare, le lenti toriche consentono di correggere l’astigmatismo, evitando l’uso di occhiali nel post-operatorio. “Circa il 20% dei pazienti operati di cataratta conserva l’astigmatismo anche dopo l’intervento con la necessità di correggerlo con un occhiale: grazie all’impianto di lenti intraoculari toriche nel corso dell’intervento possiamo ridurre o eliminare questa necessità”, aggiunge il Professore.

 

Tecnologie e competenze cliniche: il percorso per la cataratta all’Istituto Clinico Villa Aprica 

La chirurgia della cataratta con correzione refrattiva richiede tecnologie avanzate e una valutazione preoperatoria approfondita, oltre a un’adeguata preparazione clinica da parte dell’équipe medica.  

“Non si tratta più di una chirurgia standard: oggi è fondamentale analizzare una serie di parametri che in passato venivano trascurati, ma che sono determinanti per il risultato finale”, spiega il Prof. Perone. 

Presso l’Istituto Clinico Villa Aprica è attivo un percorso dedicato, che include, oltre agli esami di routine: 

  • biometria ottica di precisione; 
  • analisi del film lacrimale; 
  • valutazione preliminare di tutti i parametri necessari al calcolo della lente intraoculare da impiantare; 
  • selezione della lente intraoculare con le più moderne formule di calcolo; 
  • pianificazione personalizzata dell’intervento. 

Come si esegue l’intervento 

L’intervento all’Istituto Clinico Villa Aprica viene eseguito in anestesia topica (con colliri) e ha una durata di pochi minuti

“È una chirurgia rapida e poco invasiva, ma richiede comunque la collaborazione del paziente, che deve mantenere lo sguardo fisso e rimanere immobile durante la procedura - precisa -. Ciò non risulta generalmente difficile in quanto l’intervento non è affatto doloroso ed è di breve durata”. 

H2 Recupero dopo l’intervento di cataratta 

Il recupero post-operatorio è generalmente rapido: nella maggior parte dei casi, la ripresa visiva avviene entro 24-48 ore.  

Tuttavia, il risultato finale dipende anche dalle condizioni dell’occhio. Come sottolinea il prof. Perone: “Non tutti i pazienti partono dalla stessa situazione: il risultato visivo può essere infatti influenzato da:  

  • una concomitanza di patologie come glaucoma o degenerazione maculare; 
  • l’assunzione di determinati farmaci come, ad esempio, quelli per l’ipertrofia prostatica; 
  • l’esito di precedenti interventi o traumi”. 

 

Intervento di cataratta: attenzione alla qualità e all’esperienza

Nonostante sia una procedura molto diffusa, l’intervento di cataratta non deve essere banalizzato: “Non esiste un intervento ‘banale’: l’esperienza del chirurgo e la qualità del percorso clinico fanno la differenza, soprattutto quando, come già detto, vi siano problematiche associate delle quali il paziente viene reso edotto già prima dell’intervento, cioè nella fase di preparazione. 

È fondamentale quindi affidarsi a strutture con una solida esperienza e un approccio centrato sul paziente” conclude il Professore. 

Il Servizio Sanitario Nazionale copre l’intervento standard di cataratta, ma non include l’impianto di lenti ad alta tecnologia (come trifocali o EDOF).