
Insufficienza venosa cronica: come riconoscerla e come si cura
PUBBLICATO IL 22 GIUGNO 2026
L’insufficienza venosa cronica (IVC) è una condizione patologica caratterizzata da un alterato ritorno venoso dalle gambe (arti inferiori) verso il cuore, che può provocare pesantezza e tensione muscolare, capillari evidenti e vene varicose. È tra le patologie vascolari più diffuse nei paesi industrializzati e la sua prevalenza aumenta progressivamente con l’aumentare l'età, colpendo in ugual misura sia la popolazione femminile, sia quella maschile.
Ne parliamo con la dott.ssa Simona Chierico, chirurgo vascolare presso la Vein Clinic dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano, una realtà nuova che si occupa della salute vascolare e, in particolare, del benessere delle gambe.
Insufficienza venosa cronica e ipertensione venosa: qual è il legame
L’insufficienza venosa cronica determina un aumento persistente della pressione venosa o ipertensione venosa.
Spiega la chirurga vascolare: “L’ipertensione venosa persistente può derivare da:
- un reflusso valvolare (da incontinenza delle valvole delle vene superficiali, profonde o perforanti)
- un'ostruzione del flusso ematico (come esito di una trombosi venosa profonda e quindi di una sindrome post-trombotica)
- dal fallimento della pompa muscolare del polpaccio”.
I principali fattori di rischio includono:
- familiarità;
- ortostatismo prolungato (mantenere una posizione eretta a lungo);
- obesità;
- sedentarietà;
- gravidanze ripetute.
“L'ipertensione venosa, stimolando le pareti interne delle vene, genera infiammazione cronica, con conseguente stravaso di liquidi. Questo si traduce in edema e nelle tipiche alterazioni iperpigmentate a livello della pelle”.
Come riconoscere l’insufficienza venosa cronica: i sintomi
I sintomi della IVC sono estremamente variabili: molti soggetti sono asintomatici o presentano sintomi di lieve entità (paucisintomatici), altri rientrano in quadri severi e con manifestazioni talvolta invalidanti. I sintomi precoci e più comuni riferiti dai pazienti comprendono:
- senso di pesantezza;
- tensione muscolare che coinvolge arto inferiore e piede;
- dolore sordo caratterizzato da una sensazione di malessere generalizzata e continua;
- prurito e crampi notturni, che tipicamente peggiorano a fine giornata o con l'esposizione al calore.
La classificazione dei sintomi dell’insufficienza venosa cronica
Con il progredire della patologia, compaiono segni clinici macroscopici, classificati così a livello internazionale:
- C0: nessun segno visibile o palpabile di patologia venosa;
- C1: teleangectasie (capillari) o vene reticolari;
- C2: vene varicose (varici);
- C3: edema (tipicamente perimalleolare, improntabile, ovvero un accumulo di liquidi nei tessuti intorno alla caviglia che, alla pressione del dito, lascia l’impronta);
- C4: alterazioni cutanee e del tessuto sottocutaneo (C4a: pigmentazione o eczema; C4b: lipodermatosclerosi o atrofia bianca);
- C5: ulcera venosa guarita;
- C6: ulcera venosa attiva.
Ecocolordoppler venoso degli arti inferiori per diagnosticare l’insufficienza venosa cronica
La diagnosi di insufficienza venosa cronica si basa su un'accurata anamnesi e sull'esame obiettivo. Tuttavia, il gold standard strumentale è rappresentato dall'Ecocolordoppler del sistema venoso degli arti inferiori.
“Questo esame non invasivo – precisa la specista - permette di:
- mappare anatomicamente il circolo superficiale e profondo;
- valutare la pervietà dei vasi, escludendo ostruzioni trombotiche;
- quantificare la presenza e la durata del reflusso ematico”.
Come si cura l’insufficienza venosa cronica?
Il trattamento dell'IVC è personalizzato in base allo stadio clinico e mira a ridurre l'ipertensione venosa e a prevenire le complicanze ulcerative. Le principali opzioni terapeutiche sono:
- terapia conservativa e comportamentale: si basa sulle modifiche dello stile di vita del paziente. In particolare, riduzione del peso, svolgere attività fisica regolare ed evitare di stare troppo tempo in piedi;
- terapia compressiva: lo specialista vascolare prescrive l’uso di calze elastiche a compressione graduata o bendaggi per ridurre l'edema, favorire il ritorno venoso, così da accelerare la guarigione delle ulcere, qualora presenti;
- terapia farmacologica: consiste nell’assunzione di farmaci venoattivi (es. flavonoidi micronizzati) per ridurre la permeabilità capillare e l'infiammazione, e di glicosaminoglicani per la protezione endoteliale e il trattamento delle ulcere;
- trattamenti invasivi e mininvasivi: includono tecniche ablative endovascolari (laser, radiofrequenza), la scleroterapia con schiuma o la chirurgia tradizionale (stripping della safena e flebectomie) e sono indicati in caso di reflusso significativo del sistema superficiale.



