
Protesi d’anca con accesso anteriore, la tecnica meno invasiva per un recupero più rapido
PUBBLICATO IL 17 APRILE 2026
Negli ultimi anni si parla sempre più frequentemente di protesi d’anca con accesso anteriore. Viene spesso descritta come una tecnica “meno invasiva”, in grado di ridurre il dolore e di permettere un recupero più veloce. Ma cosa significa davvero?
Ne parliamo con il dottor Adriano Brignoli, ortopedico della Clinica Ortopedica e Traumatologica del Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro, dove questo approccio viene utilizzato da anni accanto a quello “tradizionale” nei casi in cui trova indicazione.
Protesi d’anca con accesso anteriore o tradizionale: quali sono le differenze
Per accedere all’articolazione dell’anca, in caso di protesi d’anca con approccio tradizionale, si possono utilizzare diverse vie d’accesso. Quelle più comunemente usate sono la via laterale o postero laterale.
In entrambi i casi, è necessario effettuare incisioni chirurgiche piuttosto lunghe (circa 15 centimetri) e sezionare alcuni muscoli come il tensore della fascia lata, il grande gluteo e il medio gluteo che vengono poi suturati al termine dell’intervento.
“Rispetto agli approcci più tradizionali, nel caso di intervento di protesi d’anca con accesso anteriore, il chirurgo ortopedico pratica un'incisione che risulta più piccola (circa 8 centimetri) nella parte anteriore dell’anca - spiega il dottor Brignoli -.
Inoltre si raggiunge l’articolazione passando tra i muscoli, divaricandoli senza doverli tagliare. Questo è l’aspetto più importante della tecnica: preservare i muscoli che stabilizzano l’anca può aiutare il paziente a muoversi prima e con meno fastidio nelle prime settimane dopo l’operazione”.
Per il resto l’intervento non è così diverso da una protesi d’anca “classica”. L’articolazione danneggiata viene rimossa e sostituita con una protesi artificiale.
Quando è indicata la protesi d’anca con accesso anteriore e quando non lo è
La protesi all’anca con accesso anteriore può essere presa in considerazione in molti casi di artrosi dell’anca, soprattutto per chi desidera tornare alle attività quotidiane in tempi più rapidi.
Non è però una soluzione valida per tutti: la decisione va sempre presa insieme al chirurgo ortopedico, valutando con attenzione benefici, rischi e alternative. “Esistono situazioni che rendono la tecnica con accesso anteriore difficile da eseguire e quindi poco indicata. Tra queste:
- obesità patologica;
- deformità ossee marcate;
- osteoporosi severa;
- ipertrofia muscolare;
- interventi già eseguiti nella stessa zona”.
Quali sono i vantaggi di una protesi d'anca con accesso anteriore?
Gli studi scientifici mostrano che, in media, i pazienti operati di protesi d’anca con accesso anteriore:
- camminano prima;
- avvertono meno dolore nelle prime settimane;
- vengono dimessi più rapidamente dall’ospedale.
“Trattandosi di una tecnica cosiddetta Tissue sparing (a risparmio tissutale), l’accesso anteriore offre diversi vantaggi e in particolare:
- diminuzione delle perdite ematiche perioperatorie;
- diminuzione della lunghezza delle incisioni chirurgiche;
- diminuzione del dolore post-operatorio e del tempo medio di ricovero;
- riduzione delle complicanze;
- recupero funzionale più rapido.
Alcuni lavori scientifici segnalano anche un rischio leggermente più basso di lussazione dell’anca subito dopo l’intervento.
“Sicuramente la minor invasività dell’intervento si traduce in un minore stress chirurgico e in tempi di mobilizzazione e ripresa più rapidi rispetto a un intervento di protesi tradizionale. I risultati funzionali a distanza di mesi o di un anno, invece, tendono a essere sovrapponibili, indipendentemente dall’approccio chirurgico utilizzato - continua lo specialista -.
È importante, però, sottolineare che i risultati dipendono molto dall’esperienza del chirurgo, oltre che dalla corretta selezione di pazienti. Si tratta infatti di una tecnica più complessa dal punto di vista chirurgico che richiede una curva di apprendimento” conclude il dottor Brignoli.



