
Spalla congelata: come riconoscerla e cosa fare
PUBBLICATO IL 02 APRILE 2026
La spalla congelata, o capsulite retrattile, è una condizione che causa dolore e progressiva perdita di mobilità articolare. Colpisce prevalentemente donne tra i 40 e i 60 anni e si risolve nella maggior parte dei casi in 12-24 mesi con trattamento adeguato.
Quando la spalla si blocca e anche i movimenti più semplici, come pettinarsi o infilarsi la giacca, diventano difficili, si è probabilmente in sua presenza. Il termine medico corretto per la spalla congelata è capsulite adesiva o capsulite retrattile della spalla. Non si tratta di una semplice infiammazione passeggera, ma un processo che coinvolge la capsula articolare e ne riduce gradualmente l’elasticità.
Ne parliamo con il dottor Francesco Ruffoni, responsabile dell'Unità Operativa di Chirurgia Protesica di spalla, anca e ginocchio dell’Istituto Clinico San Siro.
Cos’è la spalla congelata
La spalla è un’articolazione formata dall’incontro tra la testa dell’omero e la glena della scapola (la coppa ossea che contiene l’omero), racchiusa da una capsula articolare che ne garantisce stabilità e movimento.
Nella spalla congelata, questa capsula va incontro inizialmente a un’infiammazione, detta sinovite, seguita da un progressivo ispessimento e da un accorciamento delle fibre.
“In questo modo il volume dell’articolazione si riduce e i movimenti diventano sempre più limitati, sia quelli autonomi del paziente (attivi), sia quelli effettuati dal medico durante la visita (passivi) - afferma lo specialista. E specifica - non è quindi solo una spalla dolorosa, ma una condizione in cui dolore e rigidità sono entrambi elementi centrali del quadro clinico”.
Perché viene la spalla congelata
La spalla congelata è una patologia che interessa circa il 2-5% della popolazione generale, più spesso tra i 40 e i 60 anni, con prevalenza nel sesso femminile.
“Le cause non sono sempre chiaramente identificabili. In molti casi, infatti, la capsulite è definita idiopatica, cioè insorge senza un evento scatenante evidente” indica l’ortopedico.
Esistono però condizioni che aumentano il rischio di svilupparla come:
- il diabete mellito;
- le patologie tiroidee;
- microtraumatismi.
“In questi casi il decorso può essere più prolungato e talvolta più resistente al trattamento” aggiunge il dottor Ruffoni.
Può, inoltre, comparire anche dopo un periodo di immobilizzazione della spalla, ad esempio in seguito a un trauma, a un intervento chirurgico o a una frattura.
Quali sono i sintomi della spalla congelata
I sintomi principali sono:
- dolore;
- rigidità;
- limitazione del movimento.
“Il dolore è spesso il primo segnale. Può essere intenso, localizzato alla spalla e talvolta irradiato al braccio, con una caratteristica accentuazione notturna. In questa fase può non rispondere ai comuni analgesici” definisce lo specialista.
Con il passare del tempo, la rigidità diventa l’elemento predominante. “Movimenti quotidiani come allacciarsi il reggiseno o prendere un oggetto da uno scaffale alto diventano difficoltosi. - Aggiunge l’ortopedico – generalmente è la rotazione esterna il movimento più compromesso, ma progressivamente l’intera mobilità articolare si riduce”.
Un elemento distintivo è che la limitazione riguarda sia i movimenti attivi, sia quelli passivi, caratteristica che aiuta a distinguere la capsulite da altre patologie della spalla.
Le fasi della spalla congelata
L’evoluzione clinica si articola tipicamente in 3 fasi e l’intero decorso può durare dai 12 ai 24 mesi.
Fase di congelamento (fase dolorosa)
È dominata dal dolore, spesso notturno. Il paziente tende spontaneamente a muovere meno la spalla per evitare il fastidio, contribuendo involontariamente all’aumento della rigidità.
