
Aritmie cardiache e reflusso: quando le palpitazioni dipendono dallo stomaco
PUBBLICATO IL 23 LUGLIO 2026
Quando si pensa alle aritmie cardiache, si immaginano subito problemi legati direttamente al cuore. In alcuni casi, però, alterazioni del ritmo cardiaco possono essere favorite o accentuate da una condizione apparentemente distante: il reflusso gastroesofageo.
Si tratta di un legame che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione da parte degli specialisti, soprattutto nei pazienti che presentano contemporaneamente sintomi digestivi e palpitazioni.
Per capire meglio questa relazione e sapere quando è opportuno approfondire, parliamo con il professor Emanuele Asti, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia generale e d’urgenza e del Centro Esofago e Reflusso (CER) dell’IRCCS Policlinico San Donato.
Cos’è l’aritmia cardiaca da reflusso
In alcuni soggetti, il reflusso gastroesofageo può essere accompagnato, oltre che da sintomi come bruciore, rigurgito acido e difficoltà digestive, anche da sensazioni di battito cardiaco irregolare, accelerato o particolarmente percepibile.
“L’esofago e il cuore si trovano in stretta vicinanza anatomica e condividono alcuni collegamenti attraverso il sistema nervoso autonomo - spiega il professor Asti -. Per questo motivo, episodi di reflusso particolarmente intensi possono in alcuni casi influenzare la percezione del battito cardiaco o favorire l’insorgenza di alcune alterazioni del ritmo”.
Non significa che il reflusso sia una causa diretta di tutte le aritmie, ma può rappresentare un fattore scatenante o aggravante in persone predisposte.
In che modo reflusso e cuore sono collegati
Il rapporto tra apparato digerente e sistema cardiovascolare, infatti, è molto stretto. “Il legame tra queste 2 strutture si sviluppa principalmente attraverso 2 meccanismi: uno neurologico e uno meccanico” spiega il professor Asti. Vediamoli nel dettaglio:
- legame neurologico: l’acido in esofago causa un'infiammazione che stimola il nervo vago, la struttura che regola il ritmo cardiaco. Questa irritazione può alterare temporaneamente i segnali nervosi, influenzando il battito;
- legame meccanico: spesso il reflusso si associa a un'ernia iatale, ovvero una porzione di stomaco risalita nel torace. Quando lo stomaco si distende dopo i pasti, l'ernia comprime meccanicamente le pareti posteriori del cuore, generando un'irritazione locale che può innescare l'aritmia.
Inoltre, il fastidio e il dolore toracico tipici del reflusso vengono spesso percepiti dal paziente direttamente come palpitazioni: “Molti riferiscono extrasistoli o ‘cuore in gola’ soprattutto dopo pasti abbondanti o di notte - aggiunge lo specialista -. In questi momenti, infatti, il cibo aumenta sia la risalita di acido, sia il volume dell'ernia iatale, amplificando l'effetto sul cuore”.
Quali aritmie possono essere associate al reflusso
Nella maggior parte dei casi, il disturbo si manifesta come una percezione accentuata del battito o come extrasistoli (i classici “salti” in gola). Più raramente, può associarsi a tachicardie o peggiorare aritmie preesistenti.
Davanti a questi sintomi, l'approccio corretto prevede 2 step fondamentali:
- escludere la causa cardiaca: la sicurezza viene prima di tutto. È indispensabile una valutazione cardiologica per accertare che il cuore sia sano.
- andare a fondo (senza rassegnarsi): una volta escluso il problema cardiaco, non bisogna commettere l'errore di convivere con il disturbo. Diventa essenziale indagare la componente gastroenterica.
“Troppi pazienti, rassicurati dalle prime indagini, continuano ad avere sintomi invalidanti senza sapere che curando lo stomaco possono guarire - spiega il professor Asti -. Una volta escluse patologie cardiache, andare a fondo sul fronte del reflusso è l'unico modo per togliere il disturbo”.
I sintomi a cui fare attenzione
Esistono alcuni segnali che possono suggerire una relazione tra reflusso e alterazioni del ritmo cardiaco.Tra i più comuni troviamo:
- palpitazioni che compaiono dopo i pasti;
- sensazione di battito accelerato quando ci si sdraia;
- extrasistoli associate a bruciore retrosternale;
- rigurgito acido accompagnato da fastidio toracico;
- sintomi che tendono a migliorare con la terapia antireflusso.
