Come usare lo smartwatch per monitorare la frequenza cardiaca durante l’allenamento

Come usare lo smartwatch per monitorare la frequenza cardiaca durante l’allenamento

PUBBLICATO IL 13 LUGLIO 2026

Come usare lo smartwatch per monitorare la frequenza cardiaca durante l’allenamento

PUBBLICATO IL 13 LUGLIO 2026

Verifica le disponibilità per una prima visita cardiologica dello sport

Lo smartwatch è diventato uno degli strumenti più utilizzati da chi pratica la corsa o sport di endurance, sia a livello amatoriale, sia con obiettivi di performance più strutturati. Frequenza cardiaca, passo, distanza, calorie consumate, tempi di recupero e VO2 max stimato sono solo alcuni dei parametri che questi dispositivi permettono di monitorare durante l’allenamento. Ma quanto sono davvero utili questi dati? E, soprattutto, possono sostituire una valutazione medica?

A spiegarlo è il Prof. Daniele Andreini, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, Professore Ordinario dell’Università degli Studi di Milano e Direttore del Centro di Cardiologia dello Sport di Palazzo della Salute-Wellness Clinic, che chiarisce come usare lo smartwatch in modo corretto, senza sopravvalutarne le informazioni e senza trasformarlo in una fonte di allarme continuo.

 

Smartwatch: quali sono i dati utili per l’allenamento 

Nella corsa e, più in generale, negli sport di endurance come ciclismo e nuoto, lo smartwatch può rappresentare un supporto utile perché permette di monitorare l’andamento dell’attività fisica in modo continuativo.

“Lo smartwatch è particolarmente utile negli sport di endurance, perché sono attività prevalentemente aerobiche e più costanti, in cui il monitoraggio della frequenza cardiaca può fornire informazioni interessanti”, spiega il Prof. Andreini.

Tra i parametri più utili per chi corre ci sono:

  • frequenza cardiaca, per capire l’intensità dello sforzo;
  • passo e ritmo, per valutare la velocità di corsa;
  • distanza percorsa, utile per programmare gli allenamenti;
  • tempi di recupero, che possono dare indicazioni sul livello di affaticamento;
  • calorie stimate, da interpretare però con cautela;
  • VO2 max stimato, cioè una stima della capacità dell’organismo di utilizzare ossigeno durante lo sforzo.

Il dato più interessante dal punto di vista cardiologico resta la frequenza cardiaca, soprattutto quando viene osservata nel tempo. Se, a parità di percorso e intensità, il runner riesce a sostenere lo stesso sforzo con una frequenza più bassa rispetto al passato, oppure recupera più rapidamente dopo l’allenamento, può essere un segnale di miglioramento della condizione fisica.

Frequenza cardiaca durante la corsa: quale soglia tenere

La frequenza cardiaca è il parametro che ci permette di capire se l’intensità dello sforzo è adeguata alla propria condizione fisica. 

In assenza di patologie note, esistono formule generiche che possono dare un’indicazione orientativa della frequenza cardiaca massima

  • 220 meno l’età per gli uomini; 
  • 210 meno l’età per le donne. 

Da questo valore si può poi calcolare una soglia prudenziale pari a circa l’85%.

“Si tratta però di un’indicazione sommaria - precisa il Prof. Andreini -. Se una persona ha una patologia cardiovascolare o una condizione per cui è importante non superare determinate soglie, è opportuno eseguire un test da sforzo cardiorespiratorio”.

Il test permette infatti di individuare parametri più precisi, tra cui la soglia anaerobica, cioè il livello oltre il quale l’organismo modifica il proprio metabolismo durante lo sforzo e il cuore può essere sottoposto a un maggiore stress.

Per questo, nei soggetti cardiopatici o con fattori di rischio cardiovascolare, la frequenza cardiaca da mantenere durante la corsa non dovrebbe essere stabilita solo sulla base dello smartwatch o di formule generiche, ma definita attraverso una valutazione specialistica. 

In pratica, per il runner sano lo smartwatch può aiutare a controllare che l’allenamento resti entro un’intensità sostenibile. 

Per chi ha una patologia cardiaca, ipertensione, diabete, dislipidemia, familiarità cardiovascolare o altri fattori di rischio è importante, invece, che le soglie di allenamento vengano definite dal medico.

I limiti dello smartwatch

Pur essendo strumenti sempre più evoluti, gli smartwatch non sono dispositivi medici completi e non tutti i dati che restituiscono hanno lo stesso livello di affidabilità.

Negli ultimi anni la rilevazione della frequenza cardiaca è migliorata molto, soprattutto nei dispositivi di fascia più alta. "L'accuratezza di questi strumenti è aumentata sensibilmente. In alcuni casi, grazie ai dati registrati dai dispositivi, è stato possibile arrivare a diagnosi mediche, soprattutto in pazienti con extrasistolia o fibrillazione atriale parossistica”, osserva il Prof. Andreini.

Diverso è il discorso per altri parametri, come calorie consumate, livello di forma fisica, indicazioni sul recupero e VO2 max stimato. Questi valori sono spesso il risultato di algoritmi che elaborano età, sesso, frequenza cardiaca, carico di lavoro e dati medi di riferimento. Possono quindi offrire una tendenza generale, ma non devono essere considerati misurazioni cliniche.

