All’IRCCS Policlinico San Donato, trattate le prime pazienti con Donanemab per l’Alzheimer in fase iniziale

All’IRCCS Policlinico San Donato, trattate le prime pazienti con Donanemab per l’Alzheimer in fase iniziale

PUBBLICATO IL 10 LUGLIO 2026

All’IRCCS Policlinico San Donato, trattate le prime pazienti con Donanemab per l’Alzheimer in fase iniziale

PUBBLICATO IL 10 LUGLIO 2026

All’IRCCS Policlinico San Donato è stato avviato un trattamento con Donanemab, un anticorpo monoclonale anti-amiloide indicato per la malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali.

Presso L’Unità di Neurologia e Stroke Unit del Policlinico San Donato, diretta dalla professoressa Maria Salsone, associata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sono state trattate le prime due pazienti, di 63 e 67 anni.

Il trattamento è stato effettuato nell’ambito dell’uso compassionevole del farmaco e rientra nel programma clinico-scientifico del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, che integra le attività di ricerca, diagnosi precoce e accesso alle terapie innovative.

 

Come agisce Donanemab sulla malattia di Alzheimer

Il Donanemab è un anticorpo monoclonale anti-amiloide, cioè un farmaco progettato per agire su uno dei principali meccanismi biologici coinvolti nella malattia di Alzheimer, la proteina beta-amiloide.

La patologia è infatti strettamente associata all’accumulo nel cervello di placche di questa proteina. Gli studi clinici hanno mostrato che la loro rimozione può contribuire a rallentare la progressione del declino cognitivo.

Gli anticorpi monoclonali anti-amiloide sono approvati dalle principali autorità regolatorie internazionali, tra cui la Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti e l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) in Europa.

“Per la prima volta possiamo intervenire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia. Le evidenze disponibili sono promettenti e pongono le basi per una vera e propria svolta nella cura dell’Alzheimer” ha dichiarato il dottor Salvatore Mazzeo, neurologo presso Policlinico, responsabile del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze e ricercatore presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

 

La selezione dei pazienti

Le due pazienti sono state sottoposte a una valutazione multidimensionale per verificarne l’idoneità al trattamento.

Attualmente, infatti, possono accedere alla terapia solo pazienti con diagnosi di disturbo cognitivo lieve o demenza lieve che rispondano a specifici criteri clinici di inclusione ed esclusione al programma.

“La selezione avviene attraverso un percorso rigoroso che comprende la raccolta della storia clinica, esami di laboratorio, analisi genetiche e tecniche avanzate di neuroimaging, oltre a un costante monitoraggio specialistico dell’Alzheimer” spiega il dottor Mazzeo.

“Siamo entusiasti di poter offrire alle due pazienti più giovani seguite presso il nostro Centro una nuova opportunità terapeutica, potenzialmente in grado di rallentare la progressione della malattia - ha concluso la professoressa Maria Salsone -. 

L’esperienza maturata in questa fase è particolarmente preziosa perché ci consente di acquisire competenze cliniche e organizzative fondamentali per affrontare una delle sfide più importanti della neurologia contemporanea: rendere sempre più concreta la possibilità di intervenire precocemente sulla malattia di Alzheimer”.