Protesi dolorosa: quando il dolore è normale e quando va indagato

Protesi dolorosa: quando il dolore è normale e quando va indagato

PUBBLICATO IL 25 GIUGNO 2026

Protesi dolorosa: quando il dolore è normale e quando va indagato

PUBBLICATO IL 25 GIUGNO 2026

Verifica le disponibilità per una prima visita ortopedica

La protesi d’anca o di ginocchio rappresenta una delle opzioni chirurgiche utili per ridurre il dolore e migliorare la funzione articolare nei pazienti con artrosi avanzata o altre patologie degenerative. Nella maggior parte dei casi il decorso post-operatorio è regolare e porta a un recupero progressivo della mobilità e della qualità di vita. 

Tuttavia, in alcuni pazienti il dolore persiste più del previsto oppure ricompare dopo un periodo iniziale di benessere. In questi casi è importante capire se si tratta di una fase ancora compatibile con il recupero o se sia necessario approfondire.

Ne parliamo con il dottor Nicola Ursino, responsabile dell’unità operativa di Chirurgia Articolare Sostitutiva e Chirurgia Ortopedica (C.A.S.C.O.) dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio e docente e tutor di Ortopedia e Traumatologia all’Università degli Studi di Milano.

 

Dolore dopo la protesi di ginocchio e anca: quando è “normale”? 

“Nelle prime settimane dopo un intervento di protesi d’anca o di ginocchio è abbastanza comune la presenza di dolore, rigidità e gonfiore - spiega il dottor Ursino -. Questo dipende da diversi fattori, come il tipo di intervento, le condizioni iniziali e anche la risposta individuale alla riabilitazione”.

Si tratta di una fase legata soprattutto alla guarigione dei tessuti. In genere il quadro tende a migliorare progressivamente nelle settimane successive, anche se un lieve gonfiore può persistere più a lungo senza rappresentare un problema.

 

Quando preoccuparsi per il dolore e andare dall’ortopedico

Il discorso cambia quando il dolore non segue questo andamento di miglioramento. Se rimane stabile, peggiora o torna dopo un periodo di benessere, è opportuno fare un controllo.

“Soprattutto se il dolore persiste oltre i 3-6 mesi oppure ricompare dopo una fase positiva, è bene approfondire con l’ortopedico” sottolinea lo specialista.

 

I segnali che richiedono una visita ortopedica 

Alcuni sintomi richiedono una valutazione specialistica ortopedica senza aspettare troppo, tra questi:

  • il dolore che aumenta nel tempo;
  • il dolore notturno;
  • la difficoltà improvvisa nel camminare;
  • la comparsa di zoppia;
  • la sensazione di instabilità dell’articolazione.

“Anche gonfiore persistente, arrossamento, febbre o secrezioni a livello della ferita chirurgica sono segnali da non sottovalutare. Quando al dolore si associano questi segni, il sospetto di infezione deve essere sempre preso in considerazione” sottolinea lo specialista.

 

Da cosa può dipendere il dolore persistente

Le cause di una protesi dolorosa sono diverse e non sempre legate direttamente all’impianto. 

In alcuni casi il problema riguarda la protesi stessa, in altri casi, invece, il dolore deriva da strutture esterne all’articolazione. 

Cause legate alla protesi 

Tra le possibili cause di dolore persistente legato direttamente all’impianto protesico vi sono:

  • la mobilizzazione della protesi;
  • l’instabilità articolare;
  • l’usura delle componenti nel tempo. 

“Queste condizioni possono alterare il corretto funzionamento dell’articolazione e provocare dolore durante il movimento o il carico” spiega il dottor Ursino.

Infezione periprotesica: una delle prime condizioni da escludere

“Una delle prime cose che dobbiamo, però, sempre escludere è l’infezione periprotesica, anche quando i sintomi non sono eclatanti” precisa il medico.