Fase congelata (fase di rigidità)
Il dolore può attenuarsi, ma la limitazione funzionale diventa marcata. Le attività quotidiane risultano compromesse e la mobilità della spalla è ridotta in modo evidente.
Fase di risoluzione (fase di recupero)
La mobilità migliora gradualmente. Il recupero può richiedere tempo e non sempre è completo, ma nella maggior parte dei casi si osserva un miglioramento significativo.
Può guarire da sola la spalla congelata?
La capsulite retrattile è generalmente una patologia che in molti casi tende a migliorare nel tempo anche senza interventi invasivi.
“Non significa però ignorare il problema. Un inquadramento precoce consente infatti di ridurre il dolore, limitare l’impatto funzionale e favorire un recupero più rapido. Inoltre, un trattamento adeguato nelle diverse fasi può prevenire un prolungamento dei sintomi o un recupero incompleto” delinea il dottor Ruffoni.
Diagnosi della spalla congelata: a chi rivolgersi
In presenza di dolore persistente e progressiva rigidità della spalla è opportuno rivolgersi a uno specialista ortopedico. La diagnosi è prevalentemente clinica, basata sulla valutazione della mobilità articolare, e diagnostica.
Oltre all’esame clinico, che riveste la maggiore importanza, è utile in alcuni casi la Risonanza Magnetica per valutare la spalla in maniera approfondita e i tendini della cuffia dei rotatori.
“Le radiografie standard, infatti, sono generalmente negative, ma possono essere utili per escludere altre condizioni. La risonanza magnetica può, invece, evidenziare ispessimento capsulare e riduzione del recesso ascellare, soprattutto nelle fasi iniziali.
È molto utile eseguire questi esami strumentali per distinguere la capsulite retrattile da patologie come le lesioni della cuffia dei rotatori o l’artrosi gleno-omerale, che richiedono un approccio terapeutico differente” indica il medico.
Cosa fare per la spalla congelata
Il trattamento è nella maggior parte dei casi conservativo e personalizzato in base alla fase della malattia.
Meglio caldo o freddo?
Nella fase iniziale, caratterizzata da dolore e infiammazione, l’applicazione di freddo può aiutare a ridurre la sintomatologia.
Nelle fasi successive, quando prevale la rigidità, il calore può favorire il rilassamento muscolare prima degli esercizi di mobilizzazione.
È comunque sempre consigliabile seguire le indicazioni dell’ortopedico.
Farmaci
I farmaci antinfiammatori, se prescritti da uno specialista, possono essere utilizzati per controllare il dolore, soprattutto nella fase iniziale.
“Anche le infiltrazioni intrarticolari di corticosteroidi risultano particolarmente efficaci nelle fasi precoci, contribuendo a ridurre l’infiammazione e a facilitare il recupero della mobilità, ma la loro indicazione deve essere sempre valutata dall’ortopedico” afferma Ruffoni.
Fisioterapia ed esercizi per la spalla congelata
La fisioterapia rappresenta poi uno dei pilastri del trattamento.
“È fondamentale che sia calibrata sulla fase clinica: una mobilizzazione troppo aggressiva nella fase dolorosa può peggiorare i sintomi, mentre un trattamento insufficiente nella fase di rigidità può prolungare il decorso.
Un programma riabilitativo strutturato, con esercizi di mobilizzazione e stretching, è molto utile e aiuta a recuperare gradualmente tutta l’escursione articolare” aggiunge l’ortopedico.
Approccio chirurgico
Nei casi in cui, dopo un adeguato periodo di trattamento conservativo, dovesse continuare una limitazione funzionale significativa, può essere presa in considerazione una procedura chirurgica, come la mobilizzazione in narcosi o la release capsulare artroscopica.
“L’artroscopia consente, infatti, di liberare selettivamente la capsula retratta e di ripristinare il volume articolare. I risultati sono generalmente soddisfacenti, soprattutto se seguiti da un protocollo riabilitativo mirato” conclude il dottor Ruffoni.



