Menopausa e ipoestrogenismo: cosa succede e come affrontarlo

Menopausa e ipoestrogenismo: cosa succede e come affrontarlo

PUBBLICATO IL 26 OTTOBRE 2026

Menopausa e ipoestrogenismo: cosa succede e come affrontarlo

PUBBLICATO IL 26 OTTOBRE 2026

Scopri il servizio Lei@Lei di Villa Erbosa

La menopausa è una fase naturale nella vita di ogni donna, ma può essere accompagnata da sintomi anche molto diversi tra loro, come caldane, disturbi del sonno, sbalzi d'umore o cistiti ricorrenti. Spesso vengono sottovalutati o affrontati singolarmente, mentre in molti casi dipendono da un'unica causa: l'ipoestrogenismo, cioè il calo degli ormoni estrogeni.

Proprio perché un'unica causa ormonale può toccare ambiti molto diversi, dalla ginecologia all'urologia, fino all'endocrinologia, può essere utile un percorso di cura con approccio integrato. Ne parliamo con la dott.ssa Franca Paola Marchesini, ginecologa del servizio Lei@Lei di Villa Erbosa, a Bologna, che si occupa anche di ipoestrogenismo in menopausa.

 

Calo di estrogeni in menopausa: cosa succede al corpo

L'ipoestrogenismo è la carenza degli ormoni estrogeni, in particolare dell'estradiolo. 

“Gli estrogeni sono gli ormoni principali dell'organismo femminile: regolano le mestruazioni, la gravidanza, i caratteri sessuali secondari; pertanto, sono fondamentali per il metabolismo ormonale della donna”, spiega la dott.ssa Marchesini.

La causa più frequente dell’ipoestrogenismo è la menopausa, che si diagnostica quando le mestruazioni mancano da almeno 12 mesi e che in media arriva intorno ai 50/51 anni. Il calo degli estrogeni, però, comincia prima. 

“Già una decina d'anni prima della menopausa si crea una situazione di irregolarità, perché diminuiscono anche gli altri ormoni, in particolare il progesterone”, spiega la specialista.

La menopausa non è però l'unica causa. L'ipoestrogenismo può comparire anche in età più giovane, per esempio, in caso di:

  • amenorrea, cioè assenza di mestruazioni, legata a condizioni come la sindrome dell'ovaio policistico;
  • deficit energetici, come forti dimagrimenti o anoressia;
  • insufficienza ovarica precoce, una condizione più rara che assomiglia a una menopausa in età molto anticipata.

I sintomi dell’ipoestrogenismo in menopausa

I primi a manifestarsi sono di solito i sintomi vasomotori, cioè le caldane.

“Sono una reazione vascolare a un disturbo che nasce a livello centrale, nel centro della termoregolazione, che non riesce più a gestire la temperatura corporea”, spiega la dott.ssa Marchesini. Il risultato è un'ondata di calore seguita da sudorazione e da un successivo raffreddamento, spesso di notte.

Con il tempo possono aggiungersi altri disturbi:

  • sonno più leggero, con risvegli notturni e insonnia;
  • sbalzi d'umore e “nebbia mentale”, perché gli estrogeni agiscono anche a livello cerebrale;
  • secchezza vaginale e/o problemi urinari come incontinenza e cistiti ricorrenti, dovuti allo scarso nutrimento dei tessuti dell'area urogenitale;
  • dolori ossei, che possono comparire già in premenopausa e che non sempre sono legati all'osteoporosi, la quale può arrivare più avanti;
  • calo del desiderio sessuale;
  • aumento del colesterolo e della glicemia, rallentamento del metabolismo e accumulo di grasso a livello addominale.

Quest'ultimo punto merita attenzione. “Il grasso addominale è quello più pericoloso dal punto di vista del rischio vascolare, di infarti e ictus”, sottolinea la specialista. Anche le caldane hanno un ruolo sul sistema vascolare: “La caldana è una reazione vasomotoria che agisce sull’endotelio dei vasi, irrigidendoli”.

“Proprio perché i sintomi toccano insieme sfera ginecologica, urinaria, ossea e metabolica, affrontarli uno alla volta rischia di lasciare fuori il quadro d'insieme”, conclude la dottoressa Marchesini.

 

Menopausa e ipoestrogenismo: perché serve un approccio multidisciplinare

Il problema della menopausa, infatti, “è abbastanza complesso e coinvolge sia gli estrogeni che tutti gli altri ormoni”, afferma la specialista. 

