
Cataratta: si può correggere in presenza di glaucoma, maculopatia e altre patologie oculari?
PUBBLICATO IL 21 SETTEMBRE 2026
La cataratta, oggi, interessa sempre più spesso persone che presentano anche altre patologie oculari, come glaucoma, patologie della retina, alterazioni della cornea. Queste, insieme a esiti di precedenti interventi, possono rendere il percorso chirurgico di cataratta più complesso e richiedere un approccio molto personalizzato.
Ne parliamo con il dott. Claudio Savaresi, responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica del Policlinico San Marco: “Ogni occhio ha una storia diversa e, soprattutto nei casi complessi, non esiste un intervento uguale per tutti. L'esperienza del chirurgo resta il fattore determinante, ma oggi può contare sul supporto di strumenti diagnostici e tecnologie che consentono di raccogliere informazioni sempre più dettagliate e pianificare ogni fase dell'intervento con maggiore precisione”.
Intervento di cataratta con altre patologie oculari: la valutazione preoperatoria
Un paziente con cataratta e glaucoma non è uguale a un paziente che presenta la sola cataratta. Così come non lo è chi soffre di una maculopatia, presenta una cornea irregolare o si è sottoposto in passato a un intervento di chirurgia refrattiva. In tutte queste situazioni il chirurgo deve valutare non solo la cataratta, ma l'occhio nel suo complesso, per definire la strategia più appropriata.
Per questo motivo la valutazione preoperatoria non si limita agli esami di routine. Le tecnologie diagnostiche consentono oggi di analizzare con precisione le diverse strutture oculari, così da:
- pianificare nei dettagli l'intervento;
- prevedere eventuali criticità;
- scegliere la lente intraoculare più adatta.
“Un tempo si tendeva a considerare soprattutto la cataratta. Oggi, invece, dobbiamo valutare l'intero sistema visivo, perché ogni patologia associata può influenzare il percorso chirurgico e il risultato finale”, continua il dott. Savaresi.
L’intervento di cataratta con correzione dei difetti visivi
L'intervento di cataratta consiste nella rimozione del cristallino naturale, che con il tempo ha perso la sua trasparenza, e nella sua sostituzione con una lente artificiale permanente, detta lente intraoculare.
Se in passato l'obiettivo era soprattutto eliminare l'opacità del cristallino e recuperare una buona capacità visiva, oggi l'intervento offre anche l'opportunità di correggere alcuni difetti refrattivi e migliorare la qualità della visione. Per questo, la scelta della lente rappresenta una fase fondamentale del percorso chirurgico e deve tenere conto non solo della presenza della cataratta, ma anche delle caratteristiche dell'occhio, delle eventuali patologie associate e delle esigenze visive di ciascun paziente.
La scelta dell lenti intraoculari per correggere diversi difetti visivi
Oltre alle lenti monofocali tradizionali, oggi sono disponibili lenti chiamate toriche per correggere l'astigmatismo e lenti premium che, nei pazienti correttamente selezionati, possono ridurre la dipendenza dagli occhiali.
“Per individuare la soluzione più adatta è necessario integrare dati biometrici, condizioni cliniche, esigenze visive e aspettative del paziente. Anche gli algoritmi di intelligenza artificiale possono offrire un supporto in questa fase, contribuendo a rendere ancora più accurato il calcolo della lente intraoculare e aiutando il chirurgo nella pianificazione del trattamento”, sottolinea lo specialista.
La cura del dettaglio in tutte le fasi dell’intervento
Anche gli aspetti organizzativi e tecnologici della sala operatoria contribuiscono a creare le migliori condizioni per affrontare l'intervento sia per il chirurgo, sia per il paziente. Per questo ogni fase del percorso è studiata con attenzione: dalla disponibilità di tecnologie dedicate alla chirurgia della cataratta fino al corretto posizionamento del paziente, favorito da lettini ergonomici che garantiscono stabilità e comfort durante la procedura.
“Alcuni di questi aspetti, come ad esempio la scelta del lettino su cui il paziente è sdraiato durante l'intervento, possono sembrare secondari, ma diventano particolarmente importanti quando l'intervento presenta maggiori complessità tecniche. Se il paziente è tranquillo e a suo agio, il chirurgo può affrontare anche le situazioni più impegnative con maggiore precisione e tranquillità”.
Un percorso costruito sul singolo paziente al Policlinico San Marco
La crescente complessità dei pazienti ha cambiato il modo di affrontare la cataratta. Oggi la possibilità di disporre di una diagnostica completa, di diverse opzioni terapeutiche e di strumenti che supportano ogni fase del percorso permette al chirurgo di adattare il trattamento alle caratteristiche del singolo occhio.
“La tecnologia amplia le possibilità di scelta, ma non sostituisce il giudizio clinico -, conclude il dott. Savaresi-. Ogni decisione nasce dall'integrazione tra esperienza, informazioni diagnostiche e caratteristiche del paziente. Soprattutto nei casi complessi non esistono soluzioni valide per tutti: è questa valutazione personalizzata che permette di individuare il trattamento più appropriato per ciascuno”.



