
Cos’è l'ernia inguinale e come si cura con l’intervento chirurgico
PUBBLICATO IL 21 OTTOBRE 2026
L’ernia inguinale è una patologia molto frequente: interessa il 4-5% della popolazione generale, soprattutto quella maschile. Si riconosce da una piccola tumefazione a livello inguinale e per curarla si ricorre all’intervento chirurgico. Ne parliamo con il Dott. Mauro Ghirardi, Responsabile del Reparto di Chirurgia Generale dell’Istituto Clinico Città di Brescia.
Cos’è l’ernia inguinale e perché gli uomini sono i più esposti?
L’ernia inguinale è molto più frequente negli uomini rispetto alle donne (rapporto 6 a 1) per caratteristiche anatomiche. Infatti, l’uomo presenta un canale inguinale che la donna non ha. Si articola dall’inguine fino allo scroto: una sezione anatomica che può andare incontro a debolezza e che può predisporre allo sviluppo dell’ernia inguinale.
Dunque, il rischio nel corso della vita di sviluppare un’ernia si attesta attorno al 25% per gli uomini e al 3% per le donne senza distinzioni di età o di attività svolte nel quotidiano.
L’ernia controlaterale metacrona
Un paziente che sviluppa un’ernia monolaterale molto di frequente, nel giro di 1 o 2 anni, sviluppa l’ernia anche sul lato opposto. Una condizione clinica nota col termine di ernia controlaterale metacrona.
Quali sono i fattori predisponenti
Tra i fattori predisponenti troviamo:
- debolezza strutturale congenita;
- predisposizione costituzionale;
- alterazione del metabolismo e della struttura del collagene;
- intensi sforzi addominali.
Tuttavia, si tratta di fattori difficilmente correggibili nella vita di ogni giorno.
Come riconoscere l’ernia inguinale: i sintomi a cui prestare attenzione
La sintomatologia è spesso silente. La maggior parte delle volte ci si accorge di un’ernia inguinale visivamente: si scorge una piccola tumefazione che lentamente aumenta nel tempo.
Si possono avvertire dolori in concomitanza dell’aumento della pressione addominale (per via di colpi di tosse o esercizi fisici) o fastidi se si resta a lungo in piedi.
Raramente insorgono complicanze (come l’intasamento erniario, ovvero quando l’ernia non rientra più, o lo strozzamento erniario, quando un organo esce dalla propria sede attraverso l’ernia e rimane bloccato) che portano dapprima all’accesso in pronto soccorso e, in seguito, a un eventuale intervento chirurgico d’urgenza.
L’intervento per l’ernia inguinale: i 2 approcci chirurgici
Non essendoci trattamenti conservativi efficaci, il ricorso alla chirurgia per curare l’ernia inguinale è inevitabile. Esistono 2 approcci chirurgici differenti:
- l’approccio chirurgico classico, eseguito nell’80% dei casi, che contempla un accesso anteriore ed un taglio classico sull’inguine in anestesia locale o locoregionale a seconda delle dimensioni dell’ernia. Una soluzione grazie alla quale ridurre l’ernia apponendo una protesi, le cosiddette retine o mash (reti sintetiche biocompatibili) per la chiusura della porta erniaria;
- l’approccio laparoscopico, intraperitoneale, eseguito dopo un’anestesia generale, che prevede il posizionamento della stessa protesi, ma dall’interno. Una modalità che viene riservata alle ernie bilaterali, in coloro quindi che presentano un’ernia da ambo i lati, o all’ernia recidiva, ossia quella operata con il primo approccio chirurgico, ma che tende a ripresentarsi.
Degenze, recupero post operatorio e ritorno al quotidiano
La degenza in ospedale per sottoporsi a un intervento chirurgico di ernia inguinale è piuttosto breve: day hospital o, per i pazienti operati in laparoscopica, è prevista una notte in ospedale.
Il recupero ed il ritorno alle attività quotidiane è più veloce tra coloro operati tramite laparoscopia.
La modalità chirurgica classica, infatti, richiede 10/15 giorni di tempo per un completo recupero della cicatrice che può causare dolore e/o fastidi.