Si tratta di un’infezione della protesi articolare e dei tessuti che la circondano. Si verifica quando microrganismi, più frequentemente batteri, colonizzano la superficie della protesi o i tessuti periarticolari, causando un'infiammazione che può comprometterne il funzionamento.

L'infezione può comparire nelle settimane successive all'intervento oppure, più raramente, anche a distanza di tempo. Per questo motivo è importante non sottovalutare la comparsa di dolore associato a gonfiore, arrossamento o febbre.

Tendini, muscoli e altro 

“Non sempre il dolore dipende dalla protesi - chiarisce il dottor Ursino -. Bisogna considerare anche altre possibili cause”.

In alcuni casi gli accertamenti mostrano, infatti, una protesi perfettamente funzionante e il dolore è attribuibile a strutture anatomiche vicine all'articolazione.

Dopo una protesi d’anca, ad esempio, il dolore può derivare da:

  • tendiniti dei muscoli glutei;
  • borsiti;
  • conflitti dell’ileopsoas;
  • problemi della colonna lombare come sciatalgia o stenosi.

Nel ginocchio, invece, possono essere coinvolti: 

  • tendini; 
  • strutture nervose; 
  • alterazioni biomeccaniche che non riguardano direttamente la protesi.

Per questo è importante valutare sempre il quadro nel suo insieme e non limitarsi all’impianto” afferma lo specialista.

 

Come si arriva alla diagnosi di una protesi dolorosa

La valutazione della protesi dolorosa segue un percorso preciso, che parte sempre dalla storia clinica del paziente: quando è iniziato il dolore, come è cambiato nel tempo e cosa lo peggiora.

Segue la visita specialistica ortopedica, con attenzione alla funzionalità, alla deambulazione e alla stabilità articolare.

Gli esami del sangue possono, poi, aiutare a individuare eventuali segni di infiammazione o infezione, mentre le radiografie rappresentano il primo passo per valutare la posizione della protesi. “Le radiografie, in particolare, ci danno molte informazioni su eventuali segni di mobilizzazione o problemi dell’impianto. 

Se necessario, poi, si passa a esami più approfonditi come TAC, risonanza magnetica con protocolli dedicati o scintigrafia. Nei casi sospetti, anche l’analisi del liquido articolare può essere decisiva” spiega l’ortopedico.

Quando compare il dolore può aiutare nella diagnosi

Anche il timing aiuta molto nella valutazione clinica. Un dolore comparso subito dopo l’intervento può rientrare nel decorso post-operatorio, ma può anche essere il segnale di una complicanza precoce come un ematoma, un’infezione iniziale o un problema di stabilità.

Diverso è il caso del dolore che si manifesta dopo mesi o anni da un intervento che era andato bene.

 

Come trattare una protesi dolorosa 

In molti casi il trattamento può essere, quindi, conservativo.

La riabilitazione ha un ruolo centrale per migliorare forza, controllo e stabilità articolare. A seconda dei casi possono essere utilizzati anche farmaci antidolorifici o antinfiammatori. In situazioni selezionate si possono effettuare infiltrazioni mirate sui tessuti periarticolari. 

È, inoltre, fondamentale trattare eventuali condizioni associate, come problemi della colonna o tendinopatie.

 

Quando serve davvero la revisione della protesi

L’intervento di revisione non è mai la prima scelta. Si prende, infatti, in considerazione solo quando esiste una causa precisa e non trattabile in modo conservativo, come infezioni, instabilità importante, usura avanzata o mobilizzazione della protesi.

“Non si sostituisce una protesi solo perché c’è dolore - sottolinea lo specialista -. Si interviene quando c’è una causa identificabile che lo giustifica”.

             

Il punto chiave: capire la causa

Il dolore dopo una protesi non va ignorato, ma nemmeno interpretato automaticamente come un fallimento dell’intervento.

“Il punto fondamentale non è trattare il dolore, ma capire da cosa dipende. Solo una diagnosi corretta permette di scegliere il trattamento più adeguato e, quando possibile, preservare la protesi” conclude il dottor Ursino.