Sindrome intestino irritabile: cos'è e come si cura

PUBBLICATO IL 25 OTTOBRE 2019

 Si manifesta con irregolarità intestinale, tensione addominale e dolore più o meno intenso: lo specialista ci spiega cos’è e come si cura l’intestino irritabile.

La sindrome del colon irritabile, o sindrome dell’intestino irritabile, è una condizione molto comune e debilitante che colpisce circa il 50% degli italiani, in prevalenza donne (con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini).

Se non trattata opportunamente, questa patologia può peggiorare e diventare anche cronica.

Il dottor Fausto Lella, responsabile dell’unità operativa di endoscopia digestiva e gastroenterologia del Policlinico San Pietro, ci spiega che cos’è, quali sono i suoi principali sintomi, come si diagnostica e come si cura.

I sintomi

Spiega il dottore che guida un team multidisciplinare in grado di inquadrare e trattare al meglio questa patologia: “Il colon irritabile è un disordine funzionale dell’apparato gastrointestinale, cioè una malattia che altera le funzioni dell’apparato digerente, in particolare del colon.

È caratterizzato principalmente da dolore addominale e alterazioni dell’alvo (problemi nella defecazione), sintomi comuni anche in altre patologie gastrointestinali, cosa che la rende una malattia non sempre facile da diagnosticare”.  

I sintomi tipici della sindrome da colon irritabile sono:

·      dolore addominale diffuso o localizzato ai quadranti inferiori dell’addome (intestino e colon);

·      diarrea e/o stipsi;

·      distensione addominale con gonfiore e presenza di gas;

·      nausea;

·      vomito;

·      difficoltà a digerire;

·      disfunzioni sessuali (dolore durante il rapporto e calo della libido); 

·      alterazioni urinarie.

“Questi sintomi – avverte il dottor Lella - possono essere più o meno intensi, a seconda della gravità della patologia, ma anche dalla posizione assunta. E di solito tendono a peggiorare nei periodi di forte stress”.

La causa

“Le origini esatte non sono ancora state identificate. Fino a pochi anni fa si attribuiva il tutto a un’alterazione della motilità intestinale, ovvero della funzione intestinale, dovuta a un squilibrio della flora batterica di stomaco e intestino.

Per questo motivo questa malattia veniva anche definita colite spastica. Secondo le più recenti ricerche è emerso che la causa scatenante questa patologia è l’alterazione del microbiota o della flora batterica intestinale”.

Microbiota e salute dell’intestino

Per capire le cause di questa patologia, bisogna quini approfondire meglio il funzionamento del microbiota e le sue implicazioni sul benessere dell’intestino: “Il microbiota è l’insieme di tutti i microrganismi che ‘abitano’ dentro e sulla superficie dell’intestino.

In particolare comprende la flora batterica: circa 400 specie batteriche, sia anaerobiche (bifidobatteri) localizzate principalmente nel colon, sia aerobiche (lattobacilli), concentrate in modo particolare nel tenue. Inoltre, include miceti (funghi), clostridi (batteri) e virus.

In condizioni normali, l’insieme di tutti questi microrganismi è in perfetta simbiosi con l'organismo e garantisce l'integrità della mucosa intestinale”.

Il microbiota svolge numerose funzioni essenziali per la salute del nostro intestino. Per prima cosa favorisce i processi digestivi e l’assorbimento.

Infatti, i batteri fermentano il materiale ingerito e producono degli acidi grassi a catena corta come: l'acido acetico, propionico e butirrico.

Queste molecole sono molto importanti, poiché rappresentano una fonte energetica per l'intestino e contribuiscono a rafforzarne l'effetto barriera.

La popolazione batterica produce anche sostanze antimicrobiche, grazie alle quali impedisce l'adesione di patogeni e previene dai principali disturbi gastrointestinali (colite, diarrea, costipazione, etc.).

Tale effetto è potenziato dall'ostacolo fisico che la microflora ‘amica’ esercita occupando i possibili siti di adesione alle pareti dell'intestino.

Infine, rafforza il sistema immunitario intestinale con un’azione pro-infiammatoria”.

La diagnosi: i criteri

Come si diagnostica la sindrome dell’intestino irritabile?

Spiega lo specialista: “Secondo i Criteri stabiliti a Roma del 2016, la diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile si basa principalmente sulla storia clinica e sull’anamnesi del paziente, senza bisogno di indagini più invasive”.

Questi criteri, definiti da una commissione internazionale per definire la diagnosi e guidare il trattamento dei disordini funzionali gastrointestinali, stabiliscono che a soffrire di questa patologia sono persone che accusano dolore addominale presente almeno un giorno a settimana nei precedenti 3 mesi e associato a cambiamento della frequenza della defecazione, di forma e consistenza delle feci.

“Inoltre, sempre sulla base dei criteri, la malattia può assumere diverse forme, come la sindrome del colon irritabile con predominante stipsi, con predominante diarrea, mista e non classificabile”.

Il ruolo dell’alimentazione

“L’educazione alimentare è molto importante. Ci sono infatti alimenti che contribuiscono a peggiorare il problema, perché non vengono digeriti in maniera appropriata, richiamano acqua e creano gonfiore e tensione addominale”, illustra il medico.

Questi vengono raggruppati sotto l’acronimo F.O.D. M.A.P.:

·      Fermentabili;

·      Oligosaccaridi (zuccheri presenti nei cereali che contengono glutine e legumi);

·      Disaccaridi (nel latte e nei derivati);

·      Monosaccaridi (zuccheri semplici contenuti nella frutta, nei succhi di frutta e miele);

·      Polialcoli (nei funghi, cavolfiori e nei dolcificanti artificiali).

Tra gli alimenti da evitare ci sono la caffeina, gli alcolici e le bevande eccitanti che tendono a irritare la mucosa intestinale e intensificare ansia e stress.

In alcuni casi la sindrome del colon irritabile può essere associata, inoltre, all’intolleranza al glutine anche in assenza di conclamata celiachia: in questi casi una dieta priva o a ridotta quantità di glutine può aiutare a migliorare i sintomi.

“Fondamentale per evitare che i sintomi peggiorino – dice il dottor Lella - è ripristinare la flora intestinale, assumendo probiotici. E’ quindi consigliabile consumare regolarmente lo yogurt (meglio se al naturale)”.

 La cura

“Poiché i sintomi variano così tanto da persona a persona, è compito dello specialista valutarli attentamente e scegliere, sulla base della tipologia e dell’intensità dei fastidi, la migliore terapia” spiega lo specialista.

Il trattamento farmacologico per la sindrome dell’intestino irritabile prevede l’utilizzo di farmaci antispastici e antidepressivi, ma - come detto in precedenza -, va calibrato sulla base della sintomatologia.

Ad esempio: “Se la persona soffre prevalentemente di diarrea, saranno indicati i farmaci che riducono la motilità dell’intestino.

Viceversa, se l’intestino è pigro, occorreranno farmaci lassativi che aiutino il transito intestinale. Fondamentale in ogni caso è non affidarsi al fai da te, ma seguire le indicazioni dello specialista”, conclude il dottore. 

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