“Il VO2 max stimato dallo smartwatch, ad esempio, può dare un’indicazione generale, ma non può essere considerato accurato come quello misurato durante un test da sforzo cardiorespiratorio. Per definizione, il consumo di ossigeno deve essere valutato analizzando i gas respirati durante l’esercizio”, precisa il Professore.

 

Come interpretare i dati sulla frequenza cardiaca senza allarmarsi

Un altro aspetto importante riguarda il rapporto psicologico con i dati. Lo smartwatch fornisce molte informazioni, spesso in tempo reale, ma non ogni variazione deve essere interpretata come un segnale di pericolo.

La frequenza cardiaca, per esempio, può cambiare in base a molti fattori: 

  • temperatura esterna;
  • stanchezza;
  • qualità del sonno;
  • stress;
  • alimentazione e idratazione;
  • ciclo mestruale;
  • assunzione di farmaci; 
  • condizioni temporanee come febbre e infezioni.

Per questo è importante distinguere tra un dato occasionale e un cambiamento ricorrente.

Un singolo allenamento con frequenza più alta del solito non deve necessariamente preoccupare. Diverso è il caso in cui il runner osservi, a parità di sforzo, un aumento persistente della frequenza cardiaca, un recupero più lento del normale, palpitazioni frequenti o notifiche ripetute di ritmo irregolare.

“Se il profilo della frequenza cardiaca cambia in modo evidente rispetto al proprio allenamento abituale, può essere indicata una valutazione cardiologica”, afferma il Prof. Andreini.

La regola, quindi, è osservare l’andamento nel tempo, ascoltare il corpo e non affidarsi a un singolo numero isolato. Il dato tecnologico deve essere interpretato nel contesto della persona, dei sintomi e della sua storia clinica.

 

Quando rivolgersi a un cardiologo 

Uno degli errori più comuni è pensare che, avendo uno smartwatch, sia possibile gestire in autonomia ogni aspetto dell’allenamento e della propria salute cardiovascolare. La tecnologia può essere un supporto, ma non sostituisce la valutazione medica, soprattutto in alcune condizioni. 

È consigliabile rivolgersi al medico o al cardiologo prima di iniziare o riprendere a correre, in particolare:

  • dopo i 40 anni, soprattutto se si è stati sedentari per molto tempo;
  • in presenza di familiarità per malattie cardiovascolari;
  • in caso di sovrappeso o obesità;
  • se si soffre di ipertensione, diabete o dislipidemia;
  • se si è fumatori;
  • in presenza di sintomi come dolore toracico, affanno insolito, palpitazioni, svenimenti o ridotta tolleranza allo sforzo.

“Il soggetto cardiopatico deve essere seguito con regolarità. Ma anche una persona ipertesa, diabetica, dislipidemica o fumatrice dovrebbe sottoporsi a controlli periodici, a maggior ragione se pratica attività fisica - sottolinea il Prof. Andreini -. 

La corsa in particolare è uno sport accessibile e proprio per questo può essere sottovalutato. Bastano un paio di scarpe per iniziare, ma non sempre il corpo è pronto a sostenere carichi intensi, soprattutto in caso di gare, percorsi con salite, temperature elevate o ripresa dopo un lungo stop” prosegue il Professore.

Prevenzione cardiovascolare: gli esami consigliati 

La prevenzione cardiovascolare richiede strumenti e competenze che vanno oltre il monitoraggio quotidiano tramite smartwatch. In alcuni casi può essere indicata una visita cardiologica, eventualmente associata a esami come:

  • elettrocardiogramma;
  • ecocardiogramma; 
  • test da sforzo cardiorespiratorio. 

Quest’ultimo, come già visto in precedenza, permette di definire in modo più preciso le soglie di allenamento e la risposta cardiovascolare allo sforzo.

 

IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e Palazzo della Salute-Wellness Clinic, centri di riferimento per la cardiologia sportiva

L’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e Palazzo della Salute-Wellness Clinic supportano chi corre o desidera iniziare a farlo attraverso un approccio orientato a:

  • prevenzione; 
  • valutazione specialistica; 
  • gestione delle eventuali problematiche legate all’attività sportiva.

In particolare, il Centro di Cardiologia dello Sport di Palazzo della Salute-Wellness Clinic, diretto dal Prof. Daniele Andreini, offre percorsi personalizzati di valutazione cardiologica sportiva e prevenzione del rischio cardiovascolare, rivolti a chi vuole praticare sport in sicurezza.

La presenza di competenze cardiologiche, medico-sportive e di tecnologie di ultima generazione consentono di accompagnare il runner in un percorso personalizzato, che può includere la valutazione del rischio cardiovascolare, l’indicazione degli esami più appropriati e la definizione di eventuali limiti o soglie di allenamento.

Quando sono necessari esami diagnostici di livello più avanzato o ulteriori approfondimenti specialistici, la continuità di cura è garantita dalla sinergia tra Palazzo della Salute – Wellness Clinic e IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio.