
Come riconoscere e diagnosticare le demenze: a Villa Erbosa un servizio dedicato
PUBBLICATO IL 28 GENNAIO 2026
La demenza è una condizione complessa che coinvolge non solo la persona che ne è colpita, ma anche la sua famiglia e la rete di cura. Riconoscerla precocemente e avviare un corretto percorso diagnostico è fondamentale per impostare percorsi adeguati, rallentare dove possibile la progressione dei sintomi e migliorare la qualità di vita.
Ma che cosa si intende con demenza, come si manifesta e come si arriva a una diagnosi? Ne parliamo con la professoressa Anna Cantagallo, neurologa, e la dottoressa Raffaela Camiscia, neuropsicologa, presso Villa Erbosa a Bologna, dove è presente un servizio dedicato alle demenze, in solvenza.
Che cos’è la demenza
Con il termine demenza si indica una condizione caratterizzata da un disturbo delle funzioni cognitive, come:
- memoria;
- attenzione;
- linguaggio;
- orientamento;
- capacità di ragionamento;
- comportamento.
“La demenza presenta alcune caratteristiche fondamentali - affermano le specialiste -. I deficit:
- sono multipli e non isolati;
- hanno un impatto significativo sull’autonomia nella vita quotidiana;
- sono stabili nel tempo e riguardano funzioni che in precedenza erano normalmente sviluppate”.
Come si classificano le demenze
Le principali forme di demenza si distinguono in:
- demenze neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer, la demenza a corpi di Lewy e le demenze fronto-temporali;
- demenza vascolare, legata a patologie della circolazione cerebrale.
Il deterioramento cognitivo lieve
Negli ultimi anni, accanto al concetto di demenza, si è affermato anche quello di deterioramento cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI). In questa condizione i disturbi cognitivi sono presenti, ma non compromettono in modo significativo l’indipendenza della persona.
“In oltre il 50% dei casi, tuttavia, l’MCI rappresenta una fase iniziale di demenza: identificarlo precocemente consente di attuare interventi preventivi utili a rallentare l’evoluzione della malattia. È importante sottolineare, però, che non tutte le persone con MCI evolvono verso una demenza, ma necessitano comunque di monitoraggio specialistico” specificano le dottoresse.
I sintomi della demenza
L’esordio più frequente della demenza riguarda la memoria, in particolare la difficoltà a formare nuovi ricordi, mentre le memorie più remote possono rimanere inizialmente conservate.
Con il tempo possono comparire:
- disturbi dell’orientamento temporale e spaziale;
- difficoltà nel linguaggio;
- difficoltà nel riconoscere persone o oggetti;
- difficoltà nel pianificare attività complesse.
“Progressivamente, questi deficit incidono sulle capacità funzionali. Può diventare difficile gestire la casa, assumere correttamente i farmaci, cucinare, usare il denaro o muoversi in autonomia. Nelle fasi avanzate possono essere compromesse anche la deambulazione e le abilità motorie” indicano le due esperte.
Accanto ai disturbi cognitivi, sono frequenti anche sintomi comportamentali e psicologici, come:
- apatia;
- depressione;
- irritabilità;
- agitazione;
- allucinazioni e deliri.
I sintomi iniziali nelle diverse forme di demenza
In alcune forme di demenza, i sintomi iniziali però non riguardano la memoria:
- nella demenza a corpi di Lewy sono comuni le allucinazioni visive e i disturbi del movimento;
- nelle demenze fronto-temporali prevalgono i cambiamenti della personalità e del comportamento;
- nella demenza vascolare sono tipiche le difficoltà esecutive, l’andatura instabile e un decorso “a gradini”.
Cosa fare e a chi rivolgersi in caso di sospetta demenza
In presenza di segnali sospetti è importante non sottovalutare i sintomi e rivolgersi tempestivamente a uno specialista.
È il neurologo il medico di riferimento per la diagnosi di demenza e lavora in stretta collaborazione con il neuropsicologo, che valuta in modo approfondito le funzioni cognitive.
