Gli effetti del Covid-19 su pazienti con sindromi coronariche acute

PUBBLICATO IL 13 OTTOBRE 2020

Uno studio indaga gli effetti del Covid sulle sindromi coronariche acute. Tra gli autori anche il dott. Tespili dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio e degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi

Il dottor Maurizio Tespili, responsabile dell’Unità di Cardiologia all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio e coordinatore dell’area cardiologica degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi (Policlinico San Pietro, Policlinico San Marco), e il dottor Alfonso Ielasi, membro della sua équipe, hanno preso parte a un importante studio multicentrico europeo - coordinato dall’Università di Zurigo - pubblicato recentemente come Letter to the Editors sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Clinical Research in Cardiology che ha analizzato nel dettaglio gli effetti e l’evoluzione delle sindromi coronariche acute nei pazienti affetti da Covid-19

La mortalità per chi è affetto da sindrome coronarica acuta

Il lavoro, dal titolo Outcomes of acute coronary syndromes in coronavirus disease 2019, ha avuto come obiettivo quello di confrontare la prognosi di pazienti con Covid-19 e sindrome coronarica acuta (SCA), con pazienti con la stessa patologia cardiaca, ma non affetti da virus, trattati nello stesso periodo di tempo (tra febbraio e aprile 2020) nei reparti di Cardiologia che hanno preso parte alla raccolta dati. 

In particolare sono stati comparati pazienti di diversi Paesi come Italia, Spagna e Svizzera Covid positivi e contemporaneamente affetti da sindrome coronarica acuta con altri pazienti affetti da sindrome coronarica acuta ma Covid negativi diagnosticati presso gli stessi Ospedali. Il risultato? L’infezione da Covid-19 triplica la mortalità in chi è già affetto da sindrome coronarica acuta, nella sua forma più grave ovvero l’infarto miocardico STEMI.

Gli effetti del covid sui pazienti con sindromi coronariche acute

Le sindromi coronariche acute si distinguono in due grandi categorie: 

  • infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), causato da un’occlusione acuta e totale di un vaso coronarico;  
  • le SCA senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTE) determinata da un’occlusione coronarica parziale o intermittente. 

“L'analisi ha dimostrato come i pazienti con Covid-19 e sindrome coronarica acuta STEMI presentavano una mortalità 3 volte superiore rispetto pazienti con sindrome coronarica acuta STEMI senza Covid-19 - spiega il dottor Tespili -. 

Viceversa, i pazienti NSTEMI e Covid-19 hanno dimostrato una mortalità numericamente più elevata rispetto alla controparte, senza tuttavia raggiungere significatività statistica”. 

A pari gravità di malattia cardiaca, quindi, la mortalità nei pazienti Covid positivi aumenta sensibilmente e ciò nonostante l’intervento percutaneo (con angioplastica) sulle coronarie

E questo non è il solo risultato emerso, per quanto molto importante, poiché dimostra con i numeri quello che già si sospetta da tempo ovvero che l’infezione da Covid-19, oltre a essere già di per sé una malattia severa e potenzialmente letale, lo è ancora di più in pazienti affetti anche da altre patologie acute gravi, tra cui appunto la sindrome coronarica acuta.

Un altro dato interessante emerso è che il 75% dei pazienti con sindrome coronarica acuta e Covid-19 presenta un danno multiorgano, oltre quello cardiaco, confermando così la natura sistemica del danno vascolare nei pazienti Covid-19. 

Se inizialmente, infatti, il Covid-19 era associato principalmente a sintomi respiratori, nel tempo si è visto che la malattia causa un’infiammazione a livello del tessuto endoteliale (endotelite) configurandosi così come una malattia sistemica che può coinvolgere tutti gli organi. Nel caso del cuore, in particolare, può contribuire a gravi lesioni del miocardio che culminano in sindromi coronariche acute. 

Quasi tutti i pazienti Covid positivi, inoltre, presentavano ipertensione arteriosa, a dimostrazione che la disfunzione endoteliale è coinvolta a vari livelli nella malattia”, conclude il dottore

Clicca qui per leggere la pubblicazione

 

Cura e Prevenzione