
Reumatismi alle mani: come riconoscerli e quando andare dall’ortopedico
PUBBLICATO IL 25 MAGGIO 2026
Con reumatismi alle mani (o mano reumatica) si indica un insieme di condizioni, infiammatorie o degenerative, che possono colpire le mani causando dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti quotidiani.
Capirne la natura è fondamentale, soprattutto per scegliere il trattamento più adeguato; ne parliamo, quindi, con la dottoressa Alessandra Scalese, ortopedico presso l’Unità di Chirurgia della mano III all’Istituto Clinico San Siro.
Cosa sono i reumatismi alle mani
La mano reumatica include patologie, croniche e progressive, che colpiscono articolazioni, cartilagini, tendini, guaine tendinee e tessuti periarticolari della mano.
Dal punto di vista clinico si distinguono 2 grandi categorie:
- forme degenerative, legate principalmente all’usura articolare;
- forme infiammatorie, legate a meccanismi autoimmuni.
Questa distinzione è fondamentale perché influenza in modo diretto l’evoluzione e l’approccio terapeutico della patologia.
Le cause della mano reumatica
Le cause della mano reumatica sono diverse e dipendono dalla specifica patologia presente.
Artrosi
L’artrosi è la forma degenerativa più frequente e rappresenta il progressivo deterioramento della cartilagine articolare.
Si tratta di un processo fisiologico legato all’utilizzo e all’età, con maggiore incidenza nelle donne dopo i 50 anni, soprattutto in fase post-menopausale.
Le zone più coinvolte nelle mani sono la base del pollice (rizoartrosi) e le articolazioni interfalangee distali.
Artrite reumatoide
L’artrite reumatoide è invece una malattia autoimmune sistemica che rappresenta una delle principali forme infiammatorie che possono colpire la mano.
“L’artrite reumatoide può interessare anche persone relativamente giovani, tra i 40 e i 60 anni - spiega la specialista - e tende a coinvolgere entrambe le mani in modo simmetrico, senza una predominanza dell’arto dominante”.
Artrite psoriasica
Tra le forme infiammatorie rientra anche l’artrite psoriasica, spesso associata alla psoriasi cutanea. In questi casi il paziente può già conoscere la patologia dermatologica, ma non sempre associa i sintomi articolari alla stessa condizione.
Altre forme infiammatorie
Esistono poi malattie reumatologiche sistemiche che possono coinvolgere la mano con quadri clinici variabili, come:
- il lupus eritematoso sistemico, che può determinare artralgie e infiammazione articolare;
- le connettiviti sistemiche come la sclerosi sistemica, che può associarsi a rigidità cutanea e limitazione del movimento delle dita;
- la sindrome di Sjögren, che oltre ai sintomi a carico delle ghiandole esocrine può presentare dolore articolare;
- le vasculiti, che possono, in alcuni casi, interessare indirettamente le strutture della mano attraverso un coinvolgimento infiammatorio dei piccoli vasi.
Come si manifestano i reumatismi alle mani?
I sintomi della mano reumatica dipendono dalla patologia sottostante, ma alcuni segni clinici sono ricorrenti e possono evolvere nel tempo.
Sintomi nelle forme degenerative
Nelle forme degenerative il sintomo principale è il dolore di tipo meccanico, che compare o si accentua durante l’utilizzo della mano e tende a migliorare con il riposo.
“Con il progredire della patologia, l’usura articolare può anche determinare modificazioni strutturali progressive, spesso localizzate in specifici distretti - afferma la dottoressa -.
Esempi tipici di queste manifestazioni sono:
- la rizoartrosi, che comporta dolore durante movimenti di presa e pinza, come aprire un barattolo o afferrare oggetti;
- i noduli di Heberden, piccole tumefazioni ossee localizzate a livello delle articolazioni interfalangee distali”.
Sintomi nelle forme infiammatorie
Nelle forme infiammatorie, invece, sono presenti:
- dolore articolare;
- rigidità mattutina;
- gonfiore delle articolazioni.
“Con il tempo possono comparire deformità progressive delle dita legate al coinvolgimento delle strutture capsulo-legamentose” afferma la specialista. Tra le deformità tipiche delle forme infiammatorie troviamo:
- la deviazione “a colpo di vento”, in cui le dita tendono a deviare lateralmente;
- la deformità “a collo di cigno”, con iperestensione dell’articolazione intermedia e flessione di quella distale;
- la deformità “a boutonnière” (o ad asola), con flessione dell’articolazione intermedia e iperestensione di quella distale;
- il pollice “a Z”, una deformazione progressiva della base del pollice.
Reumatismi alle mani: quando rivolgersi all’ortopedico per una visita
Il primo riferimento specialistico è l’ortopedico, in particolare lo specialista in chirurgia della mano.
È consigliabile una valutazione quando compaiono:
- dolore persistente;
- difficoltà nei movimenti quotidiani;
- rigidità articolare, soprattutto al mattino;
- alterazioni della forma delle dita;
- riduzione della forza o della funzionalità.
“Intervenire nelle fasi iniziali permette di impostare percorsi terapeutici più efficaci e di rallentare l’evoluzione del danno articolare” sottolinea la dott.ssa Scalese.
Come si svolge la visita ortopedica
La visita ortopedica della mano è il primo passo per inquadrare correttamente la patologia e distinguere tra forme degenerative e infiammatorie. Il percorso comprende:
- anamnesi del paziente;
- esame obiettivo della mano;
- valutazione della funzionalità articolare;
- eventuali esami diagnostici (radiografie, ecografie).
“L’obiettivo è capire se si tratta di una patologia degenerativa o di un sospetto quadro infiammatorio - spiega il medico -. Questo passaggio è fondamentale perché il percorso terapeutico cambia completamente”.
Quando emergono elementi che suggeriscono una forma infiammatoria, infatti, l’ortopedico può richiedere esami ematici di screening e indirizzare successivamente il paziente al reumatologo per il completamento dell’inquadramento diagnostico e terapeutico.
Come si curano i reumatismi alle mani
Il trattamento varia in base alla causa e allo stadio della patologia.
Trattamenti per le forme degenerative
“Il percorso di cura è strettamente personalizzato, in base alle esigenze del paziente, al grado di malattia e alle aspettative funzionali” spiega la dottoressa Scalese.
Terapie conservative
Il primo approccio, più efficace nelle fasi iniziali della malattia, è conservativo. Può includere:
- tutori personalizzati;
- fisioterapia;
- esercizi di rinforzo muscolare;
- terapie fisiche;
- integratori mirati.
Infiltrazioni e medicina rigenerativa
Quando il trattamento conservativo non è sufficiente, si può ricorrere a infiltrazioni per ridurre l’infiammazione e migliorare la funzionalità articolare, come acido ialuronico o PRP (plasma ricco di piastrine), spesso eseguite sotto guida ecografica.
Chirurgia della mano
Nei casi più avanzati, quando dolore e limitazione funzionale diventano significativi, si può ricorrere alla chirurgia. Le opzioni includono:
- interventi correttivi;
- procedure ricostruttive;
- impianto di protesi articolari.
In alcuni casi gli interventi sono risolutivi, in altri possono essere necessari ulteriori trattamenti nel tempo.
Trattamenti per le patologie infiammatorie
Nel caso delle forme infiammatorie, il ruolo principale è del reumatologo, mentre l’ortopedico interviene nella diagnosi iniziale e nella gestione delle complicanze articolari.
Il trattamento può includere:
- farmaci antinfiammatori;
- corticosteroidi;
- immunosoppressori;
- farmaci biologici.
Un approccio integrato tra specialisti
La gestione delle patologie della mano richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge ortopedico, reumatologo e spesso fisioterapista.
“Il lavoro condiviso tra specialisti è fondamentale. Permette di costruire un percorso terapeutico realmente personalizzato e più efficace per il paziente” conclude la dottoressa Scalese.



