
Sindrome del tunnel carpale: il percorso di diagnosi e cura all’IRCCS Ospedale San Raffaele
PUBBLICATO IL 13 FEBBRAIO 2026
Formicolii alle dita, dolore al polso soprattutto di notte e oggetti che scivolano dalle mani. Sono sintomi comuni e spesso trascurati, ma che potrebbero indicare un problema ben preciso, cioè la sindrome del tunnel carpale.
All’IRCCS Ospedale San Raffaele, è presente un percorso dedicato alla diagnosi e alla cura di questa patologia; ne parliamo con il dottor Mattia Carozzo, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia della Mano all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Cos’è la sindrome del tunnel carpale
La sindrome del tunnel carpale è una condizione causata dalla compressione del nervo mediano nel suo passaggio attraverso il polso, all’interno di un canale ristretto chiamato, appunto, tunnel carpale.
Questo nervo origina dal plesso brachiale (nella regione del collo) e si sviluppa lungo tutto l’arto superiore fino alla mano ed è fondamentale sia per la sensibilità sia per i movimenti di alcune dita della mano, in particolare quelli del pollice, dell’indice e del medio.
La compressione del nervo mediano può essere dovuta a cause differenti, ma le principali sono:
- movimenti ripetitivi del polso o della mano;
- uso scorretto dell’articolazione;
- fattori anatomici come l’ispessimento dei tendini e legamenti di quella parte del polso;
- condizioni infiammatorie che riducono lo spazio all’interno del tunnel.
I sintomi più comuni della sindrome del tunnel carpale
“I sintomi della sindrome del tunnel carpale si sviluppano in modo progressivo, non vi è quindi, quasi mai, una comparsa acuta” spiega il dottor Carozzo.
Tra quelli più frequenti troviamo:
- formicolio o intorpidimento delle dita pollice, indice e medio;
- dolore notturno, che spesso porta il paziente a svegliarsi;
- debolezza nella presa;
- difficoltà a compiere movimenti di precisione;
- riduzione della massa muscolare alla base del pollice, ma solo nei casi più avanzati.
La diagnosi del tunnel carpale: il percorso diagnostico completo al San Raffaele
“Presso l’Ospedale San Raffaele, la presa in carico del paziente parte da una visita specialistica di chirurgia della mano - afferma il medico -. Durante l’incontro, vengono valutati in modo approfondito i sintomi riferiti dal paziente e i segni tipici della patologia con le eventuali relative ripercussioni sulla funzionalità della mano”.
Se ritenuto necessario, vengono richiesti alcuni esami diagnostici come:
- l’elettromiografia (EMG), che permette di verificare se e quanto il nervo è compresso;
- eventualmente un’ecografia, utile in casi particolari per studiare la compagine tissutale del nervo stesso e i tessuti a lui limitrofi, come le guaine infiammate dei tendini flessori delle dita.
“Queste indagini aiutano a stabilire la gravità del disturbo e orientano poi la scelta terapeutica successiva” spiega l’ortopedico.
Cura del tunnel carpale al San Raffaele: trattamento conservativo e intervento chirurgico
In base al quadro clinico, è possibile scegliere 2 approcci differenti per curare la sindrome del tunnel carpale:
- il trattamento conservativo, indicato per le forme iniziali o moderate;
- l’intervento chirurgico, utile nei casi più avanzati o resistenti alla terapia riabilitativa.
Il trattamento conservativo per il tunnel carpale
Il trattamento conservativo per la sindrome del tunnel carpale è indicato quando i sintomi non sono ancora severi e l’elettromiografia non mostra un danno così marcato del nervo mediano.
“In questa fase, è fondamentale il supporto del terapista della mano, che accompagna il paziente in un percorso personalizzato.
La prima cosa è la realizzazione di un tutore su misura, da indossare di notte. Questo tutore ha lo scopo di mettere in scarico l’apparato flessore delle dita per favorire la remissione del gonfiore infiammatorio delle guaine dei tendini e di tenere il polso in una posizione neutra, riducendo la pressione sul nervo mediano e favorendo il recupero” indica lo specialista.
In parallelo, il paziente inizia anche un ciclo di riabilitazione, che può comprendere:
- modifica dei movimenti scorretti che hanno favorito l’infiammazione;
- esercizi di neurogliding, ovvero tecniche mirate specificatamente a migliorare il movimento del nervo nel tunnel carpale;
- gestione di eventuali gonfiori o edemi nei tessuti.
In alcuni casi, il trattamento riabilitativo può essere potenziato con l’uso di integratori neurotrofici, a supporto del sistema nervoso, e terapie fisiche mirate per sostenere la rigenerazione del nervo e ridurre così l’infiammazione.
L’intervento chirurgico mininvasivo per il tunnel carpale
Quando i sintomi sono significativi, oppure non migliorano con la terapia conservativa, si può valutare con lo specialista il ricorso all’intervento chirurgico per trattare la sindrome del tunnel carpale.
“Presso la nostra struttura viene utilizzata una tecnica endoscopica mininvasiva, che consente di decomprimere il nervo attraverso una piccola incisione. Questo approccio ha diversi vantaggi:
- minor dolore post-operatorio;
- cicatrice ridotta;
- ripresa più veloce delle normali attività quotidiane.
Il recupero inizia fin da subito con un programma di mobilizzazione precoce, utile per evitare rigidità e favorire un ritorno rapido alla funzionalità” spiega il chirurgo della mano.
Il percorso personalizzato per la sindrome del tunnel carpale al San Raffaele
Uno dei punti di forza dell’Unità operativa di Chirurgia della Mano all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano è l’approccio personalizzato. Il chirurgo e il terapista della mano lavorano in stretta collaborazione per garantire al paziente un percorso completo e coordinato, dalla diagnosi alla cura.
Ogni caso viene valutato attentamente per proporre la soluzione più adatta, cercando di minimizzare i tempi di recupero e massimizzando invece l’efficacia del trattamento.
“La personalizzazione del percorso non riguarda solo la scelta tra terapia conservativa o chirurgica, ma anche tutti gli aspetti della riabilitazione: ogni programma è costruito sulle esigenze specifiche della persona, per restituirle nel più breve tempo possibile una mano funzionale e senza dolore” conclude il dottor Carozzo.



