Omicron 2: contagiosità e sintomi

PUBBLICATO IL 28 MARZO 2022

Facciamo il punto con il Prof. Pregliasco sulla variante Omicron 2 sempre più in crescita in Italia. 

Non c’è dubbio come Omicron 2 si sia rivelata la “sorpresa” che ha caratterizzato questo ultimo periodo dell’epoca Covid-19. Sorella della variante Omicron (o Omicron 1), la seconda presenta sicuramente un indice di maggiore contagiosità, ancora il 30% in più rispetto alla precedente (che era già molto più contagiosa rispetto alle altre varianti) e persino più contagiosa del morbillo e della varicella, cioè le malattie più facilmente diffusibili a oggi. Con la risalita dei casi di persone infettate, questa continua situazione di alti e bassi ci costringe sempre a rivedere i nostri piani a breve termine, ma anche per un futuro più prossimo. 

A questo proposito, il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, chiarisce in maniera esaustiva la situazione attuale in cui stiamo vivendo, con uno sguardo più ottimistico verso un miglioramento della panoramica dei contagi sul nostro territorio.

 

I sintomi di Omicron 2

“I dati a oggi disponibili fanno emergere come la sintomatologia determinata da questa malattia sia inferiore rispetto a quella causata dalle altre varianti in passato. Nonostante negli ultimi 15 giorni si sia registrato un incremento del numero dei casi, è anche vero che ciò non si è tradotto in un aumento del numero dei ricoveri e delle terapie intensive e questo lo dobbiamo soprattutto alla copertura immunitaria data dalle vaccinazioni a cui ci si sta sottoponendo ormai da più di un anno. Un grande passo avanti - spiega il prof. Pregliasco -.

Rispetto alle varianti del passato, Omicron è molto meno aggressivo nella sua forma, ma ciò non deve comunque portarci a pensare di dover allentare la guardia. Rimangono invariate le raccomandazioni del cosiddetto Nuovo Galateo (mascherina, distanza sociale, igienizzazione delle mani) perché piano piano ci stiamo dirigendo verso la convivenza con questo virus, il quale tornerà sempre a farsi sentire con ondulazioni cicliche, favorito preferibilmente dalla meteorologia e dal periodo invernale”. 

 

Come curare e tenere sotto controllo Omicron 2

“Di fatto - continua lo specialista -  è giusto predisporre la fine dello stato di emergenza. Attrezzarci alla convivenza e utilizzare ancora di più i farmaci antivirali specifici sarà utile a ridurre complessivamente il numero dei casi clinici osservati, pensando magari di predisporre anche un’eventuale vaccinazione che per ora è prevista come quarta dose solo per i soggetti più fragili. 

In attesa di giudizio da parte di EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), personalmente ritengo si andrà verso una vaccinazione raccomandata (come ad esempio quella dell’influenza) con un vaccino sperabilmente aggiornato alle nuove varianti”. 

 

Omicron 2 e i bambini

Perché dunque si parla di risalita dei contagi? “Con l’arrivo dei primi caldi primaverili insieme ai frequenti sbalzi termici freddo-caldo, è facile che il virus riprenda a diffondersi più agevolmente, senza contare che, come già detto, Omicron 2 è molto più contagiosa. Attenzione soprattutto ai bambini nella fascia di età dai 5 agli 11 anni che, in questa fase, diventano ‘facili prede’ della variante, avendo una copertura vaccinale inferiore rispetto agli adulti (solo il 30%) - allerta il Professor Pregliasco -.

Queste nuove varianti, quindi, sono più attive ed efficaci nell’infettare i bimbi rispetto alla prima fase in cui erano meno esposti. In più, c’è sicuramente un contributo al fatto che si siano allentate le disposizioni di salvaguardia personale e questo è un elemento che ancora preoccupa. Attualmente siamo in una fase di transizione in cui è giusto procedere, ma sempre con attenzione e buon senso, andando di volta in volta a monitorare la situazione nel tempo”.

 

Una risposta immunitaria più debole

Se una persona oggi contrae il virus, è quasi sicuramente la variante Omicron 2, che ormai sta prendendo piede sempre con più facilità. Ci stiamo rendendo conto che la ‘sfortuna’ di questo virus è rappresentata dal fatto che nemmeno i guariti hanno più la certezza di avere una protezione per la vita, poiché circa il 4-5% dei casi giornalieri riguardano soggetti che si reinfettano una seconda volta

Si tratta per lo più di persone che hanno contratto il virus sia durante la prima fase, sia recentemente, in quanto si è rilevato come Omicron e Omicron 2 non diano una risposta immunitaria molto forte e portano a contagiarsi nuovamente anche persone guarite nell’arco di un mese, un mese e mezzo. 

“Per quanto concerne la diagnosi, a oggi, il tampone molecolare rimane lo strumento che ci fornisce una maggiore attendibilità e sicurezza - conclude Pregliasco -. È chiaro che, in questa fase, è importante sottoporsi a un tampone soprattutto se si è sintomatici”.

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