Microbiota intestinale e obesità: in che modo sono correlati?

Microbiota intestinale e obesità: in che modo sono correlati?

PUBBLICATO IL 25 GIUGNO 2026

Microbiota intestinale e obesità: in che modo sono correlati?

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Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il controllo del peso corporeo. L'obesità e il sovrappeso non sono più considerati semplicemente il risultato di un'equazione matematica tra calorie introdotte e calorie bruciate. Ultimamente numerosi studi concentrano l’attenzione sul nostro intestino, più nello specifico sul microbiota intestinale, ovvero l'insieme di miliardi di microrganismi (principalmente batteri) che popolano il nostro intestino. 

Ma in che modo questa immensa comunità batterica dialoga con il nostro corpo influenzando la bilancia? Scopriamolo insieme con l’aiuto della dottoressa Federica Grandi,  dietista del Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica e del Centro di Cura dei Disturbi dell’Alimentazione del Policlinico San Pietro.

 

Come il microbiota intestinale può influenzare il peso

Il microbiota intestinale non è un semplice "ospite" passivo, ma un vero e proprio organo metabolico supplementare. Spiega la dottoressa Grandi: “La sua composizione può determinare la tendenza a ingrassare o a mantenere il peso forma attraverso diverse vie biologiche:

  • regolazione del metabolismo. I batteri intestinali sono in grado di fermentare i carboidrati non digeribili (come le fibre), producendo acidi grassi a catena corta (SCFA), come acetato, propionato e butirrato. Questi composti molecolari fungono da segnali energetici per il nostro organismo;
  • segnali di fame e sazietà. Il microbiota comunica direttamente con il sistema nervoso centrale e l'apparato endocrino. Modulando la produzione di ormoni intestinali (come la Grelina e il peptide YY), i batteri possono inviare segnali al cervello per dirci quando è il momento di smettere di mangiare o, al contrario, per stimolare l'appetito”.

 

Disbiosi intestinale e obesità: qual è il legame?

Per funzionare al meglio, il microbiota ha bisogno di eubiosi, ovvero di uno stato di equilibrio e di grande biodiversità batterica. Quando questo equilibrio si rompe, si parla di disbiosi. 

Ma cos'è la disbiosi? “È un'alterazione qualitativa e quantitativa della flora batterica intestinale, caratterizzata dalla perdita di specie benefiche e dalla proliferazione di batteri potenzialmente nocivi - osserva la dietista -. 

Numerosi studi hanno dimostrato che le persone con obesità presentano spesso un profilo di disbiosi ben definito, frequentemente caratterizzato da un alterato rapporto tra 2 grandi famiglie di batteri: i Firmicutes e i Bacteroidetes

Un'alta presenza di Firmicutes è tipicamente associata a una condizione di obesità. Oggi quello che si sa è che lo stile di vita legato all’obesità, ovvero sedentarietà, alimentazione ricca di alimenti processati, zuccheri e grassi saturi, causa un eccesso di Firmicutes. Non è però ancora certo se alti livelli di questa famiglia di batteri possano favorire direttamente l’obesità. L’ipotesi, che gli studi scientifici stanno indagando, è che lo stato infiammatorio derivante dall’eccesso di Firmicutes determini un aumento dello stato infiammatorio sistemico e quindi esponga più facilmente a obesità, condizione in cui la componente infiammatoria gioca un ruolo importante”. 

Inoltre, la disbiosi danneggia la barriera intestinale, causando il passaggio di tossine nel sangue: questo innesca un'infiammazione cronica di basso grado, una condizione strettamente legata all'insulino-resistenza e all'accumulo di grasso viscerale.

 

Probiotici e prebiotici possono aiutare nella gestione del peso?

Spiega la specialista: “Si, ma non in modo diretto.

I probiotici (microrganismi vivi che conferiscono benefici all'ospite) e i prebiotici (fibre alimentari che nutrono i batteri ‘buoni’) possono aiutare a riequilibrare il microbiota alterato.

