
Calcificazioni tendinee: cosa sono e come si curano
PUBBLICATO IL 23 GIUGNO 2026
Le calcificazioni tendinee possono essere causa di un dolore subdolo o acuto e duraturo, in grado di limitare pesantemente i movimenti quotidiani e le attività sportive. Spesso i sintomi vengono confusi con quelli di altre patologie, portando a una diagnosi tardiva e, di conseguenza, a un trattamento ritardato.
Per comprendere meglio questa patologia, abbiamo intervistato il Prof. Alberto Aliprandi, Responsabile dell’UOC Servizio di Diagnostica per Immagini degli Istituti Clinici Zucchi, che ci ha spiegato cosa sono le calcificazioni, perché si formano e come si curano oggi in modo mini-invasivo.
Cosa sono le calcificazioni tendinee?
“Le calcificazioni tendinee sono depositi di calcio che si formano all’interno di un tendine - spiega il Prof. Aliprandi -. In pratica, nel tessuto tendineo si accumula materiale calcifico che può rimanere silente per lungo tempo. Una volta che il processo si attiva, provoca dolore e una severa infiammazione del tendine.
La spalla è, senza dubbio alcuno, l’area più colpita”. Altre localizzazioni comuni sono:
- il gomito;
- il tendine d’Achille;
- le inserzioni glutee;
- il tendine del retto anteriore della coscia (seppur più raramente).
Perché si formano?
È una delle domande più frequenti da parte dei pazienti, ma la risposta medica non è immediata. “Le cause precise delle calcificazioni tendinee non sono ancora completamente chiarite - precisa il Prof. Aliprandi -.
Sappiamo però che esistono diversi fattori predisponenti. Tra questi rientrano:
- il sovraccarico funzionale del tendine;
- fattori ormonali;
- forme idiopatiche;
- alterazioni legate all’età;
- una minore vascolarizzazione del tessuto tendineo o
- la conversione di elementi cellulari.
Una reale e unica causa non è ancora stata identificata. La loro comparsa avviene generalmente tra i 30 e i 60 anni e sembra interessare maggiormente le donne”.
Il sintomo cardine resta il dolore. La calcificazione “vive” all'interno del tendine attraversando 4 fasi biologiche, dalla maturazione fino alla fase più acuta. Quest'ultima coincide spesso con il momento della pre-rottura: si tratta di un processo naturale del corpo, ma caratterizzato da un carico infiammatorio e doloroso molto elevato.
Perché non basta “aspettare che passi”
È fondamentale comprendere che l'evoluzione naturale della calcificazione è rappresentata dalla sua rottura spontanea. Questo evento determina una lesione del tendine, con l'espulsione del materiale calcifico al di fuori dello stesso. La crescita della calcificazione nel tendine e la sua successiva rottura sono i veri motivi del dolore.
Una volta che la rottura è avvenuta, il riassorbimento naturale del materiale da parte dell'organismo può richiedere un arco temporale che va dagli 8 ai 12 mesi, un periodo troppo lungo per essere affrontato senza supporto medico.
La corretta diagnosi: quali esami fare?
Per una scelta terapeutica efficace, la corretta selezione dell'imaging è fondamentale. L'iter standard prevede:
- radiografia (RX): è sempre mandatoria come primo esame. Permette una valutazione complessiva delle strutture ossee e l'identificazione dei depositi. Tuttavia, le calcificazioni “più giovani”, avendo una bassa densità, possono talvolta non essere riconoscibili ai raggi X;
- ecografia muscolotendinea: è l'esame chiave per identificare le calcificazioni, localizzarne la sede esatta nel tendine, misurarne l’estensione e valutarne la struttura (distinguendole in molli, intermedie o dure). Questa distinzione è cruciale: le calcificazioni più vecchie inglobano le fibre tendinee, diventano estremamente dure e danneggiano maggiormente il tendine, rendendo il trattamento più complesso. Le calcificazioni giovani, invece, dislocano le fibre con un minor danno e una prognosi decisamente migliore. Questo è un altro motivo importante per non attendere;
- Risonanza Magnetica (RM): non rappresenta la diagnostica di primo livello per questa specifica patologia. Nelle calcificazioni giovani e idratate, l'interpretazione può essere complessa e confusa con una lesione tendinea; in quelle più vecchie e piccole, il segnale può confondersi con il normale tessuto del tendine (risultando entrambi neri all'immagine). La Risonanza Magnetica si rivela però un'ottima metodica complementare per escludere altre possibili fonti di dolore non visibili all'ecografia.
La litoclasia ecoguidata per curare le calcificazioni tendinee
“La buona notizia è che oggi, nella maggior parte dei casi, non è necessario ricorrere alla chirurgia. L'intervento chirurgico artroscopico è un'opzione residuale, presa in considerazione solo nei quadri molto estesi (che coinvolgono più tendini) o quando le terapie conservative e mini-invasive non hanno dato risultati soddisfacenti.
Per le forme più piccole e poco sintomatiche, l'approccio iniziale si basa su:
- fisioterapia e percorsi riabilitativi mirati;
- onde d’urto;
- terapia farmacologica.
Quando invece la calcificazione è sintomatica, integra e occupa una percentuale discreta del tendine, la scelta d'elezione oggi più seguita è il lavaggio della calcificazione: la litoclasia percutanea ecoguidata.
“Si tratta di una procedura mini-invasiva e indolore, eseguita in ambiente idoneo come le salette chirurgiche - spiega il Prof. Aliprandi -.
Sotto guida ecografica e in anestesia locale, utilizzando aghi molto sottili, l'operatore aspira il materiale calcifico e frammenta il residuo. Non è necessario il ricovero e il post-trattamento è molto confortevole: il paziente esce ad arto libero, potendo muovere il braccio fin da subito nel rispetto di alcune semplici regole comportamentali, a differenza della rigida immobilizzazione richiesta dopo un'artroscopia”.
Il percorso post-trattamento e la riabilitazione
Dopo 15 giorni dalla procedura si esegue un controllo clinico e si inizia la rieducazione fisioterapica. Questo passaggio è essenziale per restituire la corretta mobilità e il giusto equilibrio di forza muscolare, fattori indispensabili per prevenire ricadute.
A distanza di 5-6 mesi si effettua un'ecografia di controllo finale. Questo tempo è dettato dai tempi biologici di guarigione del tendine, uguali per tutti. I dati clinici dimostrano che l'iter integrato (visita, imaging, litoclasia e fisioterapia) permette di ottenere la restitutio ad integrum (la completa guarigione) del tendine in circa l'85% dei casi.
Diagnosi e cura delle calcificazioni tendinee agli Istituti Clinici Zucchi di Monza
Presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza è attivo un percorso completo per la diagnosi e la cura delle calcificazioni tendinee, realizzato dall'Equipe del Servizio di Diagnostica per Immagini, guidata dal Prof. Alberto Aliprandi.
Il servizio unisce l'eccellenza della diagnostica avanzata all'esperienza nell'esecuzione della litoclasia percutanea ecoguidata, garantendo al paziente un approccio personalizzato, dalla prima valutazione fino alla riabilitazione fisioterapica.
I servizi di diagnostica per le calcificazioni tendinee (Radiografia, Ecografia, Risonanza Magnetica) e le visite cliniche sono disponibili sia in regime con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), sia in regime privato (solvente).
Il trattamento specifico di litoclasia percutanea ecoguidata è invece erogato esclusivamente in regime privato (solvente).
Per prenotazioni e maggiori informazioni è possibile consultare la pagina del servizio dedicata, disponibile qui: Servizio di Diagnostica per Immagini - Istituti Clinici Zucchi Monza.



