BPCO: come si riconosce e cura la broncopneumopatia cronica ostruttiva

BPCO: come si riconosce e cura la broncopneumopatia cronica ostruttiva

PUBBLICATO IL 18 MAGGIO 2026

BPCO: come si riconosce e cura la broncopneumopatia cronica ostruttiva

PUBBLICATO IL 18 MAGGIO 2026

Scopri di più sul percorso per la diagnosi precoce di patologie respiratorie a Villa Chiara

La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una patologia respiratoria cronica caratterizzata da una riduzione persistente e non completamente reversibile del flusso espiratorio nei bronchi. Si tratta di una definizione “ombrello” che include più malattie differenti, ma accomunate da un dato funzionale preciso: la riduzione della capacità respiratoria, rilevabile attraverso la spirometria.

Ne parliamo con il prof. Marco Patelli, pneumologo presso Villa Chiara a Bologna.

 

Cos’è la BPCO e cosa succede ai polmoni

“La BPCO è un acronimo di Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva ed è un contenitore di più patologie”, spiega lo specialista di Villa Chiara. Rientrano in questa definizione:

  • bronchite cronica con segni di ostruzione alle vie aeree;
  • enfisema polmonare;
  • forme croniche di asma bronchiale

Si tratta quindi di patologie che possono avere origini diverse. L’asma, ad esempio, può diventare cronica in soggetti allergici, non allergici o non fumatori che non hanno ricevuto un trattamento adeguato nel tempo.

“Diverso è invece il caso di bronchite cronica ed enfisema, che sono strettamente correlati al fumo di sigaretta”, afferma il professor Patelli.

La ragione per cui queste patologie vengono riunite sotto un unico nome è funzionale: tutte condividono la presenza di un’ostruzione misurabile del flusso espiratorio.

“Quando alla spirometria si evidenzia una ostruzione stabile del flusso d’aria, si rientra nel contenitore della BPCO. Successivamente si eseguono ulteriori accertamenti per capire se prevale l’asma, l’enfisema o la bronchite cronica ostruttiva”, aggiunge lo specialista.

 

Le cause della BPCO

La causa principale della BPCO è il fumo di sigaretta. “La malattia nasce con il fumo: circa un terzo dei fumatori di lungo periodo sviluppa una forma di BPCO, anche se spesso non arriva all’osservazione dello specialista nelle fasi iniziali”, sottolinea il professore.

Accanto al fumo, esistono altri fattori di rischio:

  • esposizioni professionali a polveri e sostanze irritanti (oggi meno frequenti rispetto al passato);
  • infiammazione cronica delle vie respiratorie;
  • asma non adeguatamente controllata, che può diventare persistente.

In alcuni casi può insorgere una sovrapposizione tra asma e BPCO, definita ‘overlap asma-BPCO’. 

“Si tratta di situazioni in cui è difficile distinguere quanto l’ostruzione sia dovuta al fumo e quanto all’asma. Questo ha implicazioni anche terapeutiche, perché l’asma richiede sempre una terapia antinfiammatoria, come il cortisone inalatorio, mentre nelle fasi iniziali della BPCO può non essere necessaria”, precisa lo specialista.

 

Quali sono i sintomi della broncopneumopatia cronica ostruttiva 

Il sintomo più caratteristico della BPCO è la tosse cronica con catarro, spesso più evidente al mattino. “È la cosiddetta tosse del fumatore: tosse produttiva al risveglio”, spiega il professor Patelli.

Altri sintomi frequenti sono:

  • dispnea (fiato corto), che peggiora con la progressione della malattia;
  • infezioni respiratorie ricorrenti, come bronchiti.

Una fase iniziale può essere rappresentata dalla bronchite cronica semplice, definita dalla presenza di tosse con catarro per almeno 3 mesi all’anno per 2 anni consecutivi, anche senza alterazioni evidenti del flusso respiratorio alla spirometria.

La dispnea è un altro sintomo importante. Nell’enfisema, in particolare, può essere il segno predominante, anche in assenza di tosse significativa.

“Un altro elemento da non sottovalutare è la frequenza delle riacutizzazioni: bronchiti ripetute o infezioni frequenti, più di 2 o 3 volte l’anno, possono indicare la presenza di una BPCO”, conclude lo specialista.

 

Quando rivolgersi allo pneumologo

È importante prestare attenzione ai segnali precoci e rivolgersi allo pneumologo in presenza di:

  • tosse cronica con catarro;
  • frequenti bronchiti o altri episodi respiratori ricorrenti;
  • fiato corto.

 

Spirometria e gli altri esami per la diagnosi

La diagnosi di BPCO si basa principalmente sulla spirometria, l’esame che misura la funzionalità respiratoria. “La definizione stessa della malattia si basa sulla riduzione del flusso respiratorio. Per questo la spirometria è l’esame fondamentale”, spiega il professore.

I parametri principali valutati dalla spirometria sono:

  • capacità vitale;
  • flusso espiratorio. 

Quando il rapporto tra questi valori risulta alterato, si parla di sindrome ostruttiva.

Accanto all’esame funzionale, la diagnosi si basa anche su:

  • valutazione clinica e auscultazione del torace;
  • analisi dei sintomi riferiti dal paziente. 

“La diagnosi è quindi sia clinica sia funzionale, ma l’elemento decisivo resta la spirometria”, sottolinea lo specialista.

 

Spirometria con diffusione alveolo-capillare a Villa Chiara

Presso Villa Chiara è disponibile uno spirometro che consente una valutazione completa della funzione respiratoria. 

L’apparecchio consente anche la misura della DLCO (Diffusione alveolo-capillare dell’ossido di carbonio), cioè lo scambio dei gas fra gli alveoli e il sangue del circolo polmonare, parametro particolarmente importante nella diagnosi dell’enfisema.

Questo strumento consente di ottenere un quadro diagnostico più preciso e approfondito, facilitando l’identificazione delle diverse componenti della BPCO e l’impostazione di un trattamento mirato.