Coxalgia, quando il mal d’anca richiede l’intervento chirurgico

Coxalgia, quando il mal d’anca richiede l’intervento chirurgico

PUBBLICATO IL 10 SETTEMBRE 2026

Coxalgia, quando il mal d’anca richiede l’intervento chirurgico

PUBBLICATO IL 10 SETTEMBRE 2026

Prima visita ortopedica privata all’anca presso l’Istituto Clinico S.Anna

Coxalgia è il termine medico per indicare il dolore all'anca, localizzato spesso all'inguine, sul fianco o nel gluteo, e causato da problemi all'articolazione o ai tessuti circostanti. 

Si tratta di una condizione clinica cronico-degenerativa della cartilagine dell’anca che è possibile contrastare tramite un approccio conservativo o attraverso il ricorso alla chirurgia, oggi il meno possibile aggressiva e in grado di abbreviare in misura significativa i tempi di riabilitazione e recupero. 

Ne parliamo con il Dott. Giovanni Bonaspetti, Responsabile dell’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia sez. II dell’Istituto Clinico S. Anna di Brescia.

 

Coxalgia: cosa cambia oggi rispetto al passato 

“La problematica della coxalgia - spiega lo specialista - non ha oggi un’incidenza maggiore rispetto a quella calcolata in passato. Quel che è cambiato e sta ancora cambiando sono le relative tecniche di trattamento e di chirurgia, posto naturalmente che il dolore può avere diverse cause ed essere la spia di problemi diversi fra gli adulti e i bambini”.

 

Riconoscere la coxalgia: il dolore a forma di C

I pazienti alle prese con la coxalgia descrivono spesso il dolore mimando una morsa con la mano attorno al fianco. Questo segno è noto come segno della C ed esemplifica al meglio il dolore inguinale, quello laterale e quello posteriore del gluteo che si percepisce in questi casi.

 

I fattori di rischio del dolore all’anca negli adulti e nei bambini 

Sono molteplici i fattori che possono determinare il dolore all’anca sia in età adulta, sia in età pediatrica, ma nella maggior parte dei casi giocano un ruolo chiave l’artrosi e i traumi di origine sportiva o posturale.  

Le cause della coxalgia nei bambini

“Gli imputati principali - prosegue il Dott. Bonaspetti - sono in ambito pediatrico i problemi di tipo vascolare del nucleo di accrescimento della testa del femore, in primis. 

A seguire, le infezioni dell’articolazione, discretamente frequenti, e suscettibili di un trattamento per via antibiotica o con un intervento di lavaggio del materiale purulento dall’articolazione”. 

L’artrosi, la causa principale della coxalgia negli adulti

In età più avanzata, invece, una delle più frequenti cause di dolore all’anca è l’artrosi

“Provoca dolori diffusi che, a partire in modo particolare dall’inguine o dal gluteo, tendono ad irradiarsi in direzione del ginocchio. Non di rado, infatti, si confonde questa forma di dolore irraggiato tramite il nervo otturatorio con quello del ginocchio. 

Una delle tipicità della coxalgia di origine artrosica è il fatto di essere un dolore meccanico e che aumenta di pari passo con l’utilizzo dell’articolazione stessa, riducendosi invece quando si è in condizione di riposo. Al contrario, un acutizzarsi del dolore al momento del riposo è generalmente l’indicatore di un dolore neuropatico”.

Le possibilità di contrastare in modo efficace l’insorgenza della coxalgia sono molteplici ma, quando essa è causata dall’artrosi, il consiglio è evitare tutte le attività professionali e sportive che possano accrescerne l’usura, oltre ad intraprendere un trattamento conservativo per ridurre l’infiammazione.

 

Curare la coxalgia con l’intervento chirurgico 

Nelle circostanze in cui un’operazione si riveli non soltanto praticabile, ma anche inevitabile, la strada percorribile è l’impianto di una protesi, ossia la sostituzione chirurgica della testa del femore e dell’acetabolo

La chirurgia moderna offre l’opportunità di ricorrere a programmi terapeutici per la risoluzione delle coxalgie che hanno notevolmente abbreviato i tempi di recupero/riabilitazione, garantendo un approccio decisamente meno invasivo rispetto al passato. 

Nei soggetti più giovani si tende a conservare la maggior parte possibile di osso; molti sono i possibili posizionamenti, nel tentativo di contenere al massimo il pericolo di danneggiare i tessuti molli circostanti. 

Gli accessi più indicati per l’inserimento di una protesi all’anca sono quello postero-laterale e quello anteriore, perché mininvasivi, praticati cioè senza recidere né i muscoli, né i tendini, bensì passandovi attraverso. 

Senz’altro si tratta di interventi complicati che richiedono un’attenzione estrema, ma sono al tempo stesso gli accessi prediletti perché consentono di tornare a camminare poche ore dopo l’intervento.