Infezioni genitali maschili e infertilità: cosa li lega

PUBBLICATO IL 11 AGOSTO 2023

Le infezioni seminali, o infezioni genitali maschili, sono una causa potenziale, spesso trascurata, di infertilità maschile. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stimato in oltre 333.000.000 nuovi casi annui relativamente alle sole malattie a trasmissione sessuale (MTS) potenzialmente curabili. Mediante un loro corretto inquadramento nosologico (cioè di classificazione delle patologie) e interventi di prevenzione e terapia, è possibile ridurre il costo sociale che queste comportano, oltre che il rischio di infertilità.

Le infezioni seminali vengono definite, sempre secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche ‘infezioni delle ghiandole maschili accessorie’ e si classificano in: 

  • uretriti; 
  • prostatiti e prostato-vesciculiti; 
  • epididimiti.

Il dottor Fabrizio Scroppo, responsabile del Servizio di Andrologia dell’Istituto Clinico Villa Aprica, spiega le differenze tra le diverse tipologie di infezioni, tra diagnosi e trattamenti.

 

Cosa sono le uretriti

“Le uretriti sono infezioni che, come dice la parola stessa, coinvolgono l’uretra che è la principale ‘porta di ingresso’ per i germi patogeni responsabili di infezioni seminali - spiega il dott. Scroppo -.

Si distinguono in:

  • forme primarie tipicamente a trasmissione sessuale (MTS); 
  • forme secondarie a cateterismi e manovre strumentali sull’uretra.

Per quanto riguarda le MTS, nel 95% dei casi, gli agenti patogeni responsabili sono la chlamydia trachomatis, l’ureaplasma Urealyticum e la neisseria gonorrhoeae e, meno frequentemente, la candida, la trichomonas vaginalis e il virus herpes simplex tipo II”. 

Diagnosi e trattamento delle uretriti

La diagnosi delle uretriti si fonda su: 

  • sintomi quali secrezione uretrale, dolore (senso di bruciore) uretrale, disuria (dolore e difficoltà durante la minzione); 
  • esami di laboratorio come l’esame colturale del secreto uretrale con ricerca di chlamydia e mycoplasmi e la conta dei leucociti nello striscio uretrale

Nelle uretriti, l’infertilità maschile è conseguenza delle possibili complicanze essenzialmente rappresentate da stenosi uretrali o lesioni dell’uretra posteriore nella zona prossima al verumontanum (collicolo seminale). La terapia antibiotica appropriata (chinolonici, doxiciclina azitromicina in primis( deve essere pertanto tempestiva al fine di prevenire disturbi eiaculatori e riduzione del volume seminale.

 

Cosa sono le prostatiti e le vescicoliti croniche

“Le prostatiti e le prostato-vesciculiti croniche rappresentano un ulteriore fattore di rischio per la fertilità maschile dal momento che il loro decorso può risultare povero o privo di sintomi (dolori testicolari, retropubici e perineali), limitando le possibilità di un intervento preventivo precoce -continua -. 

Di fatto, le prostatiti rappresentano la diagnosi urologica più frequente nei soggetti di sesso maschile al di sotto dei 50 anni di età. Le prostatiti croniche si dividono in diverse forme:

  • batteriche;
  • abatteriche;
  • prostatodinia.

Questa classificazione è stata recentemente aggiornata sulla base dell’esame citologico del secreto prostatico ottenuto dopo massaggio della ghiandola. Il ‘cutpoint’ idoneo a definire una flogosi prostatica è riconducibile alla presenza di un numero di leucociti elevato

Le ripercussioni sul quadro seminale delle infiammazioni prostato-vescicolari riguardano tutti i parametri di base (conta, motilità e morfologia degli spermatozoi), anche se il dato più frequente è una riduzione della motilità degli spermatozoi”.

L’interpretazione delle modificazioni seminali correlate alle prostatiti è incentrata sulle alterazioni del plasma seminale che queste patologie comportano. Oltre al ruolo diretto svolto dai vari agenti patogeni, la leucospermia, l’incremento della concentrazione di citochine e dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS) sono i principali responsabili di queste alterazioni. 

