
Osteoporosi: come prevenirla e ridurre il rischio di fratture da fragilità
PUBBLICATO IL 16 GIUGNO 2026
L’osteoporosi è una malattia dello scheletro caratterizzata da una progressiva riduzione della quantità e della qualità dell’osso. Questa condizione rende le ossa più fragili e aumenta il rischio di fratture da fragilità, cioè fratture che possono verificarsi anche dopo traumi minimi, come una caduta banale o un movimento quotidiano.
L’osteoporosi è una patologia molto diffusa, che colpisce circa 5 milioni di persone in Italia. è più frequente soprattutto con l’avanzare dell’età e nelle donne dopo la menopausa, ma può interessare anche gli uomini e le persone più giovani in presenza di specifici fattori di rischio. Il suo aspetto più insidioso è che spesso non provoca sintomi evidenti fino alla comparsa di una frattura. Per questo, viene spesso definita una “malattia silenziosa”.
Ne parliamo con il Dott. Cesare Guanziroli, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Generale e Subacuti dell’Istituto Clinico Villa Aprica di Como.
Cos’è l’osteoporosi
L’osteoporosi è una malattia osteometabolica in cui l’osso diventa meno resistente, meno mineralizzato e con una microarchitettura più fragile. In pratica, l’osso perde densità e qualità, diventando più esposto al rischio di rottura.
“Il problema è che, nella fase iniziale, non dà dolore: questo compare quando si verifica la frattura - spiega il Dr. Guanziroli -. Una persona può quindi avere un osso molto fragile senza avvertire dolore, fastidi o segnali specifici. La malattia può rimanere silente per anni e manifestarsi improvvisamente con una frattura vertebrale, del femore, del polso o di altre sedi scheletriche”.
L’incidenza aumenta con l’età e interessa in modo particolare le donne in post-menopausa, che rappresentano oltre l’80% dei pazienti. La scarsa consapevolezza della malattia rappresenta un ulteriore problema: molti pazienti non sanno di avere l’osteoporosi fino alla comparsa di una complicanza.
“Proprio perché spesso non dà segnali, l’osteoporosi è una condizione su cui bisogna lavorare soprattutto in prevenzione: occorre individuare le persone a rischio e intervenire prima che l’osso ceda”, sottolinea lo specialista.
Cosa sono le fratture da fragilità
Le fratture da fragilità sono fratture che si verificano in seguito a traumi a bassa energia, cioè eventi che normalmente non provocherebbero la rottura di un osso sano. Possono comparire, ad esempio, dopo:
- una caduta dalla propria altezza;
- un piccolo urto;
- un movimento apparentemente innocuo.
Le sedi più frequentemente coinvolte sono:
- vertebre;
- femore;
- polso;
- omero;
- bacino.
Tra queste, la frattura del femore è una delle più gravi, soprattutto nella popolazione anziana, perché può avere conseguenze importanti sull’autonomia, sulla mobilità e sulla qualità di vita. Dopo una frattura, il paziente può andare incontro a immobilità, perdita di forza muscolare, difficoltà nel recupero funzionale e maggiore rischio di nuove cadute.
Anche le fratture vertebrali da osteoporosi sono molto rilevanti: possono manifestarsi con dolore alla schiena, riduzione dell’altezza, incurvamento della colonna oppure essere scoperte casualmente durante accertamenti eseguiti per altri motivi.
Per questo, dopo una frattura da fragilità, è importante non limitarsi al trattamento dell’evento acuto, ma avviare un percorso di valutazione dell’osteoporosi e del rischio di nuove fratture.
Fattori di rischio
L’osteoporosi è più frequente nelle donne dopo la menopausa, a causa della riduzione degli estrogeni, cioè gli ormoni che svolgono un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio del metabolismo osseo. Tuttavia, questa malattia non riguarda solo la popolazione femminile. Tra i principali fattori di rischio dell’osteoporosi rientrano:
- menopausa precoce;
- familiarità per osteoporosi o fratture da fragilità;
- costituzione molto magra;
- disturbi del comportamento alimentare in età giovanile;
- scarso raggiungimento del picco di massa ossea;
- malattie endocrine, come alterazioni della tiroide o del cortisolo;
- diabete;
- malattie da malassorbimento;
- alcune patologie ematologiche;
- fumo;
- alimentazione squilibrata;
- carenza di calcio e vitamina D;
- scarsa attività fisica;
- immobilizzazione prolungata;
- terapie prolungate con farmaci che possono indebolire l’osso.
“Quando si fa diagnosi di osteoporosi è importante escludere prima di tutto le forme secondarie, cioè quelle legate ad altre patologie. In alcuni casi, infatti, non bisogna curare solo l’osteoporosi, ma anche e soprattutto la causa che la determina”, precisa lo specialista.
Diagnosi dell’osteoporosi: quando fare la MOC
La diagnosi dell’osteoporosi si basa su:
- valutazione dei fattori di rischio;
- storia clinica del paziente,
- eventuale presenza di fratture pregresse;
- esami specifici.
L’esame di riferimento è la MOC, mineralometria ossea computerizzata, che consente di misurare la densità minerale ossea e valutare la presenza di osteopenia, cioè una riduzione della densità ossea meno severa rispetto all’osteoporosi, o osteoporosi.
