Scompenso cardiaco: i sintomi iniziali e l’importanza di una diagnosi precoce

PUBBLICATO IL 29 SETTEMBRE 2023

Lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale negli over 65 con un’incidenza del 2/3% nella popolazione generale, che raggiunge fino al 10% se si prendono in considerazione le fasce di età più avanzata.

Una diagnosi precoce, che permette di iniziare tempestivamente un trattamento farmacologico, può cambiare significativamente la prognosi di questa patologia, come sottolineato dalla Dr.ssa Livia Diehl, specialista in Cardiologia della Casa di Cura La Madonnina, che aderisce alla Settimana del Cuore 2023 (25-29 settembre) e che ce ne illustra meglio i sintomi iniziali, spesso subdoli e sottovalutati.

 

Cosa si intende per scompenso cardiaco

“Lo scompenso cardiaco (più propriamente insufficienza cardiaca) è una sindrome clinica complessa che può dipendere da qualunque disturbo cardiaco strutturale o funzionale che pregiudichi la capacità del ventricolo di riempirsi o di espellere sangue”.

Una diagnosi precoce della malattia è fondamentale, perché oltre al deficit cardiaco vengono coinvolti anche altri organi quali rene, polmone e fegato.

 

Quali sono i sintomi iniziali dello scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco nelle sue fasi iniziali spesso si manifesta senza alcuni sintomi o con sintomi aspecifici che a volte possono non essere ricondotti direttamente alla patologia, fra cui:

  • facile affanno;
  • mancanza di fiato (dispnea): inizialmente dopo sforzi intensi, in seguito anche per sforzi più lievi fino ad arrivare alla dispnea a riposo nelle forme più avanzate;
  • stanchezza smodata (astenia);
  • tachicardia;
  • gonfiore (edema) a gambe e caviglie;
  • perdita di appetito;
  • tosse secca, stizzosa.

Soprattutto nei pazienti più giovani questi sintomi vengono spesso sottovalutati e trascurati o, in altre situazioni, attribuiti a malattie più generiche legate, per esempio, all’apparato gastro-intestinale.

 

Livelli di gravità dello scompenso cardiaco

La New York Heart Association ha individuato 4 livelli in cui può essere classificato lo scompenso cardiaco in base alla sua gravità:

  • Classe I: non si manifestano sintomi quando si svolge l’ordinaria attività fisica;
  • Classe II: l’ordinaria attività fisica crea dispnea e affaticamento;
  • Classe III: anche attività fisiche inferiori all’ordinario creano dispnea e affaticamento;
  • Classe IV: anche a riposo sono presenti dispnea e affaticamento.

 

Diagnosi dello scompenso cardiaco 

Soprattutto nelle fasi iniziali asintomatiche, una diagnosi di scompenso cardiaco è importante per poter effettuare una terapia adeguata e tempestiva. Per questo motivo, in presenza di sintomi quali dispnea e/o gonfiore alle caviglie che si può estendere agli arti inferiori è opportuno consultare uno specialista cardiologo.

Un’approfondita visita con anamnesi accurata (storia clinica personale e familiare del paziente, presenza di fattori rischio, esame obiettivo completo, elettrocardiogramma) permettono al cardiologo di avere le informazioni necessarie per decidere se sia necessario completare l’iter diagnostico con ulteriori accertamenti.

L’Elettrocardiogramma (ECG), che deve sempre essere eseguito durante una visita cardiologica, consente di valutare:

  • ritmo cardiaco (origine del ritmo, frequenza, eventuali aritmie iper o ipocinetiche);
  • disturbi elettrolitici;
  • presenza di ipertrofia ventricolare;
  • ischemia miocardica;
  • necrosi miocardica, nei casi più gravi.

Gli approfondimenti diagnostici che possono essere richiesti comprendono:

  • esami ematochimici (test del sangue): emocromo, funzione renale, funzione epatica, esame urine, CPK, pro BNP;
  • ecocardiogramma: gold standard per la valutazione della funzione cardiaca, degli apparati valvolari, delle dimensioni delle camere cardiache;
  • radiografie del torace;
  • angio TAC coronarica: per valutare lo stato delle arterie del cuore (coronarie);
  • RM cardiaca: esame molto sofisticato che può aggiungere ulteriori informazioni che non possono essere visualizzate con l’ecocardiogramma (eventuale fibrosi del miocardio, infiammazione miocardica in atto o pregressa).