Alcuni ceppi specifici di probiotici (come alcune varianti di Lactobacillus gasseri o Bifidobacterium) hanno mostrato risultati promettenti nel favorire la riduzione del grasso viscerale e nel migliorare il profilo metabolico.

Attenzione però, l'assunzione di integratori è efficace solo se inserita in un percorso globale di cambiamento e miglioramento dello stile di vita. Non possono sostituire gli effetti di una dieta bilanciata e di una regolare attività fisica” avverte la dottoressa Grandi.

 

Alimentazione e microbiota: cosa mangiare e cosa evitare?

La dieta è lo strumento più potente che abbiamo per "coltivare" un microbiota sano.

Cosa includere nella dieta:

  • fibre e carboidrati complessi: verdura, frutta, legumi e cereali integrali sono il cibo preferito dei batteri buoni;
  • alimenti fermentati: yogurt bianco naturale, kefir e alcune verdure o bevande fermentate (che non sono tipiche della nostra cultura) come i crauti e kombucha, apportano direttamente ceppi batterici vivi;
  • polifenoli, cioè sostanze antiossidanti contenute in frutti rossi, cacao, tè verde e olio extravergine d'oliva, che favoriscono la crescita di batteri buoni.

Cosa limitare nella dieta:

  • zuccheri raffinati e dolcificanti artificiali che nutrono i batteri infiammatori e possono alterare negativamente la tolleranza al glucosio;
  • cibi ultra-processati e grassi saturi di scarsa qualità che danneggiano la barriera intestinale e riducono drasticamente la biodiversità del microbiota.

Stile di vita, microbiota e obesità

“Non è solo ciò che mettiamo nel piatto a influenzare i nostri batteri - continua l’esperta -. Il microbiota è estremamente sensibile allo stile di vita generale:

  • sonno: la privazione del sonno altera i ritmi circadiani, favorisce la disbiosi e alcuni studi suggeriscono che possa aumentare il desiderio di cibi ipercalorici nella quotidianità;
  • stress: lo stress cronico altera la permeabilità intestinale e modifica la composizione della flora batterica, promuovendo l'accumulo di tessuto adiposo, specialmente nella zona addominale (grasso viscerale);
  • attività fisica: lo sport regolare aumenta la produzione di acidi grassi a catena corta e favorisce la proliferazione di specie batteriche associate alla salute metabolica”.

 

Quando rivolgersi al medico e a quale specialista?

Se si riscontra discomfort gastrointestinale, come gonfiore, irregolarità intestinale e digestione lenta, o se si sospetta che il proprio microbiota sia "alterato", il fai-da-te è fortemente sconsigliato.

È fondamentale rivolgersi a uno specialista della nutrizione (dietologo, dietista) o al gastroenterologo. Solo un professionista può aiutare a: 

  • valutare lo stato di salute dell’intestino; 
  • consigliare eventuali test specifici per valutare la composizione del microbiota; 
  • strutturare un piano terapeutico (con integratori) e alimentare personalizzato, capace di ripristinare l'equilibrio intestinale e aiutare a raggiungere uno stato di benessere duraturo.

 

L’offerta di cura del Policlinico San Pietro 

Il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica del Policlinico San Pietro si occupa della diagnosi e cura di tutte le patologie della nutrizione offrendo un’assistenza in caso di sovrappeso, obesità, disturbi del comportamento alimentare, diabete mellito, patologie gastrointestinali (colon irritabile, celiachia, reflusso gastroesofageo), allergie alimentari.... 

L’approccio è di tipo multidisciplinare caratterizzato dalla presenza di più figure specialistiche: medico dietologo, dietista, nutrizionista. 

In caso di disbiosi, se l’obiettivo è riequilibrarlo attraverso una corretta alimentazione, si può prenotare una prima visita con dietologo o dietista/biologo nutrizionista in regime privato, o in alternativa con il gastroenterologo, attraverso i seguenti canali: