L’intervento mininvasivo per l’ernia del disco: tutto quello che c’è da sapere

L’intervento mininvasivo per l’ernia del disco: tutto quello che c’è da sapere

PUBBLICATO IL 18 GIUGNO 2026

L’intervento mininvasivo per l’ernia del disco: tutto quello che c’è da sapere

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L’ernia del disco è una delle cause più frequenti di dolore lungo la gamba, come nel caso della sciatica, associato o meno a mal di schiena. Nella maggior parte dei casi il problema si risolve con terapie conservative, ma quando il dolore persiste o compaiono deficit neurologici, come debolezza muscolare, difficoltà a camminare e tendenza a inciampare, può essere necessario ricorrere alla chirurgia.

Negli ultimi anni, accanto alla tecnica tradizionale “open”, si è diffusa una tecnica mininvasiva, la chirurgia endoscopica della colonna vertebrale, che consente di trattare alcune patologie spinali attraverso accessi di pochi millimetri, con recuperi più rapidi e impatto ridotto sui tessuti.

Quando si parla di chirurgia endoscopica o di endoscopia spinale si fa riferimento alla stessa tecnica: l’utilizzo dell’endoscopio, uno strumento dotato di telecamera ad alta definizione che permette al chirurgo di operare attraverso un piccolo foro, senza incisioni estese, scollamento e divaricazione dei muscoli. Un approccio che può essere paragonato all’artroscopia utilizzata per ginocchio, spalla o anca.

Ne parliamo con la dottoressa Francesca Barile, ortopedica e chirurga vertebrale, Responsabile dell’Unità Operativa 5 di Villa Erbosa a Bologna.

 

Cos’è l’ernia del disco

“L’ernia del disco è una patologia che consiste nella fuoriuscita di una parte del disco intervertebrale dalla sua normale sede anatomica - spiega la specialista -. Questa fuoriuscita può comprimere uno o più nervi diretti agli arti inferiori, provocando un dolore che si irradia lungo la gamba”.

Il dolore può interessare la parte anteriore o posteriore dell’arto. Quando coinvolge posteriormente la gamba viene comunemente definito sciatica.

Le cause dell’ernia del disco possono essere diverse:

  • uno sforzo importante;
  • microtraumi ripetuti nel tempo;
  • la progressiva degenerazione del disco legata all’età.

Oltre al dolore lombare e alla sciatalgia, possono comparire:

  • formicolii;
  • bruciore;
  • alterazioni della sensibilità lungo la gamba.

Nella maggior parte dei casi, l’ernia del disco tende a guarire spontaneamente.

“Il nostro organismo riconosce l’ernia quasi come un corpo estraneo e progressivamente la riassorbe - spiega la specialista -. Le terapie servono soprattutto a controllare il dolore mentre il corpo lavora per risolvere il problema”. I trattamenti iniziali comprendono terapia farmacologica, fisioterapia e riposo.

 

Quando rivolgersi al chirurgo vertebrale: segnali a cui fare attenzione

“In generale, quando compare un dolore alla schiena che si irradia alle gambe, il primo riferimento è il medico di base - sottolinea la dottoressa Barile -. 

Lo specialista, il chirurgo vertebrale, interviene quando il dolore non si controlla con le terapie farmacologiche standard oppure tende a ripresentarsi nel tempo”.

Ci sono alcuni segnali che non devono essere sottovalutati:

  • debolezza muscolare;
  • difficoltà nel camminare;
  • tendenza a inciampare;
  • riduzione della forza del piede o della gamba.

“Questi sintomi possono indicare una compressione importante del nervo e richiedono una valutazione specialistica rapida, per evitare danni permanenti al nervo”, conclude la specialista.

 

In quali casi è necessario l’intervento chirurgico per l’ernia del disco

L’intervento chirurgico per l’ernia al disco si prende in considerazione principalmente in due situazioni:

  • dolore persistente che non risponde alle terapie per oltre 3-4 mesi;
  • presenza di deficit motori o perdita di forza muscolare.

“In caso di deficit neurologici non si aspetta: è necessario intervenire rapidamente per ridurre la sofferenza del nervo”, afferma la dottoressa Barile.

 

La Chirurgia mininvasiva per l’intervento di ernia del disco

Tradizionalmente, l’ernia del disco viene trattata con la microdiscectomia, un intervento eseguito con il supporto del microscopio chirurgico attraverso un’incisione sulla schiena.

“La tecnica tradizionale prevede il distacco della muscolatura e la rimozione di una piccola parte ossea per raggiungere l’ernia”, spiega la dottoressa Barile.

La chirurgia endoscopica per l’ernia del disco segue invece un approccio completamente diverso.

“Non si esegue un vero taglio, ma un piccolo foro attraverso cui viene introdotta una cannula di lavoro di circa 6-7 millimetri. All’interno della cannula sono presenti una telecamera ad alta definizione e gli strumenti chirurgici dedicati”, afferma la dottoressa.

L’intervento viene quindi eseguito sotto visione diretta, trattando l’ernia senza danneggiare i muscoli e con un impatto minimo sui tessuti circostanti. Questo permette di ottenere la stessa efficacia della chirurgia tradizionale, ma con un’invasività estremamente ridotta.

Quanto dura 

L’intervento di chirurgia endoscopica per ernia del disco dura mediamente 1 ora. La procedura può essere eseguita in anestesia generale o, in alcuni casi selezionati, anche in anestesia locale.

 

Intervento di chirurgia mininvasiva dell’ernia del disco: in quali casi è indicato

La chirurgia endoscopica può essere utilizzata nella maggior parte dei primi interventi per ernia del disco.

“È una tecnica indicata anche in pazienti anziani o con altre patologie, proprio perché ha un’invasività ridotta e consente un recupero più rapido”, spiega la dottoressa Barile.

Per chi non è indicato

Non esistono controindicazioni assolute, ma ci sono situazioni in cui la tecnica può essere meno adatta.

“In alcuni reinterventi, ad esempio, l’endoscopia può non essere la scelta migliore, anche se in casi selezionati può comunque essere utilizzata”.

Attualmente, inoltre, l’endoscopia vertebrale trova applicazione soprattutto nelle patologie che non richiedono procedure di stabilizzazione della colonna, come le artrodesi più complesse.

 

I vantaggi dell’intervento mininvasivo per l’ernia del disco

Grazie alla ridotta invasività l’intervento endoscopico per l’ernia del disco ha diversi benefici per il paziente:

  • il dolore post-operatorio è generalmente contenuto;
  • non sono presenti rischi neuropatici;
  • la mobilizzazione è precoce;
  • la degenza è breve.

“Nella maggior parte dei casi il paziente torna a casa in giornata oppure dopo una sola notte di ricovero”, sottolinea la dottoressa Barile.

I vantaggi rispetto alla tecnica tradizionale

Il principale vantaggio della chirurgia endoscopica rispetto a quella tradizionale è la minima aggressività sui tessuti.

“Non tagliando i muscoli, il recupero è molto rapido - spiega la dottoressa Barile -. Anche pazienti sportivi o con elevate richieste funzionali possono tornare velocemente alle proprie attività. In molti casi è possibile riprendere il lavoro già dopo circa dieci giorni”, conclude la specialista.

La chirurgia endoscopica della colonna è oggi considerata il gold standard in diversi Paesi come Stati Uniti, Corea, Cina e Giappone, dove ha in gran parte sostituito la chirurgia tradizionale per molte patologie vertebrali.

“In Italia è ancora eseguita in pochi centri specializzati - aggiunge la specialista -. Richiede infatti tecnologie dedicate e una lunga curva di apprendimento per il chirurgo”.

Limiti e controindicazioni 

Attualmente, l’endoscopia vertebrale è utilizzata soprattutto per patologie come l’ernia del disco e la stenosi lombare.

“La parte legata alle artrodesi endoscopiche è ancora in evoluzione - precisa la chirurga -. Per il trattamento dell’ernia del disco, invece, la metodica è applicabile nella grande maggioranza dei casi”. 

 

L’intervento mininvasivo per l’ernia del disco a Villa Erbosa

A Villa Erbosa a Bologna è possibile sottoporsi alla chirurgia mininvasiva per l'ernia del disco, dopo un percorso preoperatorio dedicato, con ricovero in day surgery oppure con una sola notte di degenza”, specifica la dottoressa Barile.

L’ospedale accompagna il paziente con ernia del disco in tutte le fasi del percorso di cura, a partire da una visita specialistica.

“In base al quadro clinico si valuta il trattamento più appropriato, privilegiando inizialmente un approccio conservativo”, spiega la dottoressa Barile.

Quando necessario, il percorso a Villa Erbosa può includere:

  • terapia farmacologica;
  • fisioterapia;
  • infiltrazioni peridurali;
  • procedure interventistiche non chirurgiche
  • interventi di chirurgia mininvasiva.