I percorsi di cura per il tumore del colon-retto all’IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio: diagnosi precoce e intervento

I percorsi di cura per il tumore del colon-retto all’IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio: diagnosi precoce e intervento

PUBBLICATO IL 25 MAGGIO 2026

I percorsi di cura per il tumore del colon-retto all’IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio: diagnosi precoce e intervento

PUBBLICATO IL 25 MAGGIO 2026

Il tumore del colon-retto rappresenta una delle sfide oncologiche più rilevanti in Italia: con 50.000-60.000 nuovi casi, risulta la seconda diagnosi più frequente nel nostro Paese. Ma, nonostante la sua diffusione, oggi è possibile diagnosticarlo sempre più precocemente e trattarlo secondo approcci sempre meno invasivi per il paziente. 

Ne parliamo con il Dott. Valerio Panizzo, chirurgo generale dell'Unità Operativa di Chirurgia Generale all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, diretta dal Prof. Davide Bona.  

 

Le cause del  tumore del colon-retto

Il tumore del colon-retto ha origine dalla proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa del grosso intestino. Nella quasi totalità dei casi, il processo oncologico scaturisce dalla trasformazione di un polipo adenomatoso, una lesione inizialmente benigna che impiega mediamente dai 5 ai 10 anni per evolvere in carcinoma

Secondo il Dott. Panizzo: “Questa finestra temporale costituisce un vantaggio clinico fondamentale, poiché permette di intervenire tempestivamente prima che la lesione si trasformi in una vera e propria neoplasia, con conseguenze sistemiche”.  

Sebbene lo screening abbia ridotto l'incidenza tra i pazienti più anziani, si osserva oggi un preoccupante aumento di casi tra i soggetti under 50

Fattori di rischio e stile di vita

Lo sviluppo del carcinoma del colon-retto non è legato a un singolo comportamento, ma è il risultato di uno stato di infiammazione cronica della mucosa intestinale sostenuto da abitudini reiterate nel tempo. 

Anche l'equilibrio del microbiota è uno dei pilastri fondamentali per la prevenzione: “Quando parliamo di microbiota, ci riferiamo alla vasta comunità di microrganismi che popola il nostro apparato digerente, indispensabile per produrre sostanze protettive essenziali per la salute di tutto l'organismo. Le infiammazioni croniche e uno stile di vita non salutare danneggiano questo prezioso ‘scudo’ naturale e aumentano il rischio di sviluppare polipi o tumori maligni” prosegue il medico.  

Per ridurre il rischio di sviluppare il tumore del colon-retto, è necessario quindi adottare alcune strategie: 

  • aumentare l'apporto quotidiano di fibre per nutrire i batteri benefici del microbiota; 
  • limitare il consumo di carni rosse e, in particolare, di alimenti ultra-processati contenenti conservanti come nitriti e nitrati; 
  • evitare l'esposizione a microplastiche e sostanze tossiche come il fumo di sigaretta; 
  • ridurre il consumo di alcol, che esercita un’azione lesiva diretta sulla mucosa; 
  • controllare l'accumulo di grasso viscerale, un tessuto metabolicamente attivo che produce ormoni pro-infiammatori. 

Familiarità ed ereditarietà

La propria storia familiare è un campanello d'allarme imprescindibile. Come sottolinea il Dott. Panizzo: “I pazienti con un familiare di primo grado affetto da polipi intestinali o tumore devono seguire un protocollo di controlli più serrato. 

Esistono inoltre sindromi genetiche specifiche, come la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la Sindrome di Lynch, che richiedono un monitoraggio clinico dedicato e precoce”. 

 

I segnali da non ignorare: quali sono i sintomi principali?

Il tumore del colon-retto è definito un “killer silenzioso” poiché nelle fasi iniziali può non dare sintomi. Tuttavia, sottolinea il Dott. Panizzo, “alcuni campanelli d'allarme devono spingere al consulto specialistico”.

I sintomi del tumore al colon-retto da non sottovalutare sono: 

  • alterazione dell'alvo: cambiamenti persistenti (settimane) della regolarità intestinale, sia in senso stitico sia diarroico;
  • perdita di sangue nelle feci: sia esso rosso vivo o scuro, non va mai sottovalutato o attribuito superficialmente a problemi emorroidari;
  • anemia e affaticamento: bassi livelli di ferro causati da uno stillicidio ematico costante e non visibile. 