 

Curare lo scompenso cardiaco

“Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica – sottolinea la dottoressa – che non interessa solo il cuore, ma coinvolge una serie di organi. Tuttavia, se diagnosticato e curato precocemente, grazie alle cure farmacologiche ed alla correzione dei fattori di rischio, può notevolmente cambiare la prognosi e la qualità di vita del paziente”.

Una semplice visita cardiologica può prevenire l’insorgenza dei primi sintomi e in alcuni casi impedire che si sviluppi un’insufficienza cardiaca (rivascolarizzazioni coronariche prima degli infarti, correzioni valvolari prima che si instaurino danni miocardici, etc).

Terapia Farmacologica

Il primo passo è quello della terapia farmacologica, attraverso l’utilizzo di una o più classi di farmaci combinate fra loro in un dosaggio personalizzato in base al quadro clinico del paziente. Lo scopo della terapia farmacologica è quello di:

  • contenere la sintomatologia (farmaci diuretici, digitalici);
  • agire sulla progressione della patologia (Betabloccanti, ACE-inibitori, sartani (ARBs), antialdosteronici, inibitori della neprilisina, gli antidiabetici inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio (SGLT2i i e SGLT1&2-i)).

Risincronizzatori cardiaci

Nel caso di disturbi di conduzione elettrica del cuore, oltre ai farmaci, può essere richiesto l’impianto sottocutaneo di dispositivi che vadano a risincronizzare l’attività cardiaca, come:

  • Pacemaker (CRT-P);
  • Defibrillatori impiantabili (CRT-D) per i casi più gravi.

Cardiochirurgia

In presenza di problematiche strutturali o nei casi più gravi di scompenso cardiaco può essere necessario, infine, il ricorso alla chirurgia, con interventi che vadano, ad esempio, a:

  • correggere, riparare difetti come quelli alle valvole cardiache;
  • eliminare un’occlusione coronarica (angioplastica coronarica o bypass coronarico);
  • impiantare dispositivi di Assistenza Ventricolare (VAD): delle pompe meccaniche definite comunemente ‘cuore artificiale’, che vanno a sostituire uno dei ventricoli. In genere, ad ogni modo, rappresentano una soluzione temporanea;
  • trapiantare da un donatore compatibile un cuore nuovo o parti di esso, come le valvole cardiache.

 

Stile di vita

Uno stile di vita sano è, ad ogni modo, fondamentale sia nella prevenzione, sia in caso di scompenso cardiaco diagnosticato. Le abitudini corrette che si possono seguire in questo caso sono:

  • limitare il consumo di sale da cucina;
  • ricorrere ad un’alimentazione varia ed equilibrata;
  • svolgere una moderata attività fisica aerobica quotidiana;
  • contenere l’assunzione di caffè, alcol e bevande eccitanti;
  • non fumare: il fumo riduce l’ossigenazione del sangue, quindi induce il cuore ad una maggiore attività;
  • monitorare la pressione arteriosa;
  • tenere il peso sotto costante controllo: un aumento inspiegabile di peso (es. 1/1.5 kg in un giorno) potrebbe indicare una ritenzione di liquidi;
  • monitorare l’assunzione di liquidi: dato il problema di ritenzione idrica determinato dallo scompenso cardiaco, il soggetto che ne soffre deve limitare il quantitativo di liquidi che assume  giornalmente tramite bevande e alimenti;
  • dormire adeguatamente;
  • evitare stress e sbalzi termici.
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Cause e fattori di rischio dello scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è causato generalmente da problematiche che determinano un malfunzionamento del cuore, come:

  • coronaropatie suscettibili di rivascolarizzazioni (stent coronarici, bypass aortcoronarici);
  • infarto del miocardio;
  • malattie del miocardio (cardiomiopatia dilatativa, cardiomiopatia ipertrofica, cardiomiopatia restrittiva);
  • valvulopatie;
  • aritmie;
  • infezioni (miocarditi).

A queste possono aggiungersi fattori di predisposizione come:

  • ipertensione;
  • diabete;
  • obesità;
  • dislipidemia (colesterolo e/o trigliceridi elevati);
  • familiarità positiva per cardiopatia ischemica o cardiomiopatie familiari.
Cura e Prevenzione