Demenza femminile: perché è più frequente e quali sono i sintomi a cui fare attenzione

Demenza femminile: perché è più frequente e quali sono i sintomi a cui fare attenzione

PUBBLICATO IL 24 GIUGNO 2026

Demenza femminile: perché è più frequente e quali sono i sintomi a cui fare attenzione

PUBBLICATO IL 24 GIUGNO 2026

Verifica le disponibilità per una prima visita neurologica

Le donne risultano le più colpite dalla demenza e in modo sproporzionato rispetto agli uomini: circa il 70% dei casi di demenza interessa il sesso femminile, soprattutto dopo la menopausa.

Comprendere perché questo accade e riconoscere i segnali precoci della demenza femminile è fondamentale per intervenire in modo tempestivo. Ne parliamo con la professoressa Maria Salsone, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia e della Stroke Unit dell’IRCCS Policlinico San Donato e professore associato di Neurologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

 

Cos’è la demenza 

La demenza è una sindrome caratterizzata dal declino progressivo delle funzioni cognitive, come memoria, linguaggio, attenzione e capacità di orientamento, capace di interferire direttamente con la vita quotidiana.

La forma più comune è la malattia di Alzheimer, ma esistono anche altre forme di demenza, come ad esempio:

  • demenza vascolare 
  • demenza a corpi di Lewy
  • demenza frontotemporale.

“L’Alzheimer si manifesta soprattutto con perdita progressiva della memoria, mentre altre forme possono esordire con disturbi del linguaggio, del comportamento o del movimento” afferma la specialista.

 

Perché la demenza è più frequente nelle donne?

La maggiore incidenza delle demenze nel sesso femminile è il risultato di una complessa interazione tra fattori biologici, ormonali, genetici e demografici, piuttosto che di una singola causa.

Il principale fattore di rischio: la maggiore longevità femminile

Il primo e più importante elemento è la maggiore aspettativa di vita nelle donne.

“L’età rappresenta infatti il principale fattore di rischio per lo sviluppo della demenza e delle malattie neurodegenerative, inclusa la malattia di Alzheimer. Poiché le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, sono anche più esposte alla fase della vita in cui il rischio di declino cognitivo aumenta in modo significativo”, spiega la professoressa. 

I cambiamenti ormonali della menopausa

Un secondo fattore fondamentale è rappresentato dai cambiamenti ormonali legati alla menopausa, in particolare degli estrogeni: “Con la cessazione della funzione ovarica si verifica una riduzione degli estrogeni, in particolare del 17β-estradiolo, un ormone che svolge un ruolo rilevante nel sistema nervoso centrale. 

Gli estrogeni sono infatti coinvolti in diversi processi neurobiologici: favoriscono la sopravvivenza neuronale, modulano la plasticità sinaptica e svolgono un’azione antinfiammatoria e antiossidante. Inoltre, contribuiscono al mantenimento della funzione vascolare cerebrale, migliorando la perfusione e la disponibilità di ossigeno e nutrienti al tessuto nervoso. 

La loro riduzione può quindi determinare una maggiore vulnerabilità del cervello ai processi neurodegenerativi” spiega la professoressa Salsone.

Suscettibilità genetica e ruolo dell’APOE-ε4

Un ulteriore elemento riguarda la suscettibilità genetica differenziale tra i sessi, in particolare in relazione agli alleli del gene APOE-ε4, uno dei principali fattori di rischio genetico per la malattia di Alzheimer.

“Un allele è una versione alternativa di uno stesso gene, cioè una variante delle istruzioni genetiche che ereditiamo dai genitori e che può influenzare alcune caratteristiche del nostro organismo. Nel caso dell’APOE-ε4, questa specifica variante del gene è associata a un aumento del rischio di sviluppare demenza” spiega nel dettaglio la specialista.

Diversi studi hanno evidenziato che le donne portatrici di questo allele presentano un rischio più elevato di sviluppare demenza rispetto agli uomini con lo stesso assetto genetico. Questo suggerisce una possibile interazione tra fattori genetici e ormonali, che potrebbe amplificare la vulnerabilità femminile.

Fattori clinici e sociali associati al rischio cognitivo

Infine, è importante considerare che questi fattori biologici interagiscono con elementi clinici e sociali, come la maggiore prevalenza di:

  • condizioni depressive;
  • la possibile riduzione delle reti sociali in età avanzata;
  • la maggiore probabilità di vivere da sole nelle fasi tardive della vita.

Tutti elementi che possono influenzare indirettamente il rischio cognitivo.

Ulteriori fattori di rischio della demenza femminile

Oltre ai già citati, alcuni fattori incidono in modo particolare sulle donne e sono stati associati a un aumento del rischio cognitivo:

  • la menopausa precoce riduce anticipatamente la protezione ormonale.
  • la depressione e l’isolamento sociale;
  • le malattie cardiovascolari, spesso sottodiagnosticate nel sesso femminile, ma fortemente correlate alla salute cerebrale;
  • disturbi del sonno (meno di 6 ore per notte);
  • osteoporosi;
  • riduzione della vista. 

Le donne, inoltre, tendono a mostrare una progressione più rapida dalle fasi iniziali a quelle conclamate della malattia rispetto agli uomini.

 

I sintomi iniziali della demenza da riconoscere

I segnali precoci della demenza femminile possono essere sfumati e spesso confusi con normali cambiamenti legati all’età. Tra i principali:

  • perdita di memoria recente, con difficoltà a ricordare eventi appena accaduti;
  • difficoltà nel linguaggio, come il trovare parole o seguire conversazioni;
  • disorientamento spazio-temporale;
  • cambiamenti del comportamento, come irritabilità, apatia o ritiro sociale.

“In questa fase può comparire anche il Disturbo Soggettivo di Memoria (SCD), una condizione in cui la persona percepisce un peggioramento cognitivo pur in presenza di test nella norma. 

Sebbene spesso legato a stress, insonnia o depressione, in una parte dei casi può rappresentare un campanello d’allarme: quando associato a difficoltà attentive, il rischio di evoluzione verso forme neurodegenerative risulta più elevato” afferma la professoressa Salsone.

 

L'importanza della diagnosi precoce della demenza femminile

La diagnosi precoce è fondamentale per rallentare l’evoluzione della malattia. Gli strumenti principali includono:

  • test neuropsicologici per valutare memoria, attenzione e linguaggio;
  • imaging cerebrale, come risonanza magnetica e PET;
  • valutazione multidisciplinare tra neurologi, neuropsicologi e altri specialisti.

“Intercettare precocemente condizioni come il Disturbo Soggettivo di Memoria consente di individuare soggetti a rischio e impostare strategie preventive mirate” spiega la neurologa.

 

Come prevenire la demenza con lo stile di vita

Secondo le evidenze più recenti, fino al 45% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto agendo sui fattori di rischio modificabili. Le principali strategie includono:

  • attività cognitiva e sociale costante;
  • alimentazione mediterranea;
  • controllo di pressione, diabete e colesterolo;
  • attività fisica regolare;
  • qualità del sonno adeguata.

La prevenzione è più efficace se iniziata precocemente, anche molti anni prima della comparsa dei sintomi clinici.