
Incontinenza fecale: dalla visita proctologica ai possibili trattamenti al Galeazzi-Sant’Ambrogio
PUBBLICATO IL 06 OTTOBRE 2026
Perdere il controllo delle feci, anche solo occasionalmente, è un problema che genera imbarazzo e che spesso porta chi ne soffre a rimandare per anni una visita specialistica. Eppure, l'incontinenza fecale è una condizione molto più diffusa di quanto si pensi, e nella maggior parte dei casi può essere trattata con successo.
Ne parliamo con il dott. Pietro Muselli, responsabile della Sezione di Proctologia e Pavimento Pelvico dell'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano.
Cos'è l'incontinenza fecale
L'incontinenza fecale è l'incapacità di controllare volontariamente l'emissione di feci o gas intestinali. Può manifestarsi in forme diverse: da una lieve perdita di feci sulla biancheria intima fino alla completa impossibilità di trattenere l'evacuazione.
“Non esiste un solo tipo di incontinenza fecale - spiega il dott. Muselli -. Distinguiamo:
- una forma da urgenza, in cui il paziente avverte lo stimolo, ma non riesce a raggiungere il bagno in tempo;
- una forma passiva, in cui la perdita avviene senza alcuna percezione dello stimolo.
Questa distinzione è fondamentale perché orienta la diagnosi e la scelta del trattamento più adatto”.
A cosa è dovuta l’incontinenza fecale
Le cause dell'incontinenza fecale sono molteplici e spesso concomitanti. Tra le più comuni:
- danni allo sfintere anale, dovuti a traumi ostetrici (parto vaginale complicato, episiotomia), interventi chirurgici proctologici o incidenti;
- disturbi neurologici, come diabete, sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale o esiti di ictus, che alterano la sensibilità e il controllo muscolare;
- patologie del pavimento pelvico, tra cui prolasso rettale e rettocele;
- malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn, colite ulcerosa) e sindrome dell'intestino irritabile;
- stipsi cronica, che può paradossalmente causare incontinenza da rigurgito quando le feci si accumulano nel retto;
- età avanzata, che comporta una fisiologica riduzione del tono muscolare.
“La causa più frequente che osserviamo in ambulatorio, soprattutto nella popolazione femminile, resta il danno ostetrico allo sfintere, che può manifestarsi anche a distanza di anni dal parto” sottolinea il dott. Muselli.
Esistono inoltre forme di incontinenza fecale temporanea o occasionale, legate a episodi di gastroenterite, all'assunzione di alcuni farmaci o lassativi, o a un'alimentazione scorretta: in questi casi il disturbo si risolve solitamente da solo una volta rimossa la causa scatenante.
Vale la pena ricordare che l'incontinenza fecale colpisce entrambi i sessi e tutte le fasce d'età, anche se l'incidenza aumenta progressivamente dopo i 60 anni. “È un errore pensare che riguardi solo le persone anziane - precisa il dott. Muselli -. Nella nostra esperienza clinica vediamo un numero crescente di pazienti giovani e adulti, spesso donne dopo il parto, che convivono con il disturbo per anni prima di chiedere aiuto, per pudore o per la convinzione, del tutto errata, che non ci sia nulla da fare”.
Come capire se si soffre di incontinenza fecale
I segnali da non sottovalutare includono:
- perdite involontarie di feci o muco;
- difficoltà a trattenere i gas intestinali;
- urgenza improvvisa di evacuare;
- tracce di feci sulla biancheria intima.
Quando questi episodi si ripetono con una certa frequenza, è opportuno parlarne con uno specialista in proctologia, superando l'imbarazzo che spesso accompagna questo tipo di disturbo.
La visita proctologica e gli esami per diagnosticare l’incontinenza fecale
La diagnosi si basa su una visita proctologica accurata, integrata da esami strumentali mirati.
“All’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio vengono utilizzati:
- la manometria anorettale, che misura la pressione e la funzionalità dello sfintere;
- l'ecografia endoanale con sonda a 360 gradi, che consente di visualizzare eventuali lesioni muscolari;
- la videoproctoscopia ad alta definizione.
Questi strumenti ci permettono di individuare con precisione la causa del disturbo e di costruire un percorso terapeutico realmente personalizzato”, racconta il dott. Muselli.
Trattamenti conservativi per l’incontinenza fecale
Nelle forme lievi e moderate di incontinenza fecale, il primo approccio è quasi sempre conservativo.
Rinforzare lo sfintere anale con la riabilitazione del pavimento pelvico
La riabilitazione del pavimento pelvico, attraverso esercizi specifici (ad esempio, gli esercizi di Kegel) e tecniche di biofeedback, aiuta a rinforzare la muscolatura dello sfintere anale e a migliorare la percezione dello stimolo.
Anche l'elettrostimolazione può essere utile in casi selezionati.
Questi trattamenti richiedono costanza: i risultati si vedono generalmente dopo alcune settimane di lavoro regolare con un fisioterapista specializzato.
Il ruolo dell’alimentazione: cosa evitare e cosa mangiare
L'alimentazione gioca un ruolo importante nella gestione dei sintomi. È utile ridurre il consumo di alimenti che favoriscono feci molli o irritano l'intestino, come:
- cibi molto piccanti;
- caffè in eccesso;
- alcolici;
- latticini in caso di intolleranza;
- dolcificanti artificiali (sorbitolo, xilitolo).
Al contrario, aiutano a regolarizzare la consistenza delle feci:
- un adeguato apporto di fibre;
- un'idratazione sufficiente;
- pasti regolari.
“Consiglio sempre di tenere un diario alimentare - spiega il dott. Muselli -. Spesso aiuta il paziente stesso a individuare quali cibi peggiorano i sintomi, ed è un'informazione preziosa anche per noi in fase di valutazione”.
I rimedi di supporto
Tra i rimedi di supporto si possono considerare anche i tappi anali monouso, dispositivi che alcuni pazienti utilizzano in situazioni particolari (viaggi, attività sportive) per prevenire perdite accidentali, sempre su indicazione dello specialista.
Tecniche mininvasive e trattamenti rigenerativi per l’incontinenza fecale
Quando l'approccio conservativo non è sufficiente, esistono soluzioni più avanzate.
“Per le forme legate a un danno sfinterico non riparabile con la sola riabilitazione, presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio si utilizzano tecniche mini-invasive come Sphinkeeper, una procedura che ricostruisce artificialmente il meccanismo sfinterico, e in casi selezionati valutiamo anche trattamenti rigenerativi con cellule staminali (Lipogems) - precisa il dott. Muselli -.
La chirurgia tradizionale rimane un'opzione per i casi più complessi, spesso con il supporto della chirurgia robotica, che garantisce maggiore precisione”.
La scelta del percorso terapeutico viene sempre condivisa con il paziente dopo un inquadramento diagnostico completo.
L’Unità di Proctologia e Pavimento Pelvico al Galeazzi-Sant’Ambrogio
L'incontinenza fecale non va considerata una conseguenza inevitabile dell'età o del parto: è una condizione clinica che merita attenzione e, nella grande maggioranza dei casi, una soluzione concreta. Rimandare la visita spesso significa solo prolungare inutilmente il disagio.
Presso la Sezione di Proctologia e Pavimento Pelvico dell'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio, diretta dal dott. Pietro Muselli, i pazienti vengono seguiti in un percorso multidisciplinare che integra competenze proctologiche, gastroenterologiche e fisioterapiche, con tecnologie diagnostiche avanzate e le più moderne tecniche di trattamento, dalla riabilitazione del pavimento pelvico fino alla chirurgia mini-invasiva e robotica. Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.



