Fascite plantare cronica che non passa: cause, rimedi e una nuova soluzione mini-invasiva

Fascite plantare cronica che non passa: cause, rimedi e una nuova soluzione mini-invasiva

PUBBLICATO IL 27 GENNAIO 2026

Fascite plantare cronica che non passa: cause, rimedi e una nuova soluzione mini-invasiva

PUBBLICATO IL 27 GENNAIO 2026

Consulta il cv del Prof. Sconfienza, radiologo e responsabile dell’Unità di Radiologia all'Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio

Il dolore al tallone, spesso causato da fascite plantare, è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più frequenti e invalidanti. 

Quando diventa cronico e non risponde alle terapie tradizionali, può compromettere in modo significativo la qualità di vita, limitando la capacità di camminare, lavorare e svolgere le attività quotidiane.

In IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio è disponibile una tecnica mini-invasiva di radiologia interventistica che sta aprendo nuove prospettive per questi pazienti: l’embolizzazione trans-arteriosa della fascite plantare

Ne parliamo con il prof. Luca Maria Sconfienza, Responsabile dell’Unità Operativa di Radiologia Diagnostica e Interventistica.

 

Cos’è la fascite plantare cronica e perché il dolore al tallone non passa

La fascite plantare è una delle cause più comuni di dolore al tallone. Nella maggior parte dei casi si tratta di un’infiammazione della fascia plantare, la struttura fibrosa che sostiene l’arco del piede. 

Nelle forme croniche, la situazione è più complessa, in quanto nella zona dolente si sviluppano: 

  • piccoli vasi sanguigni anomali, che alimentano l’infiammazione;
  • fibre nervose in eccesso, che amplificano e mantengono il dolore nel tempo. 

“È questo il motivo per cui alcuni pazienti, nonostante plantari, fisioterapia, infiltrazioni o onde d’urto, continuano ad avere dolore anche dopo mesi o anni”, spiega il prof. Sconfienza.

 

L’embolizzazione per la fascite plantare cronica: cos’è e come funziona

“L’embolizzazione per la fascite plantare è una procedura mini-invasiva di radiologia interventistica che consente di spegnere selettivamente i piccoli vasi patologici responsabili dell’infiammazione cronica e del dolore”, prosegue Sconfienza.

Cos’è l’embolizzazione trans-arteriosa

Attraverso una puntura ecoguidata alla caviglia, vengono iniettate minuscole particelle a effetto temporaneo che:

  • riducono il flusso di sangue nei vasi malati;
  • preservano la circolazione dei tessuti sani.

In questo modo si riduce l’infiammazione e, di conseguenza, il dolore.

 

Quando l’embolizzazione è indicata come rimedio alla fascite plantare cronica 

L’embolizzazione è indicata soprattutto nei pazienti con dolore cronico al tallone da fascite plantare che non ha risposto alle terapie conservative, come: 

  • fisioterapia
  • plantari
  • farmaci antinfiammatori
  • infiltrazioni.

“È una soluzione particolarmente utile per chi non è ancora candidato alla chirurgia, o desidera evitarla o rimandarla. Naturalmente, ogni caso viene valutato in modo personalizzato attraverso una visita clinica e un inquadramento radiologico”, spiega lo specialista.

 

Come si svolge l’intervento di embolizzazione

“La procedura si svolge in una sala di radiologia interventistica. Dopo l’anestesia locale, effettuiamo una puntura a livello della caviglia, sotto guida ecografica. Attraverso questo accesso raggiungiamo i vasi responsabili dell’infiammazione e li trattiamo con il materiale embolizzante”, descrive il Prof. Sconfienza.

L’intervento:

  • è rapido, dura in genere 5–10 minuti
  • non richiede incisioni chirurgiche
  • prevede una semplice medicazione finale.

 

L’embolizzazione è una procedura dolorosa?

Durante l’inserimento dell’ago, il paziente avverte solo il fastidio dell’anestesia locale, simile a una normale iniezione. 

Durante l’embolizzazione possono comparire:

  • sensazione di calore;
  • lieve fastidio al piede.

Nei giorni successivi è frequente avvertire un po’ di dolore o pesantezza, facilmente gestibile con comuni analgesici.

 

Recupero e post-intervento dopo embolizzazione per fascite plantare

“Dopo un breve periodo di osservazione il paziente può tornare a casa - spiega Sconfienza -. Forniamo indicazioni precise su: 

  • antidolorifici; 
  • gestione della medicazione; 
  • attività da evitare nelle prime 24–48 ore”. 

In linea generale:

  • normali attività leggere: ripresa in pochi giorni;
  • attività più intense: reintrodotte gradualmente;
  • miglioramento del dolore: progressivo, in alcune settimane.

 

Risultati attesi e limiti del trattamento

Sottolinea Sconfienza: “L’obiettivo è: 

  • ridurre in modo significativo il dolore al tallone cronico;
  • migliorare la capacità di camminare e stare in piedi”.

In seguito all’embolizzazione in molti pazienti si osserva:

  • miglioramento progressivo nelle settimane o nei mesi successivi;
  • riduzione dell’uso di antidolorifici;
  • recupero delle attività quotidiane.

È importante ricordare che l’embolizzazione agisce sulla componente infiammatoria e vascolare del dolore, ma non corregge da sola eventuali cause meccaniche come sovraccarico, alterazioni dell’appoggio o sovrappeso. Per questo motivo deve essere integrata con: 

  • fisioterapia;
  • plantari;
  • stile di vita adeguato.

 

Rischi e complicazioni dell’embolizzazione 

“Come tutte le procedure invasive, anche l’embolizzazione comporta dei rischi, seppur rari”, spiega Sconfienza. Possono verificarsi:

  • piccoli ematomi o dolore nel punto di accesso;
  • fase di infiammazione transitoria del piede.

In casi molto rari può verificarsi una riduzione non perfettamente selettiva del flusso in piccoli territori di tessuto sano, con alterazioni del colorito cutaneo o della sensibilità. 

Prima della procedura, il rapporto beneficio-rischio viene sempre valutato attentamente per ogni paziente.

 

L’intervento di embolizzazione all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio

“La radiologia interventistica rappresenta una delle espressioni più avanzate della medicina di precisione e mini-invasiva. In un IRCCS come il Galeazzi-Sant’Ambrogio, che unisce ricerca, tecnologia e competenze cliniche di alto livello, possiamo offrire ai pazienti soluzioni innovative basate sulle migliori evidenze scientifiche - conclude Sconfienza -.

L’embolizzazione per la fascite plantare è un esempio concreto di come la radiologia interventistica possa evitare o ritardare interventi chirurgici, riducendo i tempi di recupero e migliorando la qualità di vita dei pazienti”.