Il servizio dedicato alle demenze di Villa Erbosa
Presso Villa Erbosa è presente un Servizio di Diagnosi e trattamento dei Disturbi Neurodegenerativi che offre, in solvenza, un percorso multidisciplinare centrato sulla persona e sul suo contesto di vita.
“L’obiettivo non è solo formulare una diagnosi, ma accompagnare il paziente e la famiglia in ogni fase del percorso, fornendo informazioni chiare, supporto e indicazioni operative” aggiungono la professoressa Cantagallo e la dottoressa Camiscia.
Come avviene la diagnosi
Visita neurologica ed esame obiettivo
Durante la prima visita neurologica, viene eseguito l’esame obiettivo neurologico, cioè la valutazione clinica completa del sistema nervoso. “Questo include:
- l’osservazione dello stato mentale, del linguaggio e del comportamento;
- la valutazione dei nervi cranici, della forza muscolare, della coordinazione, dell’equilibrio, della sensibilità e dei riflessi.
È un passaggio fondamentale per orientare la diagnosi e monitorare l’evoluzione nel tempo” spiega la professoressa Cantagallo.
In sede di prima visita vengono anche eseguite la raccolta anamnestica e la revisione degli esami già disponibili.
La valutazione neuropsicologica
Il neuropsicologo svolge, quindi, un colloquio approfondito e una valutazione delle funzioni cognitive.
“La valutazione neuropsicologica prevede test standardizzati di:
- memoria;
- attenzione;
- linguaggio;
- funzioni esecutive;
- abilità visuo-spaziali.
Un aspetto centrale è il coinvolgimento del familiare, indispensabile per ricostruire la storia dei sintomi e valutare l’impatto sulla vita quotidiana” afferma la dottoressa Camiscia.
Gli esami strumentali e i test biochimici
Per giungere a una possibile diagnosi di deterioramento cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI) o demenza, la visita neurologica e la valutazione neuropsicologica devono essere integrate da approfondimenti che permettono di osservare la struttura del cervello e il suo stato di salute generale, come:
- neuroimaging: “La Risonanza Magnetica (RM) dell'encefalo è l'esame principale per osservare l'eventuale presenza di atrofia in aree specifiche (come l'ippocampo) o segni di sofferenza vascolare. In alternativa, la Tomografia Computerizzata (TC) è utile per escludere altre cause di declino cognitivo, come cerebrolesioni o idrocefalo”;
- esami di laboratorio, in particolare test biochimici, volti a identificare cause reversibili di deficit cognitivo, come squilibri metabolici, carenze vitaminiche (ad esempio, del gruppo B12) o disfunzioni tiroidee.
Quanto tempo serve per arrivare a una diagnosi certa
“I risultati di tutte le prestazioni vengono discussi collegialmente dall’équipe e restituiti alla famiglia in un colloquio dedicato, durante il quale la diagnosi viene spiegata in modo comprensibile e trasformata in un progetto di cura concreto” indicano le specialiste.
Grazie all’organizzazione multidisciplinare presso Villa Erbosa, l’intero iter diagnostico può concludersi mediamente entro 2–4 settimane. Tuttavia, i tempi possono variare in base alla complessità del quadro clinico e agli approfondimenti necessari.
Cosa succede dopo la diagnosi di demenza
“La diagnosi non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di presa in carico. Dopo la valutazione vengono proposti:
- training cognitivi personalizzati, individuali o di gruppo;
- supporto psicologico per il paziente;
- sostegno e psicoeducazione per i caregiver, per affrontare il carico emotivo e pratico dell’assistenza;
- follow-up periodici, semestrali o annuali, per monitorare l’evoluzione e adattare gli interventi.
Un approccio continuativo e integrato consente di preservare il più possibile l’autonomia, sostenere la famiglia e migliorare la qualità di vita nel tempo” concludono la professoressa Cantagallo e la dottoressa Camiscia.
Informazioni e contatti del Servizio di Villa Erbosa
Per maggiori informazioni sul Servizio di Diagnosi e trattamento dei Disturbi Neurodegenerativi di Villa Erbosa è possibile contattare il numero: 051-6315000



