Le cause della presbiopia e come si cura all’Istituto Clinico San Rocco

PUBBLICATO IL 13 MARZO 2024

Non si può prevenire e non si può rallentare. Stiamo parlando della presbiopia, il difetto visivo più democratico e diffuso del mondo. Una problematica che compare in tutti i soggetti dopo i 40/45 anni d’età e che tanti scoprono in concomitanza dei suoi primi effetti. Approfondiamo insieme al dott. Renato Valeri, Responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica dell’Istituto Clinico San Rocco

 

Cos’è la presbiopia e qual è la sua incidenza

La presbiopia consiste in una progressiva difficoltà nella visione degli oggetti ravvicinati.

Come spiega il Dott. Renato Valeri, “noi non ce ne accorgiamo, ma all’interno dei nostri occhi c’è un sistema, quello dell’accomodazione, che permette di mettere a fuoco oggetti posti a diverse distanze. Col tempo e con il progredire dell’età, purtroppo, questo sistema diventa sempre più deficitario e complice anche l’irrigidimento del cristallino, grazie al quale vediamo le immagini nitide, iniziamo a percepire una diversa capacità di mettere a fuoco”.

Per quanto riguarda la sua incidenza, oltre la metà della popolazione italiana ha un’età superiore ai 40 anni e ciò significa che, avendo la presbiopia un’incidenza del 100% negli uomini e del 100% delle donne, parliamo del disturbo visivo in assoluto più frequente.

 

Le cause

In primis l’invecchiamento, ma è pur vero che, a parità d’età, persone diverse possono manifestare in modo diverso i sintomi caratteristici della presbiopia. Ci sono una serie di fattori, infatti, che possono influenzarne il decorso: la cosa più rilevante è la presenza o meno di altri difetti visivi da lontano

Una persona lievemente o moderatamente miope, che non vede perfettamente da lontano, per esempio, riesce a sfruttare questo difetto per continuare a vedere bene da vicino. Viceversa il difetto opposto alla miopia, ovvero l’ipermetropia, fa sì che molto spesso si soffra di presbiopia prima dei 45 anni d’età. 

A dispetto dell’immaginario collettivo, infine, vanno sfatati 2 luoghi comuni assai diffusi: l’uso ricorrente di computer e smartphone non riveste un ruolo attivo nell’insorgenza di questa patologia che, è bene precisarlo, non è un fenomeno ereditario semmai ubiquitario nel senso che interessa tutta la popolazione. 


I primi sintomi

Pur essendo un disturbo visivo prevalente, la presbiopia si può associare a tutti gli altri difetti visivi esistenti come miopia, ipermetropia e astigmatismo. Indipendentemente da queste possibili combinazioni, il soggetto presbite tende ad avere una gestualità caratteristica che prima o poi accomuna tutti: allontana dagli occhi ciò che deve vedere e/o piega indietro la testa per mettere a fuoco da vicino.

 

La diagnosi

Diagnosticare la presbiopia non è particolarmente complesso; più difficile, magari, stabilirne l’entità. Lo specialista oculista ricorre a un test visivo facendo leggere, sia in visione binoculare sia con i 2 occhi in monoculare, tramite un ottotipo per vicino (uno strumento appositamente studiato per l'esame della vista da vicino al paziente) per capire con quale addizione riesce a leggere i diversi livelli di dimensioni dei caratteri. 

Accertata a livello diagnostico, lo specialista può indurre una ciclopegia, ovvero la paralisi del muscolo ciliare presente nell'occhio, tramite la somministrazione di gocce per dilatare le pupille, una pratica utile sia per bloccare temporaneamente il meccanismo dell’accomodazione, sia per valutare in maniera precisa e senza fattori confondenti l’entità della presbiopia.

I 3 diversi stadi della presbiopia

Presbiti non lo si diventa dall’oggi al domani. Per questo motivo riconosciamo 3 tipologie di pazienti presbiti

  • il giovane presbite (tra i 40 e i 45 anni) che necessita di un supporto solo per vedere meglio da vicino; 
  • i pazienti tra i 45 e i 55 anni che sentono una necessità maggiore di correzione ottica a causa della difficoltà nella visione da vicino, ma anche per distanze intermedie; 
  • i pazienti oltre i 55 anni, abituati a convivere con questa condizione, ma che necessitano sempre di occhiali per la visione da vicino e da distanze intermedie.


Le soluzioni per correggerla

Per correggere la presbiopia esiste un bouquet di soluzioni estremamente ricco: dagli occhiali alle lenti a contatto, dal laser alla chirurgia. 

Gli occhiali vanno: 

  • dal modello premontato, ossia quello ‘fai da te’ (con lenti di qualità generalmente più bassa che aiutano a mettere a fuoco da vicino), da utilizzare però per le sole emergenze; 
  • ai modelli da prescrizione tra cui i bifocali (esteticamente un po’ superati e un po’ carenti nel supporto visivo da distanze intermedie), i progressivi e gli occhiali ‘office’ ad aumentata profondità di fuoco, adatti per coloro che non soffrono di grossi difetti nella visione perché consentono una messa a fuoco ottimale da vicino e da distanze intermedie. 

Per chi presenta 2 occhi con una messa a fuoco differente è bene ricorrere a un occhiale monofocale o multifocale appositamente prescritto da uno specialista oculista. 

Le lenti a contatto utili nella correzione della presbiopia, invece, sono quelle per monovisione e quelle multifocali. 

Per chi non desidera avvalersi di occhiali e lenti esiste il ricorso al laser o alla chirurgia.


Laser o chirurgia: per chi sono indicati 

È bene dire che si ricorre alla chirurgia o al laser per la correzione della presbiopia solo quando il difetto (ed eventualmente quello associato) è conclamato, ovvero dai 50 anni in poi

Per questo genere di pazienti la scelta d’elezione per la cura della presbiopia consiste in un intervento chirurgico, grazie al quale sostituire il cristallino naturale con uno artificiale, detto cristallino premium, che vanta delle caratteristiche di multifocalità e di aumentata profondità di fuoco estremamente importanti. 

La chirurgia refrattiva laser, che sfrutta le alterazioni della curvatura corneale per permettere di conseguire una multifocalità sulla parte anteriore della cornea, resta un’alternativa interessante, ma poco prevedibile.

Cura e Prevenzione