Cosa sono le cisti pilonidali e come si curano

PUBBLICATO IL 08 NOVEMBRE 2023

All’Istituto di Cura Città di Pavia è disponibile un trattamento laser per rimuoverle senza tagli, in alternativa alla chirurgia tradizionale

Le cisti pilonidali sono dolorose e molto insidiose. A soffrirne, contrariamente a quanto si possa pensare, sono soprattutto giovani uomini e donne, che talvolta si recano dallo specialista quando la situazione si è ormai cronicizzata tanto da compromettere la conduzione di una vita normale. 

Ne parliamo con un esperto in materia, il dott. Claudio Pagano, chirurgo generale e coloproctologo all’Istituto di Cura Città di Pavia, che impiega da anni tecniche mininvasive con utilizzo di device dedicati come il cosiddetto laser SiLaC (Sinus Laser Closure).

 

Cosa sono le cisti pilonidali e da cosa sono causate

Le cisti pilonidali sono delle raccolte sottocutanee che contengono al loro interno peli o frammenti organici che, infettandosi, causano ascessi anche voluminosi nella regione interglutea. Gli ascessi possono quindi evolvere in tragitti fistolosi semplici o particolarmente complessi che spesso raggiungono la regione glutea. Si localizzano in genere nella zona del coccige, sotto la cute, tra lo strato adiposo e i muscoli.

“Le cause della patologia – spiega il dott. Pagano – possono ricondursi all’infezione di bulbi piliferi localizzati nel solco intergluteo che danno origine a cisti al cui interno rimangono intrappolati annessi cutanei come peli, grasso e, in casi rari, anche frammenti ossei.
In fase cronica le raccolte purulente si palesano causando l’estensione e la ramificazione progressiva di singole o plurime fistole. In quest’ultimo caso si parla di malattia pilonidale plurifistolosa”. 

 

I sintomi 

I sintomi riferiti dai pazienti affetti da questo tipo di patologia sono: 

  • dolore, che talvolta assume intensità alta; 
  • prurito o indolenzimento della zona perianale e coccigea. 

La qualità di vita in questi pazienti è compromessa tanto che anche il solo appoggiarsi o sedersi può acuirne il dolore.

 

Tra le cure più efficaci, il laser 

Il laser rappresenta una valida alternativa alla chirurgia resettiva per la risoluzione delle cisti pilonidali.  “Con questa tecnica - spiega lo specialista – si evita l’asportazione cruenta di grosse quantità di tessuto, trattando l’area interessata in modo mininvasivo con una semplice anestesia locale e l’utilizzo del laser”. 

Come già avviene per l’epilazione laser, che ormai da più di 20 anni si è diffusa nei centri estetici, la luce laser emessa tramite una sonda di spessore inferiore al millimetro, introdotta attraverso l’orifizio fistoloso, è in grado di eliminare i bulbi piliferi, causa della malattia pilonidale. Grazie alle minuscole dimensioni della sonda si riesce a raggiungere le cavità interne più profonde e ramificate dall’infiammazione.
“Tutto ciò avviene – continua lo specialista - dopo che l’operatore ha accuratamente disinfettato l’area in modo da eseguire una pulizia minuziosa e profonda di tutte le diramazioni fistolose conseguenza dell’infezione. 

Il trattamento laser – precisa il medico - è però controindicato nelle fasi acute della malattia e cioè quando è presente un ascesso”.

Vantaggi e svantaggi del trattamento laser

“Grazie all’uso del laser – specifica il dott. Pagano -, non eseguendo alcuna asportazione di tessuto, non sono necessarie medicazioni e la ripresa alla vita normale è molto rapida. La cisti non si infetta più in quanto i bulbi piliferi vengono eliminati in modo definitivo. Le recidive sono tra l’altro quasi azzerate

Unico svantaggio per chi si sottopone a questo tipo di procedura è che non si possono effettuare bagni (la doccia è consentita) fino a quando non si richiude spontaneamente l’orifizio cutaneo. 

È inoltre sempre consigliato procedere successivamente all’epilazione laser definitiva della regione sacrococcigea onde evitare il rischio di recidive”.

 

Il trattamento chirurgico tradizionale

Il trattamento delle cisti pilonidali con la chirurgia tradizionale è gravato invece da dolore e complicanze. 

“L’approccio tradizionale open – spiega il dott. Pagano - prevede l’asportazione delle lesioni con sacrificio di grosse porzioni di tessuto limitrofe all’infezione, innalzando il tasso di infezione locale postoperatoria all’incirca nel 50% dei casi. 

Inoltre, a differenza della tecnica laser, gli esiti estetici della chirurgia tradizionali sono evidenti perché l’area rimossa può anche essere assai ampia e la cicatrice di dimensioni importanti, tanto da limitare alcuni movimenti fisiologici come il camminare o il sedersi. 

Questa procedura implica quindi la gestione prolungata di ferite chirurgiche caratterizzate da una guarigione molto lenta con necessità di medicazioni ambulatoriali prolungate e ripetute anche per diversi mesi oltre che dolorose”.

Cura e Prevenzione