La MOC può essere indicata nelle donne dopo la menopausa, soprattutto in presenza di fattori di rischio, ma può essere anticipata anche in persone più giovani quando sono presenti condizioni particolari, come:
- malattie endocrine;
- disturbi alimentari pregressi;
- familiarità importante;
- terapie prolungate con farmaci che possono indebolire l’osso;
- presenza di patologie associate a perdita di massa ossea.
Ripetere la MOC nel tempo, secondo indicazione medica, permette di monitorare l’andamento della densità ossea e capire se la perdita di osso è stabile o progressiva.
Come prevenire l’osteoporosi e le fratture da fragilità
La prevenzione dell’osteoporosi comincia dallo stile di vita, con alcune regole base:
- attività fisica regolare;
- alimentazione equilibrata, con adeguato apporto di calcio;
- adeguati livelli di vitamina D;
- attenzione al rischio di caduta.
L’attività fisica contro l’osteoporosi
Il movimento è uno dei pilastri principali della prevenzione: “Il movimento fisico stimola l’osso. Il muscolo si attacca all’osso e, quando lavora, produce forze che stimolano gli osteoblasti, cioè le cellule che producono nuovo tessuto osseo”, spiega il Dott. Guanziroli.
Nelle persone anziane, l’attività fisica ha un doppio beneficio:
- aiuta a preservare la salute dell’osso;
- contribuisce a mantenere forza muscolare, equilibrio e coordinazione, riducendo il rischio di caduta.
La prevenzione delle cadute in casa
La prevenzione delle fratture passa infatti anche dalla prevenzione delle cadute. Un osso fragile si frattura più facilmente, ma il rischio aumenta ulteriormente se sono presenti:
- problemi di equilibrio;
- perdita di massa muscolare;
- ambienti domestici poco sicuri;
- farmaci che possono favorire sonnolenza e instabilità.
Per ridurre il rischio di cadute, soprattutto in casa, può essere utile:
- eliminare tappeti instabili e ostacoli lungo i corridoi;
- liberare i passaggi da arredi ingombranti;
- migliorare l’illuminazione degli ambienti, in particolare durante la notte.
Integrazione di Calcio e Vitamina D
Anche calcio e vitamina D sono essenziali. Il calcio rappresenta uno dei principali componenti del tessuto osseo, mentre la vitamina D favorisce l’assorbimento del calcio a livello intestinale e contribuisce al suo corretto utilizzo da parte dell’organismo.
“Prima di iniziare una terapia specifica per l’osteoporosi è necessario correggere eventuali carenze di calcio e vitamina D. Non avrebbe senso intervenire sull’osso senza fornire all’organismo ciò di cui ha bisogno per mantenerlo in salute”, chiarisce l’esperto.
L’eventuale supplementazione deve però essere sempre valutata dal medico, sulla base dell’età, degli esami del sangue e delle condizioni cliniche del paziente.
Come si cura l’osteoporosi: farmaci e trattamenti
La cura dell’osteoporosi dipende dalla gravità della condizione, dal rischio di frattura e dalle caratteristiche del paziente. In caso di osteopenia, il medico può consigliare interventi sullo stile di vita, correzione di eventuali carenze, attività fisica mirata e controlli periodici.
Quando invece viene diagnosticata un’osteoporosi o quando il paziente ha già avuto una frattura da fragilità, può essere necessario impostare una terapia farmacologica specifica.
La scelta della terapia dipende da diversi fattori, tra cui: età, sesso, valori della MOC, presenza di fratture pregresse, rischio di nuove fratture, eventuali cause secondarie, livelli di calcio e vitamina D e caratteristiche del metabolismo osseo.
Tra le terapie disponibili ci sono:
- farmaci che riducono il riassorbimento osseo, come i bisfosfonati;
- farmaci indicati nelle forme più severe o nei pazienti già fratturati.
In alcuni casi possono essere utilizzate strategie sequenziali, cioè trattamenti impostati in successione per ottimizzare la protezione dell’osso.
“L’obiettivo non è solo bloccare la perdita di osso, ma migliorare la qualità dell’osso che rimane e ridurre concretamente il rischio di frattura”, sottolinea il Dott. Guanziroli.
L’Ambulatorio per la valutazione dell’osteoporosi di Villa Aprica
Presso l’Istituto Clinico Villa Aprica di Como è attivo un ambulatorio per la valutazione dell’osteoporosi, dedicato ai pazienti con sospetta o accertata osteoporosi.
Durante la visita vengono valutati:
- i fattori di rischio individuali;
- la storia clinica del paziente;
- eventuali fratture pregresse;
- gli esami già eseguiti;
- necessità di ulteriori approfondimenti diagnostici.
In base al quadro clinico, possono essere richiesti esami ematochimici, indagini strumentali o controlli specifici utili a completare la valutazione.
Nei casi più complessi, o quando il quadro clinico richiede un approfondimento specialistico avanzato, i pazienti vengono indirizzati verso centri di secondo livello, così da garantire un percorso di cura appropriato e proporzionato alle necessità della persona.
L’ambulatorio è accessibile in regime di solvenza o SSN. Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.



