
Quando la stanchezza cronica può essere un problema di salute
PUBBLICATO IL 04 NOVEMBRE 2026
Capita a tutti di sentirsi stanchi e con il bisogno di riposare. Quando, però, la stanchezza diviene un problema costante, tanto da limitare o impedire lo svolgimento anche delle normali attività quotidiane, è importante non ignorarla in quanto potrebbe essere un segnale del nostro corpo.
La dott.ssa Cristina Fumagalli, specialista in anestesiologia della Casa di Cura La Madonnina in cui opera all’interno del Centro di Terapia del Dolore della Clinica, ci spiega meglio quali sono le possibili cause di una stanchezza persistente e quando è opportuno rivolgersi dal medico.
Che cos’è la stanchezza cronica e quali sono i suoi sintomi
“Quando si parla di stanchezza persistente, in ambito clinico si utilizza spesso il termine ‘astenia’: una condizione di debolezza fisica e/o mentale e mancanza di energie che, a differenza di un normale affaticamento, non migliora con il riposo e può rendere difficoltoso lo svolgimento delle normali attività quotidiana” spiega la dottoressa Fumagalli.
Questa intensa debolezza può manifestarsi in modo molto diverso da persona a persona con sintomi fra cui:
- sonnolenza diurna frequente e sensazione che il riposo non è stato sufficiente;
- difficoltà di concentrazione e annebbiamento mentale (brain fog);
- affaticamento e debolezza muscolare nonché diminuzione della forza fisica;
- necessità di pause frequenti per recuperare le energie anche dopo attività che in condizioni normali non sono particolarmente impegnative;
- irritabilità e, in alcuni casi, depressione.
Quali sono le cause della stanchezza cronica?
L’astenia è un sintomo aspecifico, cioè può essere associato a condizioni molto diverse. Per individuarne la causa e scegliere il trattamento più adeguato è, quindi, importante valutare:
- la durata della stanchezza;
- gli eventuali disturbi associati;
- il quadro clinico complessivo.
Passiamo ora ad analizzare le possibili condizioni legate alla stanchezza cronica.
Anemia e carenza di ferro
L’anemia da carenza di ferro, definita anche “sideropenica”, è spesso causa di stanchezza intensa.
Il ferro è, infatti, fondamentale per la produzione dell'emoglobina: la proteina dei globuli rossi che trasporta l'ossigeno ai tessuti, che se ne nutrono. Quando l’emoglobina è bassa, l'organismo riceve meno ossigeno di quanto necessario e si determina una sensazione di affaticamento. Oltre alla stanchezza, l'anemia sideropenica può provocare:
- pallore;
- capogiri e vertigini;
- frequenti mal di testa;
- fiato corto durante sforzi;
- palpitazioni.
Ipotiroidismo
La tiroide è la ghiandola che regola il metabolismo e diverse funzioni dell'organismo. Alterazioni del suo funzionamento possono, quindi, influire sui livelli di energia. In particolare, l’ipotiroidismo, che determina un rallentamento della produzione di ormoni tiroidei, può provocare stanchezza persistente, spesso associata anche a:
- maggior sensibilità al freddo;
- pelle disidratata;
- rallentamento della funzione intestinale;
- aumento di peso.
Disturbi del sonno
Dormire per un numero di ore insufficiente o avere un sonno di scarsa qualità può compromettere il recupero dell’organismo durante il riposo. Tra i disturbi da considerare in questo ambito ci sono, poi, anche le Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS): una condizione in cui durante il riposo si verificano ripetutamente episodi di ostruzione parziale o totale delle vie aree superiori, riducendo o interrompendo il flusso respiratorio con rischi anche seri per la salute di cuore, cervello e tutto l’organismo in generale.
Chi ne soffre può non saperlo, in quanto i sintomi associati alla patologia sono spesso aspecifici come russamento intenso durante il sonno, alternato a pause respiratorie, sonnolenza diurna e cefalea diurna.
Stress, ansia e depressione
Periodi prolungati di stress e tensione emotiva possono richiedere molte energie e provocare un affaticamento sia fisico, che mentale. Allo stesso modo anche la depressione può manifestarsi come una stanchezza persistente associata a una mancanza di stimolo a svolgere attività quotidiane anche banali.
Infezioni o altre condizioni mediche
Un affaticamento marcato può accompagnare lo sviluppo o il decorso di infezioni acute o stati influenzali.