Un esempio è rappresentato dalle cistiti ricorrenti. In menopausa possono aumentare perché l’ipoestrogenismo locale rende l’epitelio più sottile e meno nutrito. “Se ci limitiamo a dare l’antibiotico o l’integratore per la cistite non abbiamo risolto niente. Dobbiamo parlare di ipoestrogenismo. E quando si parla di ipoestrogenismo, è importante considerare anche l'alterazione di altri ormoni, tipo ormoni tiroidei od ormoni surrenalici”, spiega la dottoressa.

L’approccio multidisciplinare può essere utile anche in donne più giovani. Una paziente con irregolarità mestruali o assenza delle mestruazioni può avere bisogno, oltre alla valutazione ginecologica, anche di un approfondimento endocrinologico, per esempio, in relazione alla tiroide, all’obesità, alla sindrome dell’ovaio policistico o ad altre patologie.

Da questa esigenza nasce il percorso Lei@Lei di Villa Erbosa a Bologna: “Abbiamo capito che dovevamo parlarci più spesso e condividere gli esami, per offrire alla paziente una risposta ai suoi problemi senza che debba fare numerose visite e con pareri spesso diversi”.

 

Il servizio Lei@Lei di Villa Erbosa per l’ipoestrogenismo: come funziona il percorso

Del percorso fanno parte 3 specialiste che lavorano insieme da tempo:

  • la dott.ssa Franca Paola Marchesini, ginecologa;
  • la dott.ssa Debora Marchiori, urologa;
  • la dott.ssa Irene Orsi, endocrinologa.

L’obiettivo del servizio è offrire una valutazione dell’ipoestrogenismo e definire la terapia più appropriata, tenendo conto delle caratteristiche e della storia clinica della singola paziente. Il percorso si articola in 4 passaggi:

  1. la paziente sceglie la prima visita in base al sintomo prevalente: visita ginecologica, urologica o endocrinologica;
  2. le specialiste condividono esami e consulenze, confrontandosi sul caso;
  3. se serve, vengono programmati approfondimenti condivisi tra le 3 specialità;
  4. su indicazione delle specialiste, la paziente può accedere a una visita di controllo o a una visita con un'altra branca.

Il passaggio alle altre specialiste non è automatico. “La paziente può anche fermarsi alla prima visita: consultandoci con le colleghe, possiamo vedere che il percorso finisce lì”, precisa la dott.ssa Marchesini. Nei casi più complessi, in cui è necessario il parere di tutte e 3 le specialiste, il percorso si conclude nell'arco di al massimo un paio di mesi.

La terapia per l’ipoestrogenismo in menopausa

All’interno del percorso Lei@Lei, dopo la valutazione della paziente, le specialiste possono definire la terapia più adatta in base al quadro clinico e ai sintomi presenti.

Per la diagnosi di menopausa, si considera l’assenza delle mestruazioni per almeno 12 mesi. In alcune situazioni, dopo 6 mesi di amenorrea e in presenza di sintomi come le caldane, la specialista può richiedere anche alcuni esami ormonali, tra cui FSH, LH ed estradiolo.

Quando indicata, la terapia ormonale può essere iniziata già durante la premenopausa, anche attraverso pillole o cerotti utilizzati come terapia di transizione.

Da anni a Villa Erbosa si ricorre agli ormoni bioidentici, di origine vegetale e ottenuti in laboratorio attraverso un processo di semisintesi. “Essenzialmente significa che sono uguali agli ormoni prodotti dal nostro corpo”, spiega la specialista. Le formulazioni, in crema o sublinguali, evitano il filtro epatico e possono essere dosate in base alle caratteristiche e alla risposta della singola paziente; riguardano estrogeni, progesterone e, quando indicato, testosterone e altri ormoni.

Per i disturbi legati alla sessualità, in particolare al calo del desiderio, si utilizzano anche formulazioni a base di testosterone, con l'obiettivo di favorire il ripristino dell'attività e dell'idratazione locale.

Come accedere al servizio Lei@Lei

Il servizio Lei@Lei di Villa Erbosa è offerto in regime di solvenza, con una tariffa concordata pensata per venire incontro alle pazienti. Per informazioni e prenotazioni visita la pagina dedicata o manda una mail a poliambulatorio.ccve@grupposandonato.it.