Ostruzioni, sub-ostruzioni delle vie seminali e fattori immunologici sono altrettanti co-fattori di infertilità. Di fatto la concentrazione di alcune interleuchine nel plasma seminale si incrementa nelle prostatiti croniche. 

La diagnosi di prostatite

A questo proposito, gli esami più idonei che vengono effettuati sono: 

  • l’esame citologico del secreto prostatico, utile a documentare l’incremento dei leucociti nella ghiandola; 
  • l’esame colturale del secreto prostatico con ricerca di germi G+ e G-, chlamydia e mycoplasmi. 

Utile corollario alla diagnosi è l’esame del liquido seminale che permette di ricercare un’eventuale leucospermia (ovvero presenza di leucociti nel seme, in una concentrazione maggiore di 1 milione per ml). 

Il trattamento delle prostatiti

“La terapia delle prostatiti croniche finalizzata al miglioramento del quadro seminale verte sull’impiego di antibiotici, prevalentemente i chinolonici, per un periodo di tempo di diverse settimane, utili al raggiungimento e mantenimento di una concentrazione ottimale dell’antibiotico nel parenchima ghiandolare - sottolinea lo specialista -. 

Sono stati proposti molti ulteriori trattamenti medici o chirurgico-endoscopici, con risultati in buona parte ancora da verificare soprattutto per quanto concerne prevenzione e terapia dell’infertilità maschile, che spaziano dall’utilizzo di: 

  • antinfiammatori; 
  • antiossidanti; 
  • alfa-bloccanti; 
  • anti-depressivi; 
  • gabapentinoidi; 
  • incisione del collo vescicole (TUIP); 
  • termoterapia transuretrale con micro-onde (TUMT); 
  • neuro-stimolazioni sacrali”.

 

Le epididimiti

Le epididimiti e orchi-epididimiti sono infiammazioni a esordio acuto i cui sintomi principali sono costituiti da dolore e tumefazione locale in genere a partenza dalla coda dell’epididimo spesso con febbre. Cos’è l’epididimo? L’epididimo, primo tratto della via seminale maschile, è un piccolo organo adiacente al testicolo che ha la funzione di convogliare e far maturare gli spermatozoi.

L’anamnesi non può prescindere dalla raccolta di informazioni circa l’attività sessuale del paziente: nei maschi sessualmente attivi di età inferiore ai 35 anni l’agente scatenante è quasi sempre la chlamydia trachomatis o la neisseria gonorrhoeae, meno frequentemente enterobatteri (G-), pseudomonas (G-) ed enterococchi (G+). 

La diagnosi di epididimite

“Dal momento che un’epididimite è spesso preceduta da uretrite, la diagnosi microbiologica può essere effettuata mediante colorazioni di Gram e/o ricerca della chlamydia sul secreto uretrale. Tutti i parametri seminali, con particolare riferimento a conta spermatozoaria, motilità e morfologia possono risultare alterati conseguentemente a un’epididimite -  aggiunge -.

Nei casi più gravi, la stenosi post-flogistica di entrambi gli epididimi può comportare azoospermia, ovvero una totale assenza di gameti maschili nel liquido seminale. Più frequentemente sub-ostruzioni post-flogistiche e relativi quadri di sub-fertilità correlati rimangono misconosciute. 

Qualora l’epididimite sia seguita da una orchite, la presenza di leucociti nella polpa testicolare comporta danni dei tubuli seminiferi che si riflette negativamente sulla produzione degli spermatozoi”. 

I trattamenti dell’epididimite

La terapia delle epididimiti e orchi-epididimiti deve essere finalizzata su diversi obiettivi:

  • eradicazione dell’agente patogeno;
  • prevenzione della trasmissione;
  • miglioramento della sintomatologia locale;
  • prevenzione delle complicanze.

“Anche in questo caso la terapia verte sull’impiego degli antibiotici quali cefalosporine e chinolonici e, nel caso in cui sia stata documentata mediante esami colturali la presenza di chlamydia o mycoplami, tetracicline o macrolidi per periodi di tempo che variano dalle 2 settimane nelle forme acute, alle 4-6 settimane nelle forme croniche - conclude Scroppo -. L’utilizzo concomitante di antinfiammatori e antiedemigeni è utile a contenere dolore e tumefazione”. 

Cura e Prevenzione