“In molti casi il paziente nota che le palpitazioni si presentano negli stessi momenti in cui compaiono i sintomi digestivi. Questa contemporaneità è l'indizio principale che ci orienta verso una diagnosi di sindrome gastro-cardiaca, la cosiddetta Sindrome di Roemheld” spiega il professor Asti.
I fattori che aumentano il rischio di reflusso e aritmie
Alcune condizioni possono favorire sia il reflusso, sia la comparsa di disturbi del ritmo cardiaco. Tra queste troviamo:
- pasti molto abbondanti;
- sovrappeso e obesità;
- consumo eccessivo di alcol;
- fumo di sigaretta;
- elevato consumo di caffè o bevande energetiche;
- stress e ansia;
- presenza di ernia iatale.
In particolare, dopo un pasto abbondante lo stomaco si distende maggiormente e aumenta la probabilità che il contenuto gastrico risalga verso l’esofago, favorendo la comparsa dei sintomi. Anche l’assunzione di alimenti particolarmente grassi o speziati può contribuire a peggiorare il quadro.
Come si arriva alla diagnosi
Quando palpitazioni e sintomi digestivi si presentano contemporaneamente, è fondamentale valutare entrambi gli aspetti con un approccio coordinato.
Il percorso inizia sempre con una visita cardiologica (elettrocardiogramma, Holter cardiaco o altri accertamenti) per escludere patologie primitive del cuore. Se il sospetto si sposta sul fronte digestivo, entrano in gioco gli esami specialistici per studiare l'esofago.
“Lo strumento cardine per questa diagnosi è la pH-impedenziometria esofagea, che potremmo definire come una specie di ‘Holter dell'esofago’ - spiega il professor Asti -. Proprio come l'Holter cardiaco registra il ritmo del cuore nelle 24 ore, questo esame monitora per un'intera giornata i livelli di acidità e i reflussi nell'esofago”.
Grazie a questa tecnologia, lo specialista può incrociare i dati e verificare se i momenti esatti in cui il paziente ha avvertito le palpitazioni o le extrasistoli coincidano temporalmente con un episodio di reflusso, ottenendo così la prova scientifica del legame tra stomaco e cuore.
Ad essa si associa sempre la gastroscopia.
Come si cura
Quando viene identificata una relazione tra reflusso e sintomi cardiaci, il trattamento si concentra innanzitutto sul controllo della malattia gastroesofagea. Le prime misure riguardano lo stile di vita:
- evitare pasti troppo abbondanti;
- non coricarsi subito dopo aver mangiato;
- perdere peso in caso di sovrappeso;
- limitare alcol e fumo;
- ridurre gli alimenti che favoriscono il reflusso.
A queste strategie possono associarsi farmaci in grado di ridurre l’acidità gastrica e proteggere la mucosa esofagea.
Nei casi più severi o resistenti alle terapie mediche, può essere presa in considerazione una correzione chirurgica del reflusso.
“Quando il reflusso viene controllato efficacemente, molti pazienti riferiscono una significativa riduzione anche dei sintomi associati, comprese le palpitazioni che si manifestavano in concomitanza con gli episodi di bruciore” sottolinea lo specialista.
Quando rivolgersi allo specialista
Le palpitazioni non devono mai essere sottovalutate, soprattutto se compaiono improvvisamente, diventano frequenti o sono accompagnate da sintomi come dolore toracico, vertigini, svenimenti o difficoltà respiratorie.
Anche quando si sospetta un legame con il reflusso, è importante escludere innanzitutto una causa cardiologica.
“Il messaggio fondamentale è non attribuire automaticamente ogni alterazione del battito al reflusso. Una valutazione specialistica permette di distinguere le situazioni benigne da quelle che richiedono approfondimenti più specifici” conclude il professor Asti.
Riconoscere l’eventuale connessione tra apparato digerente e cuore consente di impostare il percorso terapeutico più adeguato, migliorando sia i sintomi gastrointestinali sia la qualità di vita del paziente.
Il percorso di cura al Centro Esofago e Reflusso del Policlinico San Donato
Il Centro Esofago e Reflusso (CER) dell’IRCCS Policlinico San Donato è un’unità specializzata nella diagnosi e nel trattamento delle patologie esofagee e della malattia da reflusso gastroesofageo, con un approccio multidisciplinare che integra competenze gastroenterologiche, chirurgiche e strumentali avanzate.
Il percorso di valutazione è disponibile sia in regime SSN sia in regime di solvenza. Per maggiori informazioni o prenotazioni è possibile contattare il Centro Esofago e Reflusso inviando una e-mail all’indirizzo: CER.psd@grupposandonato.it