Può, inoltre, associarsi ad alcune malattie croniche come disturbi metabolici, cardiovascolari o altre condizioni che richiedono una valutazione medica.
Farmaci ed effetti collaterali
Alcuni farmaci possono provocare sonnolenza, debolezza e intenso affaticamento fisico e mentale come effetto collaterale. In questo caso va consultato lo specialista per valutare con lui se modificare o sospenderne l’assunzione.
Sindrome da Fatica Cronica (CFS)
La Sindrome da Fatica Cronica (CFS) è una malattia complessa e multisistemica, che si manifesta prevalentemente nelle donne, ma non solo, che è caratterizzata da una forte e persistente stanchezza mentale e/o fisica riscontrata per almeno 6 mesi.
“Non si tratta di una semplice stanchezza in un arco di tempo prolungato, ma di una condizione debilitante che può compromettere significativamente il funzionamento quotidiano e la qualità di vita della persona” spiega la specialista.
Uno dei suoi aspetti più caratteristici è il malessere post-sforzo (PEM), cioè un peggioramento della sintomatologia dopo un’attività fisica o mentale che può persistere per ore o addirittura giorni ed è spropositato rispetto allo sforzo richiesto dall’attività in questione che può essere una normale passeggiata, una conversazione impegnativa etc.
La diagnosi si basa sulla valutazione clinica e per esclusione di altre possibili patologie in quanto ad oggi non esiste ancora un esame diagnostico specifico.
Le cause della malattia non sono ancora completamente note ma si reputa vi sia una combinazione multifattoriale su una predisposizione genetica. Sono oggetto di studio possibili alterazioni immunologiche, neuroendocrine, fattori psicologici e/o comportamentali.
In alcuni casi, l’infezione di virus e patogeni sembra avere un ruolo chiave nell’esordio della malattia che, purtroppo, non ha ancora cure specifiche.
Al momento per la Sindrome da Fatica Cronica non esiste una cura risolutiva universalmente riconosciuta. Le terapie si concentrano principalmente sulla gestione dei sintomi.
Quando rivolgersi allo specialista?
È opportuno rivolgersi al medico quando la stanchezza:
- non migliora nonostante un adeguato riposo;
- interferisce con lo svolgimento delle consuete mansioni giornaliere;
- è frequente o persistente;
- peggiora progressivamente.
Si accompagna a:
- perdita di peso;
- febbre;
- palpitazioni;
- vertigini;
- fiato corto.
Il medico valuterà il quadro clinico della persona e indicherà gli eventuali accertamenti da effettuare come, ad esempio, esami del sangue (per controllare, in caso di necessità, emocromo, ormoni tiroidei, glicemia etc.) o altre indagini mirate in caso di sintomi o sospetti specifici.
Quando è necessario un intervento urgente?
Se la stanchezza compare improvvisamente insieme a dolore toracico, difficoltà respiratoria, svenimento e/o confusione o altri sintomi acuti gravi è necessario richiedere assistenza medica urgente.
Quali trattamenti possono aiutare contro la stanchezza cronica?
Il trattamento contro la stanchezza cronica dipende dalla causa: quando la spossatezza è legata a una condizione specifica, come anemia, ipotiroidismo o un disturbo del sonno, è importante intervenire sul problema individuato.
In alcuni casi possono essere prese in considerazione anche terapie complementari: in alcuni contesti per il trattamento di disturbi caratterizzati da affaticamento persistente figurano la Grande Auto emo-infusione e l’agopuntura.
Grande Auto emo-infusione (GAEI/GAET)
La Grande Auto emo-infusione è una procedura che rientra nella categoria dell’ossigeno-ozonoterapia e consiste nel prelievo di 100-150 ml di sangue che viene miscelato a una precisa quantità di ossigeno/ozono e reinfuso immediatamente nel paziente senza alcuna manipolazione. La procedura mira a:
- favorire la modulazione dei processi infiammatori e dolorifici;
- contrastare lo stress ossidativo;
- sostenere la regolazione della risposta immunitaria.
Agopuntura
L’agopuntura, invece, consiste nella stimolazione di specifici punti del corpo mediante l’inserimento di sottili aghi. In alcuni casi, può contribuire a:
- alleviare la sintomatologia;
- modulare l’attività del sistema nervoso e la risposta allo stress;
- influenzare i processi infiammatori e la risposta immunitaria.