 

Diagnosi precoce del tumore al colon-retto: screening e colonscopia

In molte regioni lo screening tramite la ricerca del sangue occulto fecale viene proposto gratuitamente a tutti i cittadini sopra i 50 anni. Si tratta di uno strumento fondamentale, ma per massimizzarne l'efficacia, il Dott. Valerio Panizzo fornisce un consiglio tecnico prezioso: "L'ideale sarebbe fare una ricerca su 3 campioni consecutivi perché, così facendo, si ha una sensibilità e una specificità maggiore rispetto alla risposta". 

Oltre ai programmi di screening, il percorso di approfondimento clinico si avvale di esami diagnostici mirati, tra i quali figurano: 

  • la colonscopia tradizionale: rimane il "gold standard" poiché permette di fare diagnosi e intervenire simultaneamente asportando i polipi. "Con un unico esame noi possiamo fare la diagnosi, ma possiamo anche intervenire, qualora verificassimo la presenza di un polipo";. 
  • la colonscopia virtuale: rappresenta una valida alternativa diagnostica per chi non può affrontare subito l'esame tradizionale. "È una TAC con una ricostruzione particolare che ci permette di navigare all'interno della mucosa intestinale colica". Tuttavia, in caso di riscontro di lesioni, sarà comunque necessario procedere con una colonscopia tradizionale per eseguire le biopsie necessarie. 

 

I percorsi di cura del tumore al colon-retto al Galeazzi-Sant'Ambrogio

Presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, la gestione del paziente è affidata a un team multidisciplinare che opera in stretta sinergia. 

Come illustrato dal Dott. Valerio Panizzo: “Il percorso terapeutico non è frutto di una singola valutazione, ma di un confronto corale che coinvolge chirurghi, oncologi, radiologi, radioterapisti e anatomopatologi

Questa collaborazione permette di definire per ogni caso la strategia più efficace, valutando con precisione la necessità di trattamenti integrati, come la chemioterapia neoadiuvante, volta a ridurre le dimensioni del tumore prima dell'intervento chirurgico per ottimizzarne l'esito”. 

 

L’intervento al Galeazzi-Sant’Ambrogio con chirurgia mininvasiva e robotica

L'intervento chirurgico per il tumore del colon-retto, all’Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, viene eseguito con approcci d'avanguardia che garantiscono la massima radicalità oncologica unita a una minore invasività: 

  • laparoscopia 4K: colonne tecnologiche che offrono una visione ad altissima definizione;
  • chirurgia robotica: garantisce una visione tridimensionale, immersiva e una precisione millimetrica nelle manovre.  

“In entrambe le metodiche è possibile eseguire intraoperatoriamente un’angiografia con fluorescenza mediante verde di indocianina, un colorante privo di tossicità. Questa tecnologia consente di valutare in tempo reale e in vivo la corretta vascolarizzazione dei tessuti impiegati nella ricostruzione, contribuendo potenzialmente a ridurre ulteriormente il rischio di complicanze” sottolinea il Dott. Panizzo. 

Queste tecniche permettono una ripresa più rapida, con meno dolore post-operatorio e una migliore preservazione dei tessuti. 

 

Il percorso post-operatorio e il ritorno alla quotidianità

Il recupero dopo l'intervento è un processo personalizzato. Il Dott. Panizzo chiarisce che i tempi possono variare a seconda del caso clinico: "Non esiste un solo e unico protocollo di dimissione, dobbiamo garantire a ogni singolo paziente i tempi di recupero corretti". Sebbene la media per gli interventi standard sia di circa 6 giorni, la ripresa dipende dalle condizioni specifiche del paziente. 

Il percorso è supportato da fisioterapisti e dietisti per favorire una mobilizzazione precoce e una corretta gestione alimentare domiciliare. 

Il follow-up, della durata di almeno 5 anni, è essenziale per monitorare la salute nel tempo. 

L'obiettivo finale, conclude il Dottor Panizzo, è la restitutio ad integrum, ovvero "una ripresa di una vita sana e attiva il più precocemente possibile, ma anche una ripresa il più consapevole possibile rispetto a quello che è